martedì, Settembre 21

Basta con i partiti. Sì, ma…

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Si tratta di un discorso i cui contenuti sentiamo fare da tante parti, e che, adattato al singolo soggetto, è palinsesto di quanto possiamo quotidianamente sentire dai molto cosiddetti ‘cittadini comuni’ in bar, autobus, metropolitane o in quel Girone infernale rappresentato dalle Assemblee di Condominio, spaccato privilegiato di cosa è l’Italia, dove c’è sempre qualcuno, magari la maggioranza, che ha la ricetta sicura per raddrizzare il Paese, l’economia e la virtù delle fanciulle, eliminando i politici (tutti e comunque), con l’aggiunta (a scelta) di negri, zingari, ebrei, culattoni, oltre ad annessi, connessi e vicini di casa.
Che l”eliminazione dei partiti’ così come sono oggi, o comunque la loro radicale trasformazione, sia necessaria, è certo. L’abbiamo recentemente riaffermato e documentato proprio ricordando Willer Bordon, ed il suo ‘Manifesto per l’abolizione dei partiti’, edito da Ponte alle Grazie, ne Il Contrappunto, Willer Bordon, un irregolare di talento. «’Sopprimere i partiti politici. Tutti. Perchè in quanto organizzazioni verticistiche e inquadrate, essi sono autoritari e repressivi per definizione’. Non Beppe Grillo, l’odierno profeta della protesta a lanciare questo durissimo anatema, bensì addirittura Simone Weil, uno dei simboli intellettuali dell’Europa contemporanea. Non il nuovo ribelle che non si perita di salire sopra le righe, non un novello uomo qualunque, ma un vero e proprio santino dell’epopea antifascista: una riformista rivoluzionaria che fu definita una delle menti più brillanti della sua generazione». Così Bordon, proponendo concetti e contenuti fondati. Ma attenzione a come le cose vengono effettivamente gestite. Siamo ormai in una situazione in cui addirittura il salvataggio parlamentare del Senatore Antonio Azzollini dagli arresti domiciliari, evento apparentemente marginale, può rappresentare il sassolino aggiuntivo ad una misura di indignazione popolare già quasi colma, forse già tracimata, in ogni caso dalle conseguenze imprevedibili.
Quanto alle parole con cui abbiamo aperto, segnalate qualche tempo fa dalll’editore Riccardo Ruggeri nel suo Il Cameo su Italia Oggi, si tratta del discorso pronunciato il 27 luglio del 1932 a Eberswalder, cittadina agricola del Brandeburgo, da Adolf Hitler. Alle elezioni generali tenutesi sei mesi dopo prese il 44% dei voti. Per governare dovette fare una coalizione col Pptn (popolari). Per avere i ‘pieni poteri’, visto che la Costituzione imponeva per questo una maggioranza dei due terzi, negoziò con il ‘Centro Cattolico’, si disse «alla luce del sole», una ‘seconda maggioranza per le riforme istituzionali’. Un anno dopo il Presidente della Repubblica, vecchio e stanco, si dimise. Lui unificò in sé le funzioni di Presidente, Capo del Governo, Segretario del Partito.
Il resto della storia è noto.

 

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