domenica, Ottobre 24

Bankitalia: prospettive incerte; Bce: avanti le riforme 40

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Nella zona euro  «il protrarsi della fase di stagnazione avrebbe ripercussioni negative sul sistema finanziario e sui conti pubblici». Lo scrive Bankitalia nel rapporto sulla stabilità finanziaria.

Le prospettive dell’area dell’euro,si legge nel rapporto,  «sono rese più incerte dai rischi a cui è esposta l’attività economica globale, ma il rischio è più elevato per l’area dell’euro,dove i livelli di occupazione e produzione sono ancora al di sotto di quelli del 2008».
Valori eccessivamente ridotti dell’inflazione, aggiunge Bankitalia, «rendono più difficoltoso il processo di riassorbimento del debito, pubblico e privato, e implicano un inasprimento delle condizioni monetarie, con effetti negativi su consumi e investimenti».

Sostenibile il debito pubblico italiano, «alla sostenibilità del debito contribuisce la dinamica delle principali voci di spesa, che rimane contenuta, in presenza di una debole dinamica del reddito, alla modesta ripresa dei consumi delle famiglie ha corrisposto una flessione del risparmio. La ricchezza finanziaria è aumentata per effetto dell’incremento dei prezzi dei titoli in portafoglio».

I bassi tassi di interesse-chiarisce Bankitalia, contribuiscono a mantenere contenuta la vulnerabilità delle famiglie indebitate «secondo nostre valutazioni la quota dei nuclei familiari finanziariamente fragili crescerebbe in misura limitata anche a fronte di shock macroeconomici severi e di rialzi dei tassi».

 Disoccupazione stabile a settembre nell’area Euro, per il quarto mese consecutivo si attesta all’11,5%, per il quarto mese, non in Italia dove è tornata ad aumentare leggermente, dal 12,5% al 12,6%. Questi i dati diffusi oggi dall’Ocse.
Alta la disoccupazione giovanile, in Italia, più di 1 giovane su 3 è senza lavoro, anche se a settembre il dato è sceso rispetto ad agosto, dal 43,7% ale 42,9%.
Nell’insieme dell’area Ocse, la disoccupazione è scesa di 0,1 punti percentuali al 7,2%.
Nell’insieme dei 34 Paesi membri ci sono 44,2 milioni di persone senza lavoro, 5,6 milioni in meno rispetto al picco registrato ad aprile 2010 ma ancora 9,6 milioni in più rispetto a prima della crisi.

Incarico agli esperti  e ai comitati competenti dell’Eurosistema l’incarico di assicurare la tempestiva predisposizione di ulteriori misure da attuare se necessario.
Lo ha annunciato la BCE nell’ultimo bollettino  dell’Eurotower, «in prospettiva  e tenuto conto delle nuove informazioni e analisi disponibili, il Consiglio direttivo seguirà comunque con attenzione e valuterà costantemente l’adeguatezza dell’intonazione della politica monetaria. Qualora si rendesse ancora necessario far fronte a rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato, il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato. Il Consiglio direttivo ha conferito agli esperti della Bce e ai comitati competenti dell’Eurosistema l’incarico di assicurare la tempestiva predisposizione di ulteriori misure da attuare se necessario».

Mandare avanti le riforme strutturali, quelle del mercato del lavoro in primis, favorire gli investimenti, queste le richieste della BCE, «alcuni Paesi devono imprimere slancio al processo legislativo e attuativo delle riforme dei mercati dei beni e servizi e del lavoro, e agli interventi volti a migliorare il contesto in cui operano le imprese. L’efficace attuazione delle riforme strutturali genererà attese di redditi più elevati e incoraggerà le imprese ad accrescere subito gli investimenti, con un’accelerazione della ripresa economica», si legge nel rapporto. 

Permangono ancora, secondo la BCE rischi, le prospettive economiche rimangono ancora orientate al ribasso « in particolare  l’indebolimento della dinamica di crescita nell’area dell’euro, unitamente all’acuirsi dei rischi geopolitici, potrebbe ripercuotersi sul clima di fiducia e soprattutto sugli investimenti privati. In aggiunta, progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei paesi dell’area rappresentano un fattore cruciale di rischio al ribasso per le prospettive economiche».

Inflazione più bassa nel lungo termine e crescita dell’Eurozona rivista al ribasso, questo il quadro che emerge, rispetto alla rilevazione precedente infatti le aspettative di inflazione hanno subito una lieve revisione al ribasso di 0,1-0,2 punti percentuali, raggiungendo lo 0,5 per cento per il 2014, l’1,0 per cento per il 2015 e l’1,4 per cento per il 2016. Anche le attese di inflazione a lungo termine sono state riviste al ribasso all’1,80 per cento. Le aspettative di crescita del PIL reale sono state corrette al ribasso di 0,2-0,3 punti percentuali, scendendo allo 0,8 per cento per il 2014, all’1,2 per cento per il 2015 e all’1,5 per cento per il 2016. Stabili invece le attese sulla disoccupazione per il breve periodo, mentre sono state corrette al rialzo su un orizzonte di più lungo periodo.

Le stime indicano un tasso di disoccupazione nell’Eurozona all’11,6% per il 2014, all’11,3% per il 2015 e al 10,9% per il 2016, con un calo al 9,5% solo nel 2019 comunque rivisto in rialzo dal precedente 9,4%.

Scongiurato il pericolo di una terza recessione del 2015 ma non sottovalutare i rischi, queste le parole del capo economista di Standard & Poor’s  Jean-Michel Six «I dati di Eurolandia non sono così incoraggianti – ha detto Six nel corso del suo intervento a un convegno sulle utilities organizzato da S&P – la crescita ha già perso slancio e i venti che ci spingono verso il 2015 sono molto deboli».
«Nel nostro scenario base non prevediamo una terza recessione dopo quella del 2009 e del 2011 ma i rischi non vanno sottovalutati perché sono aumentati e questo avrebbe un effetto molto deleterio dal punto di vista socio politico. Come diciamo noi francesi – ha concluso – il peggio non è mai sicuro». S&P prevede per i prossimi due anni una crescita dell’eurozona tra lo 0,5% e l’1%. La Banca centrale europea dovrebbe introdurre delle misure non convenzionali entro la fine del 2014,  gli interventi Tltro-secondo Six-potrebbero farci pensare che la Bce non e’ ancora pronta per misure genuinamente non convenzionali, sostenendo che i Tltro sono l’ultimo tentativo di Mario Draghi di convincere gli scettici, i tedeschi, che le misure convenzionali non funzionano e la seconda tornata di Tltro fara’ vedere che servono misure non convenzionali . Inoltre, secondo l’economista, nella zona euro non abbiamo bisogno di un aumento dei tassi, azione prevista per il luglio prossimo da parte della Fed, anzi “dobbiamo isolarci dagli Usa, che sono su un percorso diverso».

Piccolissima ripresa per l’inflazione, che aumenta dello 0,1% sia rispetto al mese precedente sia nei confronti di ottobre 2013 (il tasso tendenziale era -0,2% a settembre).

La ripresa dell’inflazione, scrive l’Istat, è dovuta principalmente al ridimensionamento delle flessioni tendenziali dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-2,6%, da -6,6% di settembre); con un ruolo determinante del Gas naturale (-5,9%, da -11,1% del mese precedente); e dei servizi relativi alle comunicazioni (-1%, da -5,6% di settembre).

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo sale a +0,5% (da +0,4% del mese precedente); al netto dei soli beni energetici, sale a +0,4% (era +0,3% a settembre). L’inflazione acquisita per il 2014 sale allo 0,3% dallo 0,2% di settembre.

Illusione ottica, questa la definizione del Codacons dell’incremento registrato ad ottobre dall’Istat.

La risalita dei prezzi e’ determinata  « unicamente dai prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica in alita – spiega il Presidente Carlo Rienzi – l’aumento dello 0,1% anche per il carrello della spesa appare in ogni caso assolutamente insufficiente».

Vedere nei numeri dell’Istat sull’Inflazione un segnale di ripresa equivale secondo Rienzi « ad accontentarsi di una briciola, dal momento che di questo passo per tornare ai livelli precrisi il Paese impieghera’ non meno di 35 anni».

Chiusura positiva per Piazza Affari.  A Milano, il Ftse Mib archivia la seduta guadagnando lo 0,43% a 18.782 punti.  Chiusura in rialzo per lo spread: il differenziale tra Btp e Bund tedeschi, che si era ristretto a 152 punti base in avvio di giornata, torna ad allargarsi e si attesta a 157,80. Il rendimento del Btp decennale e’ a 2,37%.

 

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