lunedì, Giugno 27

Barbie: da 'fashion doll' a icona di bellezza field_506ffb1d3dbe2

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Perché le Barbie sono considerate ‘le migliori amiche delle ragazze’?

Be’, non ho mai sentito questa definizione, se non applicata ai diamanti! Credo che la versatilità della bambola, cioè la capacità di muoversi, parlare, camminare (come faceva la Walk Living del ’72) concentrata in solo 30 cm, la rende molto giocabile, con infinite pose e molteplici possibilità di vestirsi, sicché appare senz’altro la più divertente tra le bambole in circolazione. Anche perché è stata la prima a essere così piccola, e ad avere al tempo stesso le fattezze di una giovane donna sinuosa, pronta a farsi pettinare e vestire. Prima di Barbie -anche se il suo prototipo Bild Lilli, creata in Germania, aveva le medesime caratteristiche- non c’erano bambole così. Le sole ad avere fattezze di donna erano le bambole di carta che creavano non pochi problemi nella vestibilità. Le altre erano bambolotti a cui si poteva cucire un grembiulino o un vestito da bimbo o bimba e niente più. Poi c’è stata lei, Barbie, a rivoluzionare tutto.

 

L’alter ego femminile comincia a costruirsi anche con tali bambole e vi si identifica nell’adolescenza?

Personalmente non credo a un’identificazione con la bambola, ma a un prolungamento del nostro io: la bambola è il nostro alter ego, il golem a cui diamo vita; ne consegue che è Barbie a somigliare a noi e non viceversa. Noi, grandi e piccoli (i collezionisti adulti sono ancora più accaniti nel manipolare le bambole!) diventiamo demiurghi, e trasformiamo la bambola a nostra immagine e somiglianza. O a quella di un personaggio famoso, creando le OOAK (One Of A Kind, esemplare unico) o di fantasia.

 

Sono passati 56 anni dalla nascita della prima Barbie: ma prima quali bambole esistevano e che caratteristiche avevano?

Mi piacciono molto di più le prime Barbie uscite rispetto a quelle odierne, tolta la linea Silkstone, così chiamata per via del materiale con cui sono state realizzate, setoso al tatto ma con corpo pieno e pesante. La numero uno era meravigliosa: sopracciglia arcuate, iride bianca, sguardo obliquo sfuggente, labbra leggermente imbronciate. Il tutto su un corpo generoso, molto lontano dal modello di magrezza odierno. Un altro esemplare stupefacente è la Fashion Queen Barbie del ’63: capelli molded, modellati e disegnati sul capo, corpo dalle forme ancora più generose, uscita con tre parrucche intercambiabili, per un gioco infinito. Le Silkstone cui ho accennato seguono questa vecchia linea di corpi e visi: infatti ne possiedo una con gli stessi capelli disegnati e le parrucche del tutto simili alla Fashion Queen. Una meraviglia!

 

Perché l’idea di fare due mostre sulla Barbie: una a Milano il prossimo 28 ottobre e l’altra a Parigi, all’interno del Louvre? La Barbie ha la stessa importanza di un’opera d’arte?

Devo precisare, e non per immodestia ma per verità, che la prima mostra su Barbie l’ho realizzata io con il professor Andrea Vitali, presidente dell’Associazione Culturale ‘Le Tarot‘ nel 2009, in occasione del cinquantesimo compleanno della bambola: 30.000 presenze registrate in un mese ai magazzini del sale di Cervia! Non so perché le mostre siano state concentrate tutte in un anno (quella di Milano, ma anche Napoli e Parigi il prossimo marzo) e non nel cinquantesimo, ma tant’è! Barbie è un’opera d’arte, certo. Sempre in costante evoluzione, mai statica, continuamente in divenire e non è poco. Nel mio libro ho citato l’artista francese Jocelyne Grivaud e le sue splendide OOAK, in cui Barbie è trasformata nella Monna Lisa, nella Venere di Milo o nella ‘Ragazza dall’orecchino di perla’ di Vermeer. La Grivaud le ha fotografate e rese vere e proprie opere d’arte. Ricordiamo che l’opera d’arte è tale se fruita, e chi meglio di questa bambola può esserlo?

 

La Barbie può essere definita ‘padrona e signora dei giochi’?

Probabilmente sì, è tuttora imbattuta.

 

Che differenza riscontriamo tra la ‘fashion doll’ ideata in California da Ruth Handler, e quella poi prodotta dalla Mattel, divenuta esempio di ‘american beauty’, al pari della bellezza di Grace Kelly?

Nessuna: è la stessa bambola! La signora Handler acquistò nel 1956 i diritti di Bild Lilli, bambolina venduta nelle tabaccherie per la gioia degli uomini, e nel ’59 la produsse con il nome di Barbie, insieme col marito e il socio, con cui aveva fondato Mattel (il soprannome del socio Matson, Matt, con le iniziali del nome di Handler, Eliott El, formò il nome del marchio). Ruth Handler, moglie di Elliot, ne fu il Presidente. La Fashion doll nacque in quel momento. Charlotte Johnson, la designer di Mattel, s’ispirava alle sfilate e alle dive del momento per crearne gli abiti: è del 1960 Enchanted Evening ispirato alla Kelly.

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