giovedì, Ottobre 28

Basta piagnucolare, inauguriamo il voto di 'genere' image

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Quote-Rosa

Una raffinata battuta gira su facebook: «Il Pdl non approva le quote rosa perché è ferma alle quote latte: infatti è pieno di vacche». Benvenuti nell’Italia del 2014. Care donne, qui tocca rimboccarsi le maniche: la meta è ancora lontana. Il mondo è in gran parte cafone.

D’altra parte con questa storia delle madame bianche in Parlamento non abbiamo fatto proprio un figurone, noi donne. Forse perché la gran parte delle signore, in Parlamento, ci è arrivata senza faticare, forse perché davvero l’idea di inadeguatezza ce lo inculcano fin dalla nascita, fatto sta che, come al solito, ci siamo messe nel ghetto da sole: questo vizio di dover essere coccolate sempre e comunque, come da bambine, non riusciamo proprio a togliercelo. Ieri era l’uomo nero, oggi è l’uomo e basta: c’è sempre qualcuno da cui dobbiamo essere protette, come se non fossimo in grado di cavarcela da sole. Le quote rosa sono un segno di debolezza: mostriamo un fianco che non dovremmo mai mostrare.

Dobbiamo farcene una ragione: l’aiutino del ’50 a me 50 a te’ per arrivare nei posti che contano non funziona. È una concessione, un regalo, un privilegio. Scatto d’orgoglio, signore: noi di regali e di privilegi non ne vogliamo. Basta piagnucolare: non ci aiutano? Dite un bel ‘vaffa’ e via. Si lotta con le unghie e con i denti. Direte: ma senza regole col cavolo che un maschio ti molla qualcosa, se può evitarlo lo evita. Fan finta di fare i galanti, gli uomini, ma dietro c’è sempre una fregatura. È vero. Ma dobbiamo rassegnarci: siamo messe così, dobbiamo ancora fare il quadruplo della fatica per ottenere quello che vogliamo, ma sappiamo farlo, quindi mettiamoci il cuore in pace e incominciamo a lottare senza chiedere sconti. Non ci danno le quote rosa?  Pazienza, un modo per contare di più lo troveremo. E sarà onesto, così nessuno potrà permettersi di dire che non ce lo siamo meritate. 

Io, per esempio, ho un’idea. Quando ci chiederanno il nostro voto, in futuro, esprimiamo tutte insieme un voto digenere‘. Se ci sarà la possibilità di dare una preferenza, per esempio, preferiamo una donna: scegliamola sveglia, tosta, intelligente, come sappiamo fare noi signore che non stiamo certo a guardare il resto. Ce ne sarà una non raccomandata, una non ‘amante di’, non ‘amica di’, una che ci convince. Ecco, premiamola. Sarà una catena: donne di cervello chiameranno donne di cervello. Se non ci daranno invece la possibilità di esprimere una preferenza, per una volta scegliamo il partito che più valorizza le donne: destra, sinistra o centro che sia. Decidiamo il criterio che più ci piace: scegliamo il partito o lo schieramento che propone le donne più interessanti, quello che ne mette in lista il maggior numero, quello che dice nel suo programma che le valorizzerà, quello che non seleziona sciampiste, ochegiulive, modelle da calendario, ma quello che bada alle competenze. Inauguriamo il voto di genere, facciamo il voto rosa. Non sarà facile come le quote, è un percorso lungo, faticoso, privo di scorciatoie. Ma diamine, ragazze, noi ce la possiamo fare. Da sole. 

 

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