sabato, ottobre 20

Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci Il racconto del Circo in cui ci troviamo / 1

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Gabriele Paci inizia da oggi a raccontare quotidianamente su ‘L’Indro’ il ‘Barnum Italia’, il Gran Circo nel quale ci troviamo, protagonisti e spettatori al tempo stesso.

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«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra» dice il Principe Fabrizio di Salina nel libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (‘Il Gattopardo’, appunto) pubblicato nel 1958. Giusto giusto sessanta anni fa. Un’’epoca’, apparentemente, con la impetuosa velocizzazione dei tempi in corso anche di più. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» dice poi suo nipote Tancredi. E siccome ‘Tutto cambi perché nulla cambi’ è caratteristica delle italiche genti, almeno in questi nostri poveri tempi, è anche (forse anzitutto) su questo snodo che si deve valutare l’azione del Parlamento in carica dopo le elezioni Politiche nazionali del 4 marzo scorso (2018), ed il Governo di Movimento Cinque Stelle e Lega che ne è nato.

Perché sulla pista del ‘Circo Italia’, di questo ‘Gran Barnum’ in cui siamo immersi, al tempo stesso tutti protagonisti e spettatori, si ripropongono i soggetti di sempre. Alcuni direttamente, proprio le stesse persone, nomi e cognomi che credevamo (in parecchi casi speravamo) intendessero dedicarsi al giusto riposo, anche se non al riposo del giusto. Altri indirettamente, dietro le quinte e i sipari che affacciano sulla pista e il palcoscenico. E spesso neanche tanto ‘dietro’. E poi, più di tutto e tutti, le stesse tipologie umane e politiche che si ripropongono, magari con venti, trenta, magari cinquanta e più anni di meno. Leoni (pochi, purtroppo), lenoni (molti, purtroppo), e poi funamboli di eccezionale abilità di cui la ‘Scuola italica’ è prolifica ed orgogliosa tradizionale formatrice, capaci di sopravvivere ad ogni caduta per quanto malconci possano essere stati dopo il trauma subito (o magari i ripetuti traumi), che restano in pista o si riaffacciano, magari proiettando la propria ombra dietro il ‘nuovo’ e i ‘nuovi’. E ancora: ippopotami, elefanti, pappagalli di varie specie e tipologie ma pur sempre pappagalli, affamati animali predatori ma anche avvoltoi sciacalli iene e compagnia analoga. Poche le colombe, molti i serpenti, alcuni velenosi altri semplicemente viscidi e quindi i più pericolosi, si avverte l’assenza di qualche bel cobra reale, mentre qualche Cobram si aggira sulla pista e nei dintorni. Nel senso del fantozziano Visconte, quanto a Conte sinora ha dato complessivamente buona prova di sé, di doman non c’è certezza ma intanto giudichiamo le cose mano a mano che avvengono.    

Quanto alle pecore, in questo ‘Barnum’ nostrano stanno tra il pubblico ma molte anch’esse in pista. E le pecore sono notoriamente animali in caso di (propria) necessità feroci, quasi quanto il ‘coniglio mannaro’ di forlaniana memoria. C’è di tutto insomma, con la inquietante constatazione del rispetto anche in senso metaforico di una delle Regole fondamentali del Circo: che dopo i leoni arrivano i pagliacci.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’