martedì, Agosto 3

Bassolino terrorizza il Partito Democratico

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A due giorni dall’annuncio ufficiale della sua ridiscesa in campo, fa ancora discutere, e come, la notizia della (auto) candidatura di Antonio Bassolino alle primarie del Pd che il prossimo 7 febbraio (ma la data è ancora incerta) incoroneranno il candidato Dem a sindaco di Napoli. I renziani, lascia intendere il vice segretario del partito Lorenzo Guerini, lo vorrebbero rottamare definitivamente. «Niente ricandidatura per chi è stato già sindaco», tuona l’altra vice di Matteo Renzi Debora Serracchiani. Ma lui decide di rilanciare confermando la discesa in campo manco fosse Gonzalo Higuain. Ad accusare Matteo e i suoi di gestione militare del Pd è anche Antonio Di Pietro che denuncia il rifiuto della sua candidatura a Milano da parte dei Dem pronti a mettere, dice Tonino, «una clausola per non farmi fare le primarie». Intanto, nel pomeriggio, alla presenza del segretario-premier, si è riunita la direzione del partito per discutere di sicurezza e politica estera.

Forse l’emergenza terrorismo che ha costretto la ‘capitale d’Europa’ Bruxelles a chiudere i battenti è stata estesa anche al Parlamento italiano, visto che oggi le aule di Montecitorio e Palazzo Madama si presentavano più deserte della Grand Place brussellese ieri sera. In compenso, di primo mattino si è riunito un Consiglio dei ministri semi clandestino in cui, come confermato dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, si è discusso dello schema di privatizzazione di Ferrovie dello Stato. Nettamente contrario alla ‘svendita’ di Fs si dichiara il leader di Sinistra Italiana Stefano Fassina.

Potenziali attacchi dell’Isis che non spaventano di certo il prode ministro dell’Interno Angelino Alfano (già minacciato dalla mafia corleonese) il quale ha fatto sapere che autorizzerà i suoi due figli di 14 e 9 anni ad «andare in gita scolastica». Praticamente un eroe, il nuovo Napoleone che tanto manca ai francesi. Il califfo Abu Bakr al Baghdadi già trema, mentre gli impauriti italiani posso tirare un sospiro di sollievo.

L’Istat gela la narrazione smaccatamente ottimistica del governo renziano: 1 italiano su 4 è a rischio povertà. Quasi 1 su 2 nel Meridione.

Antonio Bassolino vuole riprendersi Napoli sotto le insegne del Pd e alla faccia della rottamazione renziana, già poco riuscita in Campania se si pensa al caso del Presidente della Regione Vincenzo De Luca. «Mi candido di nuovo a sindaco di Napoli», ha postato sulla sua pagina facebook ‘don Totò durante il fine settimana, «perché fare il sindaco è stato l’impegno più grande della mia vita e sento il dovere di mettermi al servizio della città». E, infatti, chi tra i vicoli del capoluogo partenopeo non stava sentendo nel profondo dell’anima la stessa necessità di ritrovarsi tra i piedi un ‘vecchio arnese’ come Bassolino? Uno che sicuramente non sentiva il bisogno del suo ritorno è il vice segretario del partito Vincenzo Guerini il quale ha già fatto sapere che «le amministrative non possono essere occasione di rivincite personali ma devono essere collegate ad un progetto condiviso» stoppando, di fatto e su probabile ordine di Renzi, le mire espansionistiche dell’attempato ‘Masaniello rosso’. Stesso copione recitato, più o meno, dall’altra ‘replicante’ vice renziana Debora Serracchiani. «La proposta della segreteria, che sarà discussa nelle prossime settimane», mette in chiaro la (anche) governatrice del Friuli, «prevede che chi è già stato sindaco non potrà candidarsi alle primarie». Il succo del pensiero ‘serracchiano’ sull’ex sindaco, comunque, sta tutto in un telegrafico ma eloquente «lui ha già dato».

Bassolino non ha perso tempo a replicare ai due Bravi mandati dal Nazareno e, ospite di Maurizio Belpietro nella trasmissione di Canale5 ‘La telefonata’, ha fatto lapidariamente sapere che «le primarie sono una carta d’identità del Pd e anche Matteo Renzi è figlio delle primarie. Io mi candido, mi auguro ci siano altri a candidarsi, chi vince dovrà avere il sostegno leale del partito». Ad alzo zero anche l’attacco sferrato contro il premier-segretario. «Renzi non mi vuole come candidato?», punge Bassolino, «bisognerebbe chiederlo a Renzi. Nelle settimane prossime vedremo anche quello che pensa Renzi, lui con il suo nome e cognome». A mettere il bastone tra le ruote del carro piddino ci pensa anche Gianfranco Rotondi. «Saluto con simpatia la grinta con cui Antonio Bassolino si ricandida a sindaco di Napoli», ha fatto saper il leader della sedicente Rivoluzione Cristiana che condanna il tentativo del Pd di scacciarlo dalle primarie «per meschini calcoli di corrente».

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