lunedì, Ottobre 25

Battaglia sulla legge elettorale image

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Bagarre totale nelle istituzioni e nelle forze politiche dopo la decisione della Consulta di abolire due norme della vigente legge elettorale, il premio di maggioranza e le liste bloccate. I grillini, grazie a vibranti proteste in aula, durante le quali hanno accusato il Parlamento di «totale illegittimità», hanno ottenuto una significativa vittoria politica costringendo la Conferenza dei Capigruppo alla Camera a dichiarare l’urgenza per l’esame della riforma elettorale e invitando la Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, presieduta da Francesco Sisto di Forza Italia a calendarizzarla.

Ma la riforma elettorale è all’ordine del giorno anche della Commissione Affari costituzionali del Senato e l’art 78 del regolamento della Camera prevede che «quando sia posto all’ordine del giorno di una commissione un progetto di legge avente un oggetto identico o strettamente connesso rispetto a quello di un progetto già presentato al Senato, il presidente della Camera ne informa il presidente del Senato per raggiungere le possibili intese». La Presidente della Camera Laura Boldrini dovrà, dunque, avviare aprire un tavolo con il Presidente del Senato e trovare un’intesa.

Dal tipo di legge elettorale dipende non solo la forma di governo della prossima legislatura ma la stessa sopravvivenza di molti partiti ed è per questo che la battaglia su questa riforma si preannuncia asprissima. Essendo in gioco il proprio futuro, il bon ton dei senatori ha lasciato immediatamente il passo alle minacce. Il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano avverte Piero Grasso. «Il presidente del Senato è avvertito» afferma Maurizio Sacconi, capogruppo di Ncd al Senato. «Se dovesse piegare i propri comportamenti alle pretese di partito o di frazioni di partito verrebbe meno al suo ruolo istituzionale e le reazioni sarebbero proporzionate a un comportamento così grave». Anche Roberto Calderoli, estensore 8 anni fa del Porcellum, usa toni forti: «L’esame della legge non si muove dal Senato», intima. 

La vera bomba, però, sta per scoppiare nel Pd. Roberto Giachetti, vice-presidente della Camera, parla di «festival dell’ipocrisia» all’interno del proprio partito per aver festeggiato la decisione della Consulta dopo aver volutamente perso tempo. Allo stesso filone ipocrita possono benissimo iscriversi le parole del capogruppo alla Camera Roberto Speranza: «La decisione della conferenza dei Capigruppo è una buona notizia. Ora i presidenti di Camera e Senato possono avviare il percorso per approvare rapidamente una nuova legge elettorale». Inconsapevolmente Speranza ringrazia i grillini per l’obiettivo politico raggiunto, non rendendosi conto che contemporaneamente ammette di aver fallito perchè era un obiettivo facilmente alla portata del Pd già 5 mesi fa.

Per Giachetti il vero ostacolo a una riforma della legge elettorale è, però, Anna Finocchiaro. La Presidente della commissione Affari istituzionali del Senato «prima di andare in vacanza – afferma Giachetti a Repubblica- ha fatto calendarizzare in Senato la riforma elettorale, scippandola, di fatto, alla Camera. In agosto, però, non hanno fatto nulla, alla ripresa di settembre neppure. Sono passati quattro mesi e non hanno approvato neppure un ordine del giorno». Attacco diretto al quale la senatrice non ha ancora risposto. Il patto fra le alte cariche dello Stato è che la futura legge elettorale sia concordata con Alfano per garantirgli la sopravvivenza politica. Ma il conto da pagare per salvare Alfano sta diventando ogni giorno più alto. E sopratutto potrebbe pagarlo solo lei.

 

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