sabato, Aprile 17

Bankitalia: tutti i rischi della privatizzazione delle quote field_506ffb1d3dbe2

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Baca Italia

La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri n.38 ha illustrato alcune importanti modifiche nella governance di Bankitalia e una ricapitalizzazione con l’utilizzo delle riserve statuaria fino a 7,5 miliardi di euro. Gli altri punti importanti del provvedimento riguardano la distribuzione dei dividendi annuali che non sarà maggiore del 6% del capitale e sulle quote di capitale che le singole banche attualmente proprietarie potranno possedere che non andrà oltre il 5%. Infine nel comunicato si legge che potranno entrare ed acquisire il capitale della Banca d’Italia  banche, fondazioni, assicurazioni, enti ed istituti di previdenza, inclusi fondi pensione, anche provenienti da altri Paesi europei. Tutto ciò nell’ottica di rafforzare l’autonomia e l’indipendenza della Banca d’Italia e le solco dei Trattati Europei. Qui si pongono i primi problemi, ma esiste una questione che sta a monte, quella del controllore (Bankitalia) che monitora il controllato (le maggiori banche italiane come Intesa San Paolo, Unicredit in primis) che a sua volta è azionista di maggioranza dell’istituto che controlla. Finora non sembra essere stato un grosso problema questo anche perché fortunatamente non si sono fatte manovre oscure. Inoltre il governatore della Banca d’Italia viene proposto dal presidente del consiglio e confermato con decreto del Presidente della Repubblica. Anche qui si potrebbe fare qualche obiezione sull’autonomia e l’indipendenza ma finora tutti i governatori sono sembrati totalmente autonomi dal sistema politico.

Abbiamo parlato dei maggiori temi connessi a queste novità emerse nella scorsa settimana con il prof. Marcello Esposito che insegna  International Financial Markets all’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza ed è stato economista presso l’Ufficio Studi Comit e ha svolto diversi incarichi nell’ambito dell’industria del risparmio gestito in Italia.

 

Il primo tema che emerge sta a monte ed è storico: riguarda l’autonomia e l’indipendenza di Bankitalia. Cosa ne pensa?

L’indipendenza della Banca Centrale è un principio base di tutte le banche centrali dei sistemi economici avanzati e serve appunto sia per non far influenzare la loro attività di politica monetaria da parte del potere politico vero e proprio sia per l’attività di vigilanza in modo da non dare adito a favoritismi e ‘stranezze’ nello stabilire le regole. In pratica il CdA di Bankitalia è controllato in maggioranza da due istituti bancari (Intesa San Paolo e Uni Credit) i quali però non hanno mai avuto un’influenza sui controlli effettuati dalla Banca Centrale. In pratica il potere non è nelle mani del CdA ma della Banca Centrale che è un’istituzione pubblica. Certo se si tratta di discutere della questione se nella Banca d’Italia ci debbano essere soggetti privati o se dovrebbe essere del tutto pubblica è un discorso diverso. Io credo che dovrebbe essere preferenzialmente tutta pubblica, così come lo è ad esempio la Fed americana. All’interno della Federal Reserve ci sono dei soggetti privati ma sono una parte molto marginale del sistema e contano davvero poco sul totale del capitale.

L’aumento di capitale è un modo ‘indiretto’ per dare nuova liquidità alle banche anche conseguente alle valutazioni dell’EBA (European Banking Authority) che aveva dato minor peso agli istituti italiani ricchi di titoli di Stato?

Più che un intervento diretto alla liquidità è un intervento per la patrimonializzazione, anche in vista dei test che ci saranno l’anno prossimo da parte della Banca Centrale Europea. Facciamo un esempio: se una banca italiana avesse bisogno di un patrimonio x per superare questi test, il fatto che le quote di Bankitalia siano state rivalutate quella banca avrà bisogno di x-0. È un intervento patrimoniale che si iscrive direttamente negli attivi delle banche coinvolte. È sicuramente una cosa utile per il settore bancario italiano. Dire che sia giusto però è un’altra storia nel senso che bisogna essere chiari nel capire da dove arrivano questi soldi. Il valore della Banca d’Italia dipende direttamente dai contribuenti italiani, sono loro che garantiscono per la Banca. In passato queste quote erano state rivalutate dalle singole banche in maniera arbitraria e questo intervento quanto meno mette chiarezza in questo senso. C’è però un altro aspetto ovvero di chi sono questi utili? Perché dal mio punto di vista non sono solo degli azionisti ma sono anche della comunità e dei cittadini italiani in toto.

 Quando la Banca d’Italia ha fatto degli utili a chi sono andati? Quante tasse hanno realmente pagato sugli utili le banche?

Per quanto riguarda la tassazione dovrebbe essere trattata come quella attuale sugli utili finanziari ma ancora non è stato chiarito definitivamente. Gli utili sono andati a riserva e sono stati reinvestiti in Titoli di Stato quindi solo una minima parte sono andati agli azionisti, l’anno scorso erano 70 milioni di euro. Per rendere il sistema appetibile anche agli investitori esteri questa cifra dovrebbe salire ai 350-400 milioni indicati dal ministro Fabrizio Saccomanni. Questa operazione serve anche per creare entrate nelle casse dello Stato in quanto la rivalutazione delle quote dovrebbe creare un gettito stimato dal Ministero dell’Economia di 1,5 miliardi di euro (cifra utilizzata per eliminare la maggior parte della seconda rata IMU ndr). Nel giro di 4 anni però gli azionisti con l’aumento dei dividendi recupereranno l’anticipo di quest’anno. Ci guadagnano tutti i soggetti coinvolti, tranne i cittadini che sono quelli che garantiscono per le operazioni di Banca d’Italia. E qui veniamo ad un altro grande interrogativo irrisolto, almeno finora, a chi appartiene il patrimonio di Bankitalia? E in che misura è dei privati e in quale dello Stato?

Qual è il senso di aprire agli investitori esteri e quali potrebbero essere i vantaggi e i potenziali pericoli?

Torniamo alla domanda precedente. Bisognerebbe chiarire di chi sono le riserve valutarie, di chi sono le riserve auree presenti in Banca d’Italia, di chi sono i cosiddetti dividendi non distribuiti? Senza fare chiarezza su questi punti l’operazione rimane una grossa nebulosa perché non si sa esattamente di che patrimonio stiamo parlando e chi ne è il legittimo proprietario. Su questa questione c’è molta discussione anche all’interno dei giuristi più famosi, quindi non c’è chiarezza come le dicevo. Procedere alla privatizzazione di questa parte di Banca d’Italia (che cme ricordiamo è una parte minore) senza prima chiarire tutti questi punti non sarebbe un’operazione trasparente e coerente. Finora l’attuale CdA non ha mai fatto questioni sulle quale parte delle riserve statuarie è tuo, quale è mio, quale è degli italiani perché soggetti alla moralsuasion. Facendo entrare soggetti esterni dovremmo innanzitutto aumentare la capacità di controllo per verificare che questi soggetti non siano a loro volta controllati da soggetti extra-europei e inoltre ci troveremo davanti ad una privatizzazione delicata e piena di rischi. Ci siamo già mangiati le mani per altre operazioni di privatizzazione molto più semplici e meno delicate quindi privatizzare una parte della Banca Centrale potrebbe essere molto pericoloso. In linea teorica non ci sarebbe problema ma come dicono gli inglesi il diavolo sta nei dettagli. Ci siamo pentiti o comunque abbiamo gestito male operazioni di privatizzazione come quelle di Ansaldo Energia e di Alitalia e ora vogliamo privatizzare la Banca d’Italia? Io prima ci penserei su molto più seriamente ed in maniera meno avventata.

Quanto può valere davvero la Banca d’Italia?

Dipende dalla quota che si vuole rendere privata. Renato Brunetta ad esempio ci metteva dentro anche le quote di riserve statutarie e arrivava ad una cifra intorno ai 30 miliardi, forse anche leggermente superiore. Bisogna vedere se le riserve auree (120mld circa) fanno parte del patrimonio pubblico o della parte privata? Qui stiamo parlando del passato. Ma guardiamo anche al futuro. Dentro la Banca Centrale ci sono anche tutti quei titoli che si acquistano nei momenti di stress, con prezzi che stanno crollando, in quel momento arriva la Banca Centrale e compra tutti i titoli per calmare il mercato. Se la Banca Centrale ha avuto ragione quei titoli avranno una grande rivalutazione. Queste operazioni vengono regolarmente fatta dalle Banche Centrali come la Fed che poi iscrive i proventi che vengono alle rivalutazioni nel patrimonio pubblico del Tesoro. Queste operazioni nell’ambito della Banca d’Italia privata di chi saranno questi utili? Dei privati o del Tesoro italiano? Aprire alla privatizzazione senza chiarire prima questi punti fondamentali è quanto meno una mossa avventata e credo che bisognerebbe pensarci meglio prima di agire.

 

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