martedì, Maggio 18

Bangladesh in rivolta: la ex Premier Khaleda Zia condannata a cinque anni di carcere Scena politica rivoluzionata, per accuse di corruzione la ex Premier e suo figlio condannati al carcere. Di fatto, le opposizioni del Paese vengono zittite a colpi di Magistratura

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Le strade della Capitale del Bangladesh, Dhaka, sono state per giorni teatro di scontri tra manifestanti e Forze di Polizia che, in alcuni casi, quando la protesta si è fatta più vistosa ed incisiva, è dovuta ricorrere all’uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla in protesta. Il motivo del contendere è legato ad una recente condanna comminata alla ex Primo Ministro e Capo dell’opposizione Khaleda Zia, ritenuta coinvolta in un caso di corruzione.

La sentenza emessa nei confronti della 72enne ex Premier è di cinque anni di carcere, suo figlio Tarique Rahman, con la stessa accusa unitamente ad altri è stato condannato persino a 10 anni di carcere. Si tratta della Sentenza emessa dalla Quinta Sezione della Corte Speciale di Dhaka derivante da un processo su fondi pari a un controvalore in Dollari USA di $ 252.000 derivanti da donazioni estere a favore della Zia Orphanage Trust.

La ex Premier il 20 Novembre 2014 ha perso – nonostante un suo ultimo sforzo in tal senso – il diritto ad evitare il processo poiché la Corte Suprema ha ricusato il suo secondo tentativo di stralciare la sua posizione o di essere esentata del tutto dal processo stesso per poi essere semmai giudicata in altra sede minore, oltre i precedenti limiti posti dal suo precedente ruolo governativo. Ma l’Alta Corte ha successivamente convalidato il processo nella Corte minore che il 19 Marzo 2014 ha rinviato a giudizio Zia con due accuse di corruzione condotte dalla commissione Anti-Corruzione ed accolte dalla Magistratura del Bangladesh.

Secondo la Commissione i due istituti caritatevoli – l’altro è la Zia Charitable Trust – di fatto erano solo una copertura destinata a finanziare attività del tutto private della ex Premier, dei suoi figli e degli altri personaggi coinvolti e vicini alla famiglia di Zia. Le grandi quantità di denaro che giungevano sotto forma di donazioni dall’estero, quindi, venivano sottratte da Zia e dai suoi a fini del tutto personali. Tutto questo nell’arco di tempo in cui Khaleda Zia è stata Premier, col Governo guidato dal partito BNP Bangladesh Nationalist Party, dal 2001 al 2006.

Ora l’intera Nazione è posta in stato di allerta, massimo livello, poiché la tensione s’è fatta alta non solo nell’agone politico ma anche nella intera società del Bangladesh, profondamente toccata dal pronunciamento dell’Alta Corte che –di fatto- è entrata come attore di spicco assoluto nella scena nazionale, politica, governativa, economica e sociale. Il fatto che sia Zia sia (e soprattutto) suo figlio siano stati condannati a pene così severe rappresenta non solo la decisione della Corte Suprema del Bangladesh di voler punire un reato estremamente diffuso un po’ in tutta l’Asia ma – applicando il massimo della pena per la ex Premier e suo figlio – ha destato scalpore in specie nelle file delle opposizioni politiche nazionali che – non a caso – sono scese in protesta nelle strade e nelle piazze delle principali città del Paese e soprattutto nella Capitale per protestare veementemente.

Un ulteriore elemento temporale da aggiungere in questo quadro, è la data delle prossime elezioni presidenziali nazionali, che si dovrebbero tenere il prossimo dicembre. Gli oppositori, infatti, non hanno potuto non sottolineare la tempestività della decisione della Corte Speciale di Dhaka, poiché essa di fatto esclude Zia dall’agone politico nazionale. Il fatto che la pena alla detenzione in carcere (e non ai domiciliari) sia estesa per cinque anni comporta la totale esclusione di Zia non solo dalle candidature per le prossime elezioni di Dicembre ma dalla scena politica nazionale per un quinquennio, il che rappresenta tutta la durata del prossimo Governo che guiderà il Bangladesh.

Il clima di sospetto intorno alla decisione della parte più alta della Magistratura del Bangladesh, la dietrologia che spesso popola i pensieri durante le campagne elettorali sta oggi avvelenando la scena nazionale, mettendo le componenti politiche pro e contro in stato di subbuglio e certo determina un alto clima di tensione nel Paese.

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