giovedì, Agosto 5

Bangladesh, la meglio gioventù disoccupata field_506ffb1d3dbe2

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bangladesh disoccupazione

Bangkok – Il Bangladesh è una di quelle Nazioni sempre sull’orlo dello sviluppo ammantato di successo e sempre sull’orlo del permanere nel limbo e nelle secche delle economie mai emerse. Nell’area asiatica, gli sforzi profusi negli ultimi anni dal Bangladesh sono innegabili ma –alla luce delle verifiche recenti- sembra vi sia un a specie di storica staticità che perdura, alla fin fine, abbastanza simile a se stessa nel Tempo.

Nel clima dettato dalla Madre di tutte le Crisi che è esplosa in tutta la sua aggressività nel 2008 perlomeno nei suoi risvolti più globali, alcuni Paesi –tra quelli emergenti- hanno mostrato un qualche segno di vivacità. Non è il caso caso del Bangladesh, che rimane una delle aree meno sviluppate dell’arco continentale asiatico ma anche a livello mondiale.

A tutto questo, si aggiunge –tristemente- un altro fattore specifico: oltre alla questione grave della disoccupazione estesa in tutta la Nazione, più in dettaglio, vi è il vero e proprio dramma sociale della disoccupazione giovanile, in subordine la sperequazione attuata verso la componente lavoro della sezione femminile oppure la sempre più estesa sottoccupazione che riguarda tutto il Paese. Circa un terzo dei giovani del Bangladesh è sia sotto-impiegato sia disoccupato, lasciando una larga fetta di lavoro potenziale dello sviluppo del Paese sotto-utilizzato o inutilizzato.

Va anche peggio nello scenario femminile, le femmine giovani hanno un tasso di disoccupazione anche più alto rispetto alla loro controparte maschile, spesso nonostante livelli di istruzione migliori. Ma i giovani collocabili nella fascia d’età tra i 15 ed i 29 anni, i quali costituiscono più di un quarto del totale della popolazione, possono essere inseriti nel tessuto della nazione se fossero meglio istruiti e meglio addestrati al lavoro, affermano gli esperti di sociologia del lavoro, di materie economiche e tra i pianificatori sociali.

E nonostante questo fosco scenario, il Bangladesh si appresta a osservare le celebrazioni del Giorno Mondiale della Popolazione come tutto il Pianeta questa volta sotto gli auspici del tema “Investire nei giovani per un futuro migliore per tutti”.

«Il Bangladesh vede una popolazione molto giovane», ha affermato Argentina Matavel Piccin, la rappresentante del Fondo Popolazione presso le Nazioni Unite per il Bangladesh. «Se fornito della conoscenza adeguata, gli strumenti concettuali e le opportunità di intraprendere azioni informate ai livelli individuale, familiare, nazionale, comunitario, la popolazione giovanile dei nostri tempi potrebbe intraprendere ed avviare uno sviluppo inclusivo e sostenibile senza precedenti».

Secondo i Prospetti della Popolazione Mondiale, Revisione 2012 della Divisione Popolazione presso le Nazioni Unite, la popolazione giovanile del Bangladesh (all’epoca Pakistan dell’Est) era del 24.8 per cento nel 1970, 28.4 per cento nel 1990 e potrebbe essere del 28.7 per cento nel 2015. In ogni caso, la proporzione di giovani scenderà sotto il 18.1 per cento entro il 2055, secondo le previsioni del Fondo Popolazione presso le Nazioni Unite.

Secondo il censimento della popolazione e delle residenze edilizie del 2011 il 32 per cento dei giovani in fase potenziale di forza lavoro risultano essere sia senza impiego sia sottoimpiegati. Di tutti i gruppi in età di forza lavoro, i giovani collocati nella fascia di età tra i 15 ed i 19 anni hanno il più alto tasso di disoccupazione, più di quattro volte il tasso di disoccupazione della popolazione di età pari o superiore ai 35 anni, sempre secondo il contenuto del censimento. Mentre il tasso di disoccupazione totale del Bangladesh è collocabile al 4.53 per cento, la disoccupazione giovanile per i maschi è al 6.8 per cento e per le femmine è all’8,5 per cento.

Rushidan Islam Rahman, Direttrice del Bangladesh Institute of Development Studies ha affermato che la gran parte di coloro che fuoriescono dal ciclo scolastico restano poi disoccupati. «Vari tipi di istruzione specializzata possono risultare utili per questi giovani ragazzi che hanno abbandonato la scuola e non sono impiegati al lavoro. Questo può essere fatto attraverso investimenti in programmi di partnership pubblico-privato e in collaborazioni con future prospettive di impiego, gli assunti poi genereranno domanda», ha affermato la studiosa, aggiungendo che gli investimenti nelle specializzazioni possono essere fatti in modo mirato a favore dei giovani che aspirano a cercare lavoro all’estero.

Si tenga conto del fatto che –proprio in materia di lavoro all’estero- il Bangladesh vede operare al proprio interno varie agenzie di lavoro per migliorare la collocazione di forza lavoro all’estero ma l’agenzia più grande e che meglio opera in questo campo è l’unica posseduta dallo Stato attraverso la Manpower Company del Bangladesh e che porta la sigla BOESL, Società a responsabilità limitata per l’Impiego del Bangladesh all’Estero. Il Governo della Repubblica Popolare del Bangladesh ha stabilito le attività della BOESL nel 1984 proprio per migliorare l’orientamento della forza lavoro espressa da cittadini del Bangladesh esportando personale sia specializzato sia non specializzato all’estero. Il suo motto principale è quello della chiara volontà di offrire i migliori servizi come partner affidabile di sviluppo basato sulla reciproca fiducia e per ridurre i costi della migrazione rispetto ai costi offerti da tutte le altre agenzie che operano nello stesso segmento di mercato. Il principale obbiettivo della BOESL è quello di fornire la persona giusta per il posto di lavoro giusto dopo opportuna valutazione dell’impiego all’estero e delle qualifiche dei potenziali migranti originari del Bangladesh a fini di lavoro. Altro motto caratterizzante della BOESL è “Nessun profitto nessuna base bassa”. La soluzione di connettere meglio l’offerta di manodopera e forza lavoro nazionale disponibile e la domanda di lavoro all’estero è praticata anche da altre Nazioni asiatiche come il Vietnam ed anche in quel caso lo Stato interviene come “mediatore” tra le due componenti –domanda ed offerta- non solo in termini di apparato scolastico e di istruzione o specializzazione disponibile al proprio interno ma anche attraverso società terze istituite con appositi software disponibili sia per il lavoratore che cerchi lavoro all’estero sia per le aziende estere che possono così meglio raggiungere il target di lavoratori dei quali è in fase di ricerca.

 

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