lunedì, Aprile 19

Battaglia di Telskuf: il Califfato cerca successo tattico

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Il successo russo di Palmira non ferma la guerra di Daesh: questo il messaggio lanciato dall’autoproclamato Califfato attraverso una rinnovata offensiva in Mesopotamia, che ha coinvolto le Forze Speciali americane, assieme a quelle dei peshmerga curdi contro le truppe dello Stato Islamico.

Agli inizi di maggio, infatti, i jihadisti hanno intrapreso una serie di operazioni volte a riprendere possesso dei territori a nord di Mosul, perduti nei passati scontri contro le forze curde. La prima fase di questa offensiva, ha visto la capitale irachena, Baghdad, colpita da una serie di attentati, finalizzati ad intimidire le forze governative irachene e a dissuaderle dal partecipare a qualsiasi operazione volta a colpire da sud i territori in mano alle milizie jihadiste, le quali, altrimenti, rischierebbero di trovarsi strette nella morsa curdo-irachena. Costrette alla difensiva le forze irachene, i combattenti salafiti hanno iniziato la seconda fase del loro piano: attaccare, con azioni improvvise, le forze curde in più settori simultaneamente per individuare dei punti deboli nella difesa avversaria e di lì penetrare con decisione.

Il Comando iracheno di Daesh mostra una certa maggior facilità nel manovrare rispetto a quello siriano: ciò si deve al fatto che i Comandanti dello Stato Islamico in Iraq sono quasi tutti autoctoni (molti di loro sono ex Ufficiali di Saddam Hussein), mentre i loro colleghi siriani sono in gran parte stranieri (provenienti dall’Iraq o addirittura dal continente africano).

Lo scorso 4 maggio i combattenti di Daesh hanno trovato finalmente un punto considerato idoneo per un attacco: 20 miglia a nord di Mosul, presso il villaggio di Telskuf, territorio abitato in passato da dodicimila cristiani, (emigrati nell’agosto 2014 e rifugiati in gran parte nella vicina città di Alqosh) i jihadisti hanno lanciato un intenso attacco contro le linee peshmerga.

All’alba i combattenti di Daesh hanno iniziato a coprire il movimento degli assaltatori con colpi di mortaio e razzi; da qui circa 125 miliziani dello Stato islamico hanno attaccato le difese curde, fortificate con fossati e blocchi di cemento, servendosi di bulldozer e veicoli blindati, alcuni dei quali imbottiti con esplosivo. Nella fase del superamento delle difese curde, sembra sia stato utilizzato anche un camion munito di una passerella che avrebbe permesso ai miliziani il superamento rapido del fossato. Contro altre difese si sono scagliati i blindati-bomba, che hanno aperto varchi nelle difese curde; di qui i miliziani Daesh hanno ingaggiato con i curdi un fitto fuoco di fucileria e di armi automatiche. Lo scontro si è intensificato, volgendo a favore dello Stato Islamico; pertanto, è stata attivata la Forza di Reazione Rapida (QRF) delle Forze Speciali americane operanti nel settore.

La QRF americana è riuscita a respingere efficacemente i jihadisti, al prezzo di un Navy Seal caduto in combattimento, inoltre, l’aviazione statunitense ha alleggerito la pressione di Daesh sulle truppe di terra effettuando 31 strikes sul fronte di combattimento, eliminando anche due auto-bomba.

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