lunedì, Settembre 27

Bangui, una carneficina made in France field_506ffb1d3dbe2

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Bangui 

Kampala  –  Dopo aver ottenuto l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite, la Francia ha inviato 800 soldati in rafforzo al contingente già esistente nella Repubblica Centroafricana dando inizio all’offensiva militare denominata “Operazione Sangaris”.

Da giovedì scorso i 1.200 soldati francesi dotati di carri armati, blindati e il supporto aereo assicurato da due caccia supersonici classe Rafaelle provenienti dalla basa francese di N’Djamena, capitale del Ciad, hanno ingaggiato violenti scontri urbani contro vari gruppi ribelli che compongono la coalizione Séléka che spodestò il Presidente anti francese Bozizé nel dicembre 2012 conquistando il potere nel martoriato paese dell’Africa Centrale. Secondo testimonianze pervenute alla diaspora centroafricana che vive a Kampala, i combattimenti tra  giovedì 5 e sabato 7 dicembre sono stati violentissimi, mettendo a dura prova la capacità militare dei soldati francesi. Solo nella mattina di domenica 8 dicembre, la forza d’invasione occidentale sembra aver conquistato i principali punti della città, compreso il palazzo Presidenziale, difeso da un reparto di blindati francesi.

Una delle fase più cruenti della conquista di Bangui si è consumata presso l’aeroporto internazionale dove i ribelli hanno tentato di distruggere le postazioni francesi tese a difendere l’aeroporto trasformato un ponte logistico per i rifornimenti in supporto dell’invasione militare. Verso le 14 di venerdì 6 dicembre i soldati francesi hanno dovuto sostenere diverse ondate offensive dei ribelli che hanno danneggiato importanti settori dell’aeroporto, ovviamente chiuso ai voli civili nazionali e internazionali. Solo la superiorità di armamento e la copertura aerea dei caccia supersonici hanno potuto prevalere sulle migliaia di ribelli intenzionati a sconfiggere l’invasore francese.

Il prezzo di questa prima vittoria dell’ennesima avventura coloniale francese in terra Africana è stata pagata principalmente dai civili. Le missioni cattoliche e la Ong francese Medici Senza Frontiere riportano un bilancio provvisorio di 300 civili uccisi durante i combattimenti. L’Agenzia di Stampa Francese, nel disperato tentativo di coprire questa carneficina, addossa la colpa ai ribelli. Costretti alla fuga, le milizie allo sbando si sono accanite contro la popolazione inerme, recita la versione ufficiale.

La cellula africana dell’Eliseo, negli ultimi dieci anni è stata costretta a raffinare la sua macchina propagandistica in quanto le classiche verità di Stato non riescono più a reggere dinnanzi alla contro informazione offerta da centinaia di testimoni sulla rete. Nel mondo odierno anche nei più remoti Paesi del mondo, tra i quali la Repubblica Centrafricana, è sufficiente essere dotati di un economico smartphone made in China e di una debole connessione internet per pubblicare foto e video in contemporanea, in grado di smentire qualsiasi versione ufficiale. Per contrastare questa insidiosa informazione dal basso, in attesa di leggi che regolamentino l’uso “improprio” del giornalismo online, la France Afrique è stata costretta ad adottare la tattica delle “mezze verità”.

Anche nel caso dell’Operazione Sangaris i comunicati offrono delle mezze verità. I testimoni oculari confermano episodi di violenza inaudita attuati sui civili dalle truppe ribelli Séléka in fuga. Purtroppo gli stessi testimoni oculari affermano che la maggioranza dei morti e feriti è stata provocata dai bombardamenti indiscriminati dell’aviazione francese per salvare il contingente d’invasione dagli attacchi dei Séléka evitando una sconfitta.

Secondo Medici Senza Frontiere, una grande percentuale di casualità inflitte dai francesi ai ribelli riguarda dei bambini soldati (oltre 100) utilizzati dalla Séléka. Questi bambini dai 9 ai 14 anni, completamente drogati e vittime di minuziosi lavaggi del cervello sono il più grande pericolo che ogni esercito moderno è costretto ad affrontare. Avendo passato la barriera tra bene e male ed essendo privi di ogni meccanismo inibitorio, i bambini soldati devono essere necessariamente abbattuti e non feriti o fatti prigionieri. Questa necessità militare crea enormi scompensi psicologici e traumi post combattimento difficili da trattare anche per dei cinici e criminali soldati di professione quali quelli solitamente impiegati dalla Francia nelle sue numerose “guerre nere”.  Abbattere un bambino di nove anni, seppur disumanizzato, rimane la più terribile e traumatica esperienza militare al mondo poiché é in netto contrasto con il sentimento paterno che possediamo noi umani, soldati compresi.

I violenti scontri hanno spinto molti civili a fuggire trovando riparo presso l’aeroporto internazionale di Bangui, dietro il filo spinato che li separa dalle strutture controllate dall’esercito francese, come eloquentemente dimostra il video di Itele France.

La presenza di civili nelle aree operative di un’offensiva è normalmente inaccettabile, essendo fonte di disturbo e anche di probabili infiltrazioni del nemico. Nonostante questa regola base della disciplina militare, i soldati francesi hanno dovuto tollerare questa orda di rifugiati per non contraddire i propositi umanitari dell’invasione di uno Stato Sovrano che sono stati gettati alla opinione pubblica internazionale per giustificare la seconda avventura militare coloniale francese del 2013.

«L’intervento francese nella Repubblica Centro Africana ha lo scopo di assicurare la sicurezza al necessario intervento umanitario a favore della popolazione», afferma il Ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian. Una menzogna già utilizzata durante l’Operazione Turchese in Rwanda nel 1994 a favore delle forze genocidarie che stavano attuando l’ultimo Olocausto del XX secolo. Una menzogna accettata dalle Nazioni Unite e rafforzata dall’impegno di alcune Ong Internazionali che si sono prontamente prestate a fornire il pretesto per convalidare la posizione ufficiale dell’Eliseo. Per fortuna non si registrano collaborazioni in questo senso da parte delle Ong Italiane presenti nel Paese, che preferiscono una cauta presa di distanza dopo aver evacuato il personale espatriato non strettamente necessario. Un punto a favore alla reputazione del mondo del volontariato italiano, profondamente scosso dall’esperimento di Pornografia Umanitaria della contestata trasmissione di RAI Uno: Mission.

Non si riesce ancora a comprendere quali saranno le sorti del Presidente Djotodia, ex leader della coalizione ribelle Séléka. Numerose fonti sostengono che sarà destituito dai francesi per mettere il loro uomo di fiducia, l’attuale Primo Ministro Nicolas Tiangaye. Al momento il Presidente sembra detenere ancora il potere. Ieri ha imposto un coprifuoco notturno rispettato anche dai soldati francesi. Le dichiarazioni del Primo Ministro Tiangaye fatte al quotidiano francese ‘Le Monde sembrano confermare accordi sotterranei con L’Eliseo. Mentre il resto del Governo Centroafricano non esprime giudizi evidenziando un’invasione non desiderata e subita, Tianngaye parla di una necessaria operazione per salvare il Paese dal caos. Anche l’Unione Africana sembra sostenere l’avventura militare francese auspicandosi «la rapida instaurazione dell’ordine pubblico»Con la capitale in stretto controllo francese ora gli obiettivi militari sono assicurare il controllo dei due principali strade Bangui-Douala e Beloko-Bangui al fine di evitare che i ribelli ritirarsi con la maggioranza delle forze intatti accerchino la capitale strangolandola economicamente.

L’operazione Sangaris é guidata da un veterano delle guerre coloniali di aperte tendenze fasciste, il generale Francisco Soriano, attualmente a capo del contingente militare stazionato in Gabon, dove proviene il grosso delle truppe d’invasione impiegate per “liberare” Bangui. Il Generale Soriano ha una grande familiarità del Centroafrica, avendo partecipato al comando della “Operazione Boali” nel 2002 per difendere il regime amico del Presidente Petassé contro la ribellione guidata dal Generale Bozizé, a sua volta destituito nel dicembre 2012 dalla coalizione Séléka con supporto militare e finanziario della Francia. Soriano all’epoca si meritò l’appellativo di ‘Boia’, datogli dalla popolazione centroafricana per non aver impedito dei massacri delle forze mercenarie congolesi e libiche sulla popolazione inerme, ma simpatizzante con la ribellione. Accuse sempre smentite dalla Francia e che non sono state considerate degne di nota per aprire un’inchiesta internazionale sui presunti crimini di guerra francesi in Centroafrica nel periodo 2002 – 2003. Il Generale Soriano, nato nel 1959 ha recentemente servito in Afganistan tra il novembre 2012 e l’aprile 2013.

Da domenica presso la capitale Bangui regna una relativa calma ma la campagna si prospetta lunga poiché ora si tratta di assicurare il controllo su tutto il territorio nazionale per la maggior parte ricoperto da impenetrabili foreste pluviali, ottimi santuari per la ribellione. L’avventura militare francese in Centroafrica dai risultati ancora più incerti di quella in Mali, contro una ribellione creata un anno fa dalla stessa Francia, è attuata a costi quasi zero, essendo finanziata per il 80% dall’Unione Europea, Italia compresa. L’Unione Europea ha stanziato 50 milioni di euro per finanziare l’invasione francese dello Stato africano che si aggiungono ai 245 milioni di euro già stanziati per svariate operazioni umanitarie.

«Saluto l’iniziativa della Francia e il suo coraggio a prendersi questa grossa responsabilità a nome dell’Europa», ha affermato il Capo della Commissione Europa Jose Manuel Barroso durante un suo intervento al summit internazionale della France-Afrique che si è svolto in questi giorni a Parigi. Questa entusiastica e servile dichiarazione sicuramente non sarà facilmente condivisa dai contribuenti europei alle prese con la più dura crisi economica dagli anni Trenta. «La Francia starà per poco tempo nella Repubblica Centroafricana. Dia tre ai sei mesi», afferma il Presidente francese Francois Hollande impegnato nel coprire il suo nuovo ruolo di guerrafondaio in Africa, ma immemore che la stessa promessa è stata già fatta nel gennaio 2013 per l’avventura militare in Mali…

 

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