sabato, Maggio 15

Battere il terrorismo guardando al nazionalsocialismo

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Ora che ci siamo accorti che i terroristi di Bruxelles sono nati e cresciuti in Europa, iniziamo a capire la minaccia ideologica del sunnismo salafita sulle nostre giovani generazioni. Ma non ci facciamo distrarre, la regia è a monte, in chi vuole ricreare l’Islam degli albori, quello dei grandi califfati del primo medioevo. L’ambizione di questa costola sunnita è molto più ampia e abbraccia l’intera comunità musulmana mondiale. La minaccia è globale. L’obiettivo è risvegliare le coscienze dei musulmani, ovunque essi siano e di qualunque cultura appartengano. Gli atti terrostici in Turchia, in Libano e in Pakistan, ne sono l’esempio.

Noi europei non siamo il fine, ma il mezzo. Serviamo alla costruzione della propaganda. I terroristi sono le ignare pedine di questo ampio progetto. E’ una macchina che si alimenta di soldi e  proselitismo.

Per sconfiggerla, quindi, dovremmo agire sui canali di finanziamento e sulla chiave ideologica che smuove le menti.

Per capire come funziona, guardiamo indietro a un simile precedente della nostra storia. Il nazionalsocialismo, che mirava all’espansione territoriale,  potè attecchire grazie all’ideologia e alla propaganda. Il risentimento era quello verso i vincitori della prima guerra mondiale, che imposero delle inique condizioni riparatorie alla Germania. L’ideologia riuscì a convincere i tedeschi della loro superiorità, la propaganda riuscì a mandarli al macello fin oltre la palese sconfitta, nella campagna di Russia e contro l’avanzata sovietica nella primavera del 1945, con l’impiego dei soldati bambini della Luftwaffenhelfer.
La Germania fu rasa al suolo, ma non l’ideologia, che passò attraverso la denazificazione e la creazione del senso di responsabilità collettiva.

Questa lezione storica dovrebbe illuminarci.
Per primo, dovremo cercare di non aumentare il risentimento, non isolando le comunità musulmane ed evitando che consegnino i loro figli alla Jihad. Secondo, dovremo agire sulle coscienze, avviando dei programmi di de-radicalizzazione per chi è già stato infettato e per chi potrebbe esserlo. Terzo, dovremo creare una contro-propaganda indirizzata ai musulmani per fargli capire che non vogliamo escuderli dalla società civile e che qualcuno, molto lontano da loro, utilizza la religione  per ambizioni politiche.
Quarto, dovremo spronare i vertici religiosi, in ambito accademico, a creare una teologia sunnita, interpretativa del Corano, per evitare facili e pericolose interpretazioni.

E infine, oltre a scovare i finanziatori, dovremo imparare, al netto dei nostri nefasti interessi economici, a perdere il vizio di credere di poter liberare i popoli arabi dalle dittature, armando le diverse fazioni in lotta. Cercando di capire che le civiltà semitiche hanno un loro orologio e una loro maturità storico-culturale. Per ora, non contemplano la scissione del potere temporale da quello spirituale. Solo dei regimi militari o polizieschi riescono a farlo, contenendo le fortissime rivalità interne, mantenendo la laicità e assicurando la pace all’inerme popolazione civile. Scoperchiare le pentole arabe, ha avuto il solo effetto di creare vuoti di potere e disastrose guerre civili.

 

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