venerdì, Ottobre 22

BCE e FMI: la crescita passa dalle riforme Draghi: se i Governi dell'area euro non fanno la cosa giusta, spariranno per sempre dalla scena politica

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Il rischio di fare troppo poco supera quello di fare troppo, questa la metafora usata dal Presidente della BCE Mario Draghi nel suo intervento alla Brookings Institution a Washington.

«Se non si fanno le riforme ora», ha detto Mario Draghi, «l’area euro non avràtempi molti felici’ davanti perché i problemi che affrontiamo in Europa non sono ciclici ma strutturali, la crescita potenziale è troppo bassa per tirare le nostre economie fuori dall’elevata disoccupazione ed è anche troppo bassa per consentirci di superare velocemente il carico di debito lasciato dalla crisi e dal periodo che l’ha preceduta, le politiche di stabilizzazione per portare la produzione verso il potenziale sono necessarie ma non sufficienti: dobbiamo alzare quel potenziale urgentemente e ciò significa riforme».

I Paesi che hanno margini di bilancio, ha esortato Draghi, devono usarli per favorire la ripresa, «ma specialmente dove i margini non ci sono, la politica economica può comunque sostenere la crescita alterando la composizione del bilancio, in particolare intervenendo simultaneamente con tagli alla spesa improduttiva e sulle tasse distorsive».
Se nella situazione attuale di difficoltà economiche e alta disoccupazione i Governi dell’area euro «non fanno la cosa giusta, spariranno per sempre dalla scena politica»

Niente consigli da Draghi ma solo esortazioni «I governi dell’area euro sanno bene cosa devono fare. Non hanno bisogno dei nostri consigli. Devono semplicemente attuare le loro specifiche nazionali riforme strutturali. E più vigorosamente lo fanno, più credibile diventerà la crescita potenziale e più velocemente la fiducia tornerà nell’area euro».

Il Presidente ha ribadito ancora una volta di essere pronto a misure non convenzionali «Come abbiamo detto diverse volte c’e’ l’impegno unanime a ulteriori misure non convenzionali per affrontare i rischi di un prolungato periodo di bassa inflazione. Significa che siamo pronti ad alterare la taglia e la composizione dei nostri interventi non convenzionali e del bilancio se necessario».

Previsioni ottimistiche per il prossimo anno «Mi aspetto che il credito si riprenda presto l’anno prossimo, ora che il settore bancario si sta progressivamente risanando, le banche avranno nuova capacità di prestare e la nostra politica monetaria sarà ancora più efficace»

E sulla stabilità dei prezzi Draghi non usa molte metafore «Alla Bce siamo responsabili di fronte agli europei di garantire la stabilità dei prezzi, che oggi significa far risalire l’inflazione dai suoi livelli attuali eccessivamente bassi. E lasciatemelo dire chiaramente: faremo proprio questo»

Sempre oggi è stato diffuso oggi il bollettino mensile della BCE, basterebbe un copia/incolla perché le parole sono sempre le stesse, perde slancio la crescita, dall’Italia il maggior calo di fiducia. «Dopo quattro trimestri di moderata espansione il Pil reale dell’area dell’euro è rimasto invariato nel secondo trimestre del 2014, benché tale andamento sia in parte riconducibile a fattori transitori, sembra essersi altresì verificata una certa perdita di slancio della crescita dall’inizio dell’estate», si legge nel documento.

L’Italia risulta tra i sette Paesi dell’area Euro, in compagnia di Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e Slovenia , che  «spiccano per aver registrato aumenti del tasso di disoccupazione particolarmente cospicui e persistenti dall’inizio della crisi».

Questo gruppo, il più duramente colpito dalle tensioni sui mercati finanziari, viene descritto  come ‘economie sottoposte a tensioni’ in una analisi sull’impatto della crisi sui mercati del lavoro. Anche i tassi di avviamento al lavoro per Italia, Portogallo e Slovacchia hanno registrato consistenti diminuzioni.

Il mercato del lavoro risulta ancora, secondo la BCE, rigido «Occorre ridurre ulteriormente le rigidità presenti nei mercati del lavoro dell’area dell’euro, al fine di accrescerne la capacità e la velocità di aggiustamento, contribuendo così ad abbattere gli attuali elevati livelli di disoccupazione strutturale. L’occupazione si mantiene su livelli inferiori del 4% circa rispetto al picco pre-crisi; 5,5 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione dell’area, che prima della crisi aveva toccato un minimo del 7,3%, ha un raggiunto un picco del 12% a inizio 2013, mostrando in seguito un calo appena moderato».

Nel dettaglio la crisi «ha colpito più duramente gli uomini, i lavoratori più giovani e quelli meno qualificati. Senza dubbio, la maggiore incidenza sugli uomini rispetto alle donne riflette, in parte, la netta concentrazione della crisi in settori (quali l’industria, le costruzioni, i trasporti) in cui la presenza maschile è tipicamente più elevata, evidenza che si ripete in tutti i paesi e nel corso della crisi».

Se si analizzano i dati per età si scopre che «i giovani lavoratori (con meno di 25 anni) e quelli nel pieno dell’età lavorativa (tra i 25 e i 54 anni) sono stati colpiti in misura considerevolmente superiore rispetto alla manodopera più anziana (dai 55 anni in su)».

L’andamento rispecchia probabilmente anche «le vistose difformità istituzionali presenti in alcune economie dell’area, in particolare per quanto riguarda le forti tutele normative riservate ai lavoratori a tempo indeterminato, che scoraggiano la conferma di alcune tra le risorse potenzialmente più flessibili e dinamiche e promuovono la logica secondo cui si licenziano per primi i lavoratori assunti per ultimi»

Desta, come sempre, particolare preoccupazione la disoccupazione giovanile, la cui crescita «rappresenta una particolare sfida da affrontare per i responsabili delle politiche nell’area dell’euro, poiché prolungati periodi di disoccupazione all’inizio della vita lavorativa dei giovani possono non solo avere un impatto avverso duraturo sulle future prospettive professionali e retributive, ma anche indurli allo scoraggiamento e all’inattività, con ripercussioni sugli andamenti dell’offerta potenziale di lavoro nel più lungo periodo».

Per la Bce, «occorrerà eliminare le pericolose dualità presenti in questi mercati, fra cui norme a tutela dell’occupazione eccessivamente rigide che di fatto riservano opportunità lavorative a quanti sono già inseriti nel mondo del lavoro e riducono così in misura significativa la possibilità per i giovani di competere nel mercato».

La Bce si dice pronta a ricorrere a strumenti non convenzionali per far fronte ai rischi connessi a un periodo di bassa inflazione.

Partiranno da metà ottobre gli acquisti degli asset, la BCE inizierà infatti ad acquistare nel quarto trimestre ABS e obbligazioni garantite, cominciando da queste ultime nella seconda metà di ottobre, i programmi avranno una durata di almeno due anni. Unitamente alle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine che saranno condotte fino a giugno 2016, tali acquisti avranno un impatto notevole sul bilancio dell’Eurosistema

Seri rischi di recessione per l’Eurozona, lo dice in modo molto chiaro sottolineato il Direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde: «Non stiamo dicendo che l’Eurozona sta entrando in recessione ma affermiamo che esiste il serio rischio se non si fa nulla, ci sono il 35-40% di possibilità, se saranno attuate le giuste politiche, se tutti i Paesi faranno quello che devono fare, si può evitare».

 Il Fondo, ha aggiunto, «due anni fa aveva messo in guardia contro i rischi legati ad una situazione di bassa inflazione persistente», e adesso auspica che si faccia di più per contrastare questo fenomeno.

Lagarde ha dunque invitato i Paesi a avviare politiche di bilancio a favore delle riforma del mercato del lavoro,  le riforme devono essere specifiche per ogni Paese e vanno attuate. «Non bisogna solo parlarne»

Lagarde rivolge poi un chiaro invito alla BCE: «la Bce sta facendo bene ma se la situazione in Europa non migliora l’Eurotower dovrà fare di più per risollevare l’economia del Vecchio Continente, se l’outlook per l’inflazione non migliora e le aspettative continuano a essere al ribasso, la Bce dovrebbe fare di più, incluso l’acquisto di titoli di Stato».

Scende, anche se di poco, il tasso di disoccupazione dell’area Ocse, ad agosto si è attestata al 7,3%, contro il 7,4% di luglio. I disoccupati dell’area Euro sono 44,4 milioni: 5,5 mln in meno rispetto al picco di aprile 2010 ma sempre 9,8 mln in più rispetto a luglio 2008.

Forte ribasso delle esportazioni tedesche che piombano ai minimi da gennaio del 2009.
Ad agosto l’indice ha segnato un calo del 5,8% dopo il +4,8% di luglio.
Il dato è peggiore rispetto alle attese degli economisti che avevano preventivato una flessione del 4%. Le importazioni sono diminuite dell’1,3% dopo il -1,4% di luglio. Il surplus commerciale si è così ridotto a 14,1 miliardi di euro dal livello record di 23,5 miliardi.
La Cancelliera Angela Merkel in una conferenza stampa con la collega polacca non si dice meravigliata dal taglio dei principali istituti economici tedeschi delle stime di crescita, «I dati non meravigliano dal momento che la congiuntura economica si è un po’ offuscata».

Rischi da cui non è immune neanche l’Inghilterra, il Ministro del Tesoro britannico, George Osborne ha infatti dichiarato che  «Il Regno Unito non può essere immune al peggioramento dell’outlook economico nell’eurozona, è un momento critico», per la Gran Bretagna con l’eurozona che rischia di scivolare ancora in una crisi.

Il presidente eletto della nuova Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha annunciato oggi che la Commissaria designata slovena Alenka Bratusek, ‘bocciata’ all’audizione dell’Europarlamento, si è dimessa. «Ho molto rispetto per la decisione di Alnka Bratusek di dimettersi da vicepresidente designato della prossima Commissione europea, come mi ha appena comunicato», afferma Juncker in una nota diramata nel pomeriggio a Bruxelles. «La sua decisione riflette il suo rispetto per l’Unione europea, per la Slovenia e per il processo democratico», prosegue il Presidente eletto, sottolineando che così «mi aiuta a finalizzare la composizione della Commissione europea, insieme al Parlamento europeo e al Consiglio».

Rischia di saltare l’insediamento della prossima Commissione Europea, lo afferma riferito uno dei portavoce del Presidente designato della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, durante il punto stampa quotidiano dell’esecutivo Ue a Bruxelles. Con il rispetto dei tempi, la nuova Commissione dovrebbe assumere le sue funzioni dal primo novembre.

La riforma degli ammortizzatori sociali preoccupa la Uil, secondo il terzo rapporto sugli ammortizzatori sociali del sindacato  le ripercussioni sui livelli di disoccupazione dell’annunciata riforma degli ammortizzatori sociali sarebbero davvero preoccupanti, i dati a disposizione per il 2013 fanno registrare, al momento, una Ula (unità lavorativa annua) pari a 389mila unità coperte dagli ammortizzatori che la riforma vorrebbe superare (mobilità, cassa integrazione straordinaria e in deroga). Se la riforma fosse stata già in vigore, afferma il Segretario confederale Guglielmo Loy, «queste ULA si sarebbero trasformate in nuova disoccupazione: sulla base di alcune nostre stime, si sarebbe passati dall’attuale tasso del 12,2% ad un probabile 13,7%».
Anche questo Governo, come tutti i precedenti, continua Loy, «non sfugge alla tentazione di riformare il mercato del lavoro e cioè di come si entra e si esce dall’impresa e, implacabilmente, anche alla voglia di riformare (stravolgere?) il sistema di protezione sociale. Lo diciamo con chiarezza e alla luce dei dati che presentiamo: non ci convince l’ipotesi che si sposti la protezione dall’azienda a fuori (quindi al disoccupato), quando ci sono serie speranze di ripresa dell’impresa. In sostanza, consideriamo sbagliata e velleitaria l’idea di caricare solo sull’ASPI (che è bene comunque rafforzare e allargare), il peso di garantire una forma di reddito alle persone indebolendo lo strumento della Cassa Integrazione, che certamente si può rafforzare e migliorare ed estendere. Rimane di vitale importanza quest’ultimo strumento perché le ristrutturazioni (spesso necessarie) non si completino con la fuoriuscita delle persone e del capitale umano che la stessa impresa ha nel tempo fatto crescere. Le politiche d’innovazione industriale e produttiva (quando ci sono e quando lo stato le costruisce), se non supportate da adeguati strumenti di ‘aiuto’ ai lavoratori rischiano di allargare quello che abbiamo definito il cratere del lavoro».

Ancora in calo ad agosto i prestiti delle banche al settore privato e alle famiglie sui dodici mesi precedenti, mentre registra un lieve miglioramento sul mese precedente (-2,6%). Questi i dati di Bankitalia , secondo cui i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,5 per cento (-2,6 per cento a luglio).  I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,8 per cento sui dodici mesi (-0,7 per cento nel mese precedente). Quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 3,8 per cento (-3,9 per cento a luglio).

Intanto l’Italia conquista il primato in Europa sulla lunghezza dei processi, 2648 giorni per ottenere un giudizio in primo grado per bancarotta, per una causa di divorzio, 770 giorni.  E’ quanto di legge dal quinto rapporto della commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa sul 2012. Maglia nera anche per i casi di licenziamento, una corte italiana ci mette circa 3 anni ( 1001 giorni) contro una media europea di 256 giorni.

La Borsa di Milano chiude in netto ribasso a -1,34%

 

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