martedì, Settembre 21

Barnum, ovvero alla fiera dell’ego

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Antonio Socci

Occorrerebbe la penna di Honorè de Balzac, di Oscar Wilde, o, per rimanere a noi, di Ennio Flaiano, per descrivere in forma narrativa, ma fedeli ai fatti veri, la Commedia Umana di Antonio Socci. Che ora ha deciso  (in verità da tempo, ma adesso è diventato incontinente) che Jorge Mario Bergoglio non è mai stato eletto Papa. Essendo la sua nomina viziata dalle modalità del voto, ed essendo quindi ancora in carica il suo predecessore, Joseph Ratzinger. Incontrovertibile realtà dimostrata dal fatto che va in giro vestito di bianco. Come, peraltro, Valentina Cortese e Carla Fracci, ma loro non rivendicano per ciò il soglio pontificio.

La figlia di Socci, Caterina, è stata purtroppo vittima qualche anno fa di un ictusaneurisma pesantissimo che l’aveva portata a non avere quasi segni di interlocuzione con l’esterno. Per Socci era viva grazie ad un miracolo, e per analogo intervento divino aveva ripreso a dar segni di comprensione, seppur faticosamente. E fin qui siamo contenti, con grande, etimologica, compassione con lui e la ragazza. Ciascuno creda pure in quel che vuole, se non lo usa come una clava sulla testa altrui. Però poi Socci ha deciso che il doppio miracolo era troppo poco e la giovane era stata in realtà resuscitata da morte. Come Lazzaro, Gesù Cristo e pochi altri. Perché poi proprio la figlia di Socci, va a capire…

Nel frattempo, nella sua intensa attività precedente e successiva, aveva sostenuto i fatimiti, fanatici sostenitori di teorie millenariste e complottiste sull’apparizione di Fatima, il terzo, quarto, quinto segreto. Guidati da un Paolini che al confronto il Gabriele Paolini presenzialista televisivo è un esempio di equilibrio. Polemizzando (Socci) a colpi di sensazionali rivelazioni con i vertici della chiesa, i Cardinali Bertone e Sodano e via dicendo.

Nei ritagli di tempo era riuscito a farsi nominare da Silvio Berlusconi  Vicedirettore con delega all’informazione della Seconda Rete televisiva Rai, conducendo con l’immaginabile equilibrio un Talk Show politico dal sobrio titolo di Excalibur. Per passare poi a dirigere la Scuola di Giornalismo Rai di Perugia (e dopo come fai a meravigliarti di quello che si vede in televisione?). Annunciando pubblicamente che lasciava Comunione e Liberazione per passare all’Opus Dei, per poi tornare in CL e successivamente riabbandonarla, con l’intera popolazione appassionata a questo andirivieni. Il tutto dopo avere preannunciato specifici miracoli in arrivo, indicandone quasi date e modalità, da parte del povero Don Luigi Giussani, fondatore di CL, appena passato a miglior vita, peraltro colpevole, tra tanti indubbi meriti, di aver avuto nel suo gregge anche Antonio Socci. Aveva, anni prima, polemizzato, dalle riviste cielline ora scomparse Il Sabato e Trenta Giorni, con il Cardinale di Milano Carlo Maria Martini, insultandolo di brutto, infamato i massimi esponenti del cattolicesimo democratico (e mica gli eretici alla Raniero la Valle, no, il povero Rettore dell’Università Cattolica, Lazzati, riuscendo persino a far saltare la sua nomina a Senatore a vita.        

Ci sarebbe molto altro da raccontare, al di là di questa stringatissima sintesi, ma occorrerebbe, appunto un Balzac, un Wilde, un Flaiano, per raccontare la sua storia, un po’ Madam Verdurìn, un po’ Emma Bovary e un po’ Dorian Gray. Ma forse sarebbe buona ed istruttiva cosa far godere la gente di un formidabile Talk Show, chiamiamolo Barnum, come il circo americano dei fenomeni, sottotitolo alla fiera dell’ego. In alternativa Ci siamo solo noi mostri, sottotitolo non ho mai visto niente di così orribile, celebre battuta del film Blob, riproposta quasi ogni sera dall’omonima trasmissione televisiva delle Terza Rete Rai. Per sigla musicale il “Matti, siamo tutti matti…”, composto da Renato Zero per Ciao Darwin la trasmissione di Paolo Bonolis. Con protagonisti dotati di una formidabile, quanto ingiustificata, altissima opinione di se stessi. Assieme a Socci  gente come Alessandro Cecchi Paone, Renato Brunetta, Magdi Cristiano Allam, (non si sa se ancora tale, ché dopo essersi convertito e fatto battezzare da Papa Benedetto XVI, in polemica con Papa Francesco ha annunciato di lasciare la Chiesa Cattolica), magari qualche simpatico vaniloquente come Fausto Bertinotti e Corrado Passera, che espongono la ricetta per rimettere a posto lo Stato, l’Economia, l’Universo e tutto quanto entro i successivi sei giorni, ma forse ce la si può fare anche in meno. Paola Ferrari, illuminata di luce divina, o almeno da un faro da 500, con le amiche del cuore Daniela Santanchè e quel che rimane di Alba Parietti. Massimo Cacciari, Massimo d’Alema (non occorre spiegare perché), magari accompagnato dal cuoco di regime Giampaolo Vissani. Poi Giulietto Chiesa, con un ultimo complotto statunitense da rivelare, l’effervescente professore grillino Paolo Becchi, (che almeno rispetto a tutti gli altri ha il pregio di una certa ruspantezza e fa simpatia nei suoi deliri). Peccato non ci sia più Oriana Fallaci che ci stava di un bene, ma ci possono stare, ancora, Josè Mourinho, o, più modestamente l’allenatore dell’Inter, Mazzarri. Donne, purtroppo, poche, ché loro, in genere, hanno più dignità. Poi un bel numero di scrittori professionisti di lettere ai giornali, professori di Liceo in pensione, filosofi da bar… Scelti attraverso una rigorosa ed imparziale selezione Osteria per Osteria, ritrovo per Ritrovo.

Li si mette lì, in uno Studio televisivo, sul palco di un teatro, li si fa parlare tra loro a ruota libera (spesso sono in feroce contrasto, anche quando, anzi soprattutto quando, sostengono le stesse posizioni), senza la pretesa di gestirli o interromperli. Da mezzanotte in poi, sinché hanno forze e fiato, cioè praticamente ininterrottamente, ché si ricorda addirittura il caso di un analogo Show russo, in cui uno dei protagonisti, pur di non mollare il boccino, continuò a parlare per alcune ore dopo essere morto.

Il divertimento è assicurato, la crisi che in questa stagione televisiva sta falcidiando i Talk Show risolta, l’Italia (e l’Europa, e il resto…) salvata, almeno a parole. E se ci fa un giro ogni tanto anche Matteo Renzi la compagnia di giro è al gran completo.    

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