martedì, Settembre 21

Bce: Italia ancora rischio sanzioni

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Per l’Italia è importante assicurare il pieno rispetto dei requisiti del Patto di Stabilità e Crescita e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati. Lo scrive, senza troppe metafore, la BCE nel consueto bollettino mensile.
In Italia, si legge nel rapporto – «il documento programmatico di bilancio prevede un obiettivo di disavanzo del 2,6 per cento del pil nel 2015, meno severo rispetto all’obiettivo dell’1,8 per cento del pil stabilito nell’aggiornamento del programma di stabilità del 2014. Il progetto di bilancio prevede, fra l’altro, una riduzione dei contributi previdenziali per i neoassunti, una riduzione dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e il trasferimento, ora permanente, in forma di sgravio fiscale ai lavoratori a basso reddito, introdotto inizialmente su base temporanea lo scorso aprile. Queste misure espansive-osservano gli esperti Bce- saranno in parte compensate da una riduzione della spesa pubblica, specie a livello delle amministrazioni locali. Nel complesso  il progetto di bilancio comporterebbe un aumento nel 2015 del fabbisogno finanziario netto dello 0,4 per cento del pil. Inoltre, i piani del Governo indicano un rinvio della scadenza per l’Omt (obiettivo di bilancio di medio termine) al 2017 (in ritardo cioè di due anni rispetto alla raccomandazione del Consiglio Ecofin nel parere pubblicato lo scorso luglio) e una deviazione dalla regola del debito. In prospettiva è importante assicurare il pieno rispetto dei requisiti del Patto di stabilità e crescita e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati»

Permane ancora per l’Italia il rischio di sanzioni « Belgio e Italia, al momento, non rispettano la regola di riduzione del debito pubblico, fissata dal cosiddetto braccio preventivo (Fiscal compact). Se la Commissione confermerà la propria valutazione di violazione della regola del debito, dovrà redigere in seguito una relazione ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3, del Trattato che potrebbe portare a una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito, a meno che si rilevino fattori attenuanti per l’inosservanza del parametro del debito»

Il Consiglio direttivo della BCE ribadisce  ancora una volta, di essere pronto a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali, l’economia europea continua a crescere a un ritmo modesto  (+0,2% nel terzo trimestre) e anche per il prossimo futuro non è prevedibile un’accelerazione del ritmo di crescita sia per questioni di fondamentali economici che per i progressi insufficienti” realizzati sul terreno delle riforme strutturali nei paesi dell’euro.

E’ probabile, scrive la Bce, « che la disoccupazione elevata, la cospicua capacità produttiva inutilizzata e i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato, continuino a frenare la ripresa, i  rischi per le prospettive economiche dell’area dell’euro sono orientati al ribasso. In particolare la debole dinamica della crescita nell’area, unitamente agli elevati rischi geopolitici, potrebbe ripercuotersi sul clima di fiducia e soprattutto sugli investimenti privati. In aggiunta, progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei paesi dell’area rappresentano un fattore cruciale di rischio al ribasso per le prospettive Economiche».

Arriva un no comment dalla Commissione Ue al richiamo della Bce all’Italia sul rispetto del Patto: «abbiamo deciso», ha detto il portavoce del Presidente Jean Claude Juncker «una valutazione della situazione italiana in due tappe, a marzo ci sarà il nuovo esame alla luce di quanto fatto per ottemperare agli impegni».
Cerca di placare le polemiche Il Presidente della Commissione Ue  Juncker che ha definito l’Italia «un grande Paese guidato da politici responsabili».
E rispondendo alle critiche sollevate al suo piano per rilanciare gli investimenti e la crescita in Europa, Juncker ha osservato: « a chi dice che il Piano e’ troppo modesto, come il governo francese, dico investite!. »

Sono usciti oggi anche i dati dell’Ocse sul Pil, Italia e Giappone sono gli unici Paesi del G20 ad aver registrato nel terzo trimestre un calo del Pil. In confronto al secondo trimestre, fa sapere l’Ocse, l’economia italiana ha subito una contrazione dello 0,1% e quella Giapponese dello 0,5%, in miglioramento rispetto al -0,2% dell’Italia nel secondo trimestre e al -1,7% del Giappone nello stesso periodo. In un contesto che vede tutta l’area Ocse avanzare (+0,5% contro il +0,4% congiunturale del secondo trimestre) e i paesi del G20 crescere dello 0,9% contro il +0,8% dei precedenti tre mesi, si distinguono la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, rispettivamente a +0,7% e +1%, in leggera frenata rispetto al +0,9% e +1,1% del secondo trimestre.

Leggera crescita per l’area euro a +0,2% dal +0,1% del secondo trimestre e crescita anemica per la Germania a +0,1% dal precedente -0,1% e migliore per la Francia a +0,3%, anch’essa a -0,1% nei precedenti tre mesi. In evidenza l’India, che sale a +1,5% da +1,3% e la Corea del Sud, che avanza a +0,9% da +0,5%. Sulla base dei dati tendenziali, basati sul confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso, l’Italia resta in recessione. Nel terzo trimestre l’economia della italiana- rileva l’Ocse-ha subito infatti una flessione dello 0,54% rispetto allo stesso periodo del 2013, dopo il -0,4% del secondo trimestre e il –0,3% dei primi tre mesi.

Maglia nera al Giappone, in contrazione dell’1,2% a causa dell’impatto dell’aumento dell’Iva, dopo il -0,3% dei precedenti tre mesi. La migliore invece è la Cina che rallenta a +7,3% dal precedente +7,5%. Rallentano anche l’intera area Ocse, che passa da +1,9% a +1,7%, i paesi del G20 (da +3,3% a +3,2%%), ferma l’area euro (a +0,8%), giù la Germania (da +1,4% a +1,2), mentre migliora la Francia (da crescita zero a +0,4%). Fermo il Regno Unito a +3% e frenano gli Usa, che passano da +2,6% a +2,3%.

Timidi segnali di ripresa arrivano dal centro studi di Confindustria che certifica un marginale recupero dell’attività produttiva in novembre del +0,1% su ottobre che invece ha registrato un calo dello 0,1%. Confindustria calcola, per il quarto trimestre 2014, una variazione congiunturale acquisita di -0,6% (-0,5% ereditato dal terzo). Se confermata, questa dinamica-dicono da Confindustria-« è coerente con un marginale arretramento del Pil anche nei mesi autunnali, in linea con quanto rilevato nel terzo trimestre (-0,1%)

Non arrivano buone notizie invece dalla produzione industriale, ad ottobre, infatti, rileva l’Istatl’indice destagionalizzato è diminuito dello 0,1% rispetto a settembre.

Negativa anche la produzione dei primi dieci mesi dell’anno che è scesa dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In calo tendenziale tutti i raggruppamenti principali d’industrie: beni intermedi (-4,2%), beni di consumo e energia (-3,8%) e beni strumentali (-0,7%).

Per il Codacons la crisi è pesantissima «il settore dell’industria italiana sta vivendo una crisi pesantissima»,  spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «Gli ultimi dati negativi, infatti, fanno seguito ad un 2013 disastroso, anno in cui la produzione industriale ha segnato un calo del 3% rispetto al 2012. Siamo di fronte ad un cane che si morde la coda: le industrie non producono perché le famiglie non hanno soldi per comprare, e così aumentano chiusure, fallimenti e disoccupazione che producono ulteriore povertà e nuove riduzioni dei consumi. I provvedimenti fin qui adottati dal Governo non sembrano produrre i risultati sperati – prosegue Rienzi – e senza interventi davvero efficaci l’industria italiana continuerà a perdere posizioni rispetto ai competitor stranieri, con danni enormi per l’economia nazionale».

Stime al ribasso anche per la Svizzera, la Banca centrale infatti ha rivisto al ribasso le previsioni per l’inflazione, stimando che i rischi di deflazione nel Paese stanno di nuovo aumentando. Snb punta ora su un’inflazione pari a 0% nel 2014 (contro lo 0,1% previsto in precedenza) un calo dei prezzi dello 0,1% nel 2015 (dal progresso dello 0,2%). Per il 2016, prevede una ripresa allo 0,3% ma più contenuta del +0,5% previsto nella precedente riunione del comitato di politica monetaria.

La Borsa di Milano chiude in lieve calo a –0,09% , Spread a 138.

 

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