mercoledì, Agosto 4

Bangladesh paralizzato

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BangkokUna rappresentanza di 65 grandi rivenditori internazionali, i quali si riforniscono principalmente attraverso l’apparato produttivo dell’abbigliamento del Bangladesh, nella giornata di ieri ha chiesto una immediata soluzione alla attuale crisi politica interna, affermando che i ripetuti blocchi sociali ed economici stanno di fatto bloccando la loro catena di approvvigionamento.

I Grandi Marchi mondiali ed i loro rivenditori hanno espresso viva preoccupazione in occasione del “Buyer Forum Meeting” che si tiene regolarmente presso  il ‘Westin Hotel’ di Dhaka.

«Solitamente in questo momento dell’anno siamo soliti discutere con gli acquirenti ed i rivenditori sulla crescita futura, i piani per attuarla e soprattutto come focalizzare tutto questo nel settore specifico delle esportazioni dal Bangladesh», ha affermato Atiqul Islam, Presidente delle Imprese Manifatturiere del Comparto Abbigliamento del Bangladesh BGMEA e della Associazione Esportatori ai media nazionali.

«Ed invece oggi ci ritroviamo a discutere di come poter affrontare questa pessima situazione nella quale ci si ritrova a causa della crisi politica».

I rivenditori internazionali hanno chiesto con insistenza al Governo centrale di tenere libera l’autostrada Dhaka-Chittagong, evitando che sia paralizzata dai blocchi delle manifestazioni in modo da tenere viva la catena di produzione e distribuzione, ha aggiunto lo stesso Atiqul Islam.

Il Presidente delle Imprese Manifatturiere ha anche annotato il fatto che i rivenditori che hanno partecipato al Meeting nella giornata di ieri nel campo della produzione dell’abbigliamento, rappresentano un controvalore di circa 22 miliardi di Dollari USA all’anno, su un totale di 25 miliardi di Dollari USA derivanti dal comparto industriale e commerciale dell’abbigliamento su base annua.

«Quindi, l’importanza del meeting non la si può certo negare», ha chiosato Atiqul Islam.

Nel novero dei partecipanti si possono riscontrare nomi noti in tutto il consesso commerciale e produttivo mondiale, come Walmart, Gap, JC Penney, C&A, Tesco, G-Star, H&M, Target, Inditex e Carrefour.

«La crisi politica interna ha avuto avvio in un tempo in cui noi avevamo inviato un messaggio positivo alla rete globale e mondiale dei distributori e dei rivenditori, comunicavamo che il Bangladesh è tornato pienamente a far business dopo gli incidenti di Tazreen e Rana Plaza», ha aggiunto il Presidente Atiqul islam.

Secondo un documento siglato dalle Imprese Manifatturiere del Comparto Abbigliamento del Bangladesh, 19 imprese specializzate nel comparto abbigliamento hanno perso finora un controvalore di 19.02 milioni di Dollari USA nel mancato business in 18 giorni di blocchi e sospensioni del lavoro. Le imprese hanno registrato le loro gravi perdite soprattutto a causa delle cancellazioni di ordini e delle improvvise variazioni di prezzo a causa dei trasporti dei beni e delle merci.

A causa delle violenze politiche, i produttori di prodotti di abbigliamento o le loro rappresentanze stanno viaggiando verso Hong Kong, Cina, India, Thailandia e le Nazioni europee, spendendo migliaia di dollari per partecipare a meeting con buyer che inizialmente avevano pianificato di stabilirsi a Dhaka.

Secondo quanto sottolineato ai media da Atiqul Islam, finora i buyer non si sono ancora tirati del tutto fuori dai contratti in essere ma hanno anche avvertito minacciosamente che lo faranno se la crisi politica continuerà a protrarsi nel tempo senza soluzioni.

Gli acquirenti internazionali hanno anche affermato che il Bangladesh potrebbe subire nuovamente una vistosa crisi di immagine se la stasi politica continuerà troppo a lungo, ha ben chiarito il Presidente delle Imprese Manifatturiere del Comparto Abbigliamento del Bangladesh.

A livello di facciata, cioé in pubblico, all’uscita dal Meeting nessuno tra i buyer e tra le rappresentanze che hanno partecipato hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito preferendo declinare di rilasciare alcun commento sulla spinosa situazione in essere.

Il Ministro per il Commercio, Tofail Ahmed , ha affermato che gli acquirenti internazionali vogliono di fatto sapere tutto e conoscere tutti i dettagli relativi alle ultime novità riguardanti la crisi politica. «Ho riferito ai buyer che non c’è niente di cui essere preoccupati se ci circostanziamo alla catena produttiva e nella catena dei rifornimenti tra Dhaka e Chittagong, tutto al momento è perfettamente operativo», ha espresso seraficamente il Presidente Ahmed dopo la chiusura del Meeting. «Ho assicurato i buyer che la situazione sarà presto risolta», ha aggiunto il Presidente delle Imprese Manifatturiere del Comparto Abbigliamento del Bangladesh.

Nei mesi trascorsi, il Bangladesh –una Nazione di circa 160 milioni di abitanti- è finito di nuovo nella paralisi generale. La leader dell’opposizione, Khaleda Zia, è stata confinata in un ufficio politico situato nella Capitale, Dhaka. Il suo Partito Nazionalista del Bangladesh BNP ha attuato un blocco nazionale delle strade, delle vie ferroviarie e delle vie d’acqua.

La miccia che ha fatto scoppiare tutto è stato il divieto contro una protesta per ricordare l’anniversario del 5 Gennaio circa le elezioni dello scorso anno, nelle quali l’attuale guida politica nazionale, l’ ‘Awami League’, guidata dal Primo Ministro, Sheikh Hasina , fu rieletta facilmente grazie ad un boicottaggio attuato dalle opposizioni. Circa 50 persone sono state uccise e più di 100.000 attivisti delle opposizioni sono stati arrestati. I leader del Partito Nazionalista del Bangladesh sono per la gran parte dei casi in carcere, in esilio o si stanno riparando in località nascoste e corrono il rischio di essere incriminati, il che impedirebbe loro di poter partecipare alle prossime elezioni. Nel corso della settimana in corso pare che si possa addivenire ad una qualche soluzione. Il Governo temporaneamente ha tagliato la corrente e gli accessi internet o via cavo agli uffici di Khaleda Zia. Oltre al blocco che paralizza i centri nevralgici del Paese, Khaleda Zia ha convocato una tre giorni di proteste a partire dal 1° Febbraio.

Ci si chiede oggi come sia stato possibile che tutto lo scenario politico del Bangladesh sia collassato in questo modo.

Secondo gli osservatori, il Bangladesh soffre di una forma disfunzionale di bipartitismo, nel quale i due partiti principali hanno innescato una battaglia che ogni volta acquisisce i contorni di una vendetta ai danni della nazione. Dal 1991 i due partiti si alternano alla guida del Paese ma chi va all’opposizione usa l’arma dei sondaggi per minare alla base il potere del partito che è alla guida del Bangladesh.

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