Bangkok e i suoi misteri field_506ffbaa4a8d4

Immediatamente dopo l’esplosione, quando è cominciata la conta dei morti e dei feriti, contestualmente è partita anche la litania di ipotesi che ruotano intorno all’autore o agli autori dell’efferato attentato. Il Capo della Giunta militare che detiene il potere dittatoriale in Thailandia da più di un anno, il Generale Prayuth Chan-Ocha, inizialmente ha detto in tv che – a chi si fosse reso responsabile di questo vile atto di aggressione verso le persone inermi – veniva data l’opportunità di consegnarsi spontaneamente in Polizia, quasi a protezione della sua stessa incolumità, perché – dopo aver messo in giro le prime immagini tratte dalle telecamere – la gente avrebbe potuto anche linciare qualsiasi ragazzo che somigliasse a quello che appare in quelle immagini, dove un giovane con una maglietta gialla depone uno zainetto e va via facendo finta di essere distratto mentre guarda il telefonino. Ovviamente il Capo della Giunta militare ha usato tutto questo come un trucco per far venir fuori dal buio l’autore dell’esplosione. Oggi, però, è nozione diffusa e accreditata quella di un gruppo di una decina di persone organizzate, dove non mancherebbero purtroppo anche dei thailandesi. ‘Purtroppo’ perché sempre in Thailandia, quando accade qualcosa di tremendo (come accadde nel novembre 2014 a proposito di una coppietta di turisti inglesi uccisi a colpi di pali in legno a Koh Tao una località turistica famosa) la colpa è di stranieri. Anche asiatici ma pur sempre ‘stranieri’. Stavolta no, pare che si ventili l’ipotesi che nel gruppo che ha pianificato l’attentato vi sia gente thailandese.

Il Tenente Generale Prawut Thawornsiri, portavoce ufficiale della Polizia Thailandese ha confermato -v nel corso dei briefing con la stampa – che il commando terrorista dovrebbe essere costituito da un numero non inferiore a dieci. E si crede anche che il commando abbia pianificato l’attentato da mesi, e si fa sempre più forte l’idea che vi siano dei thailandesi nel gruppo d’attacco e tra i pianificatori. Il ragazzo che compare nei video delle telecamere che si affollano in uno dei centri nevralgici della vita collettiva a Bangkok, nei cui confronti è stato emesso un mandato di cattura, è stato riferito non parlasse thailandese, in base alla testimonianza del moto-taxi che è stato assoldato dal ragazzo con la maglietta gialla per allontanarsi in fretta dal luogo dell’attentato. Infatti, ora la Polizia Thailandese sta cercando non solo quel primo ragazzo ma anche due uomini e una donna, anch’essi ritratti in alcune sequenze catturate dalle telecamere in Centro a Bangkok, i quali erano vicini al ragazzo che poneva domande su alcuni luoghi o direzioni, si cerca di capire insomma di che nazionalità fosse. La Polizia ritiene anche che gli autori dell’attentato siano ancora in Thailandia.

Certo è peculiare il fatto che la Giunta abbia con una certa fretta addossato le responsabilità dell’attentato sulle spalle del Movimento delle ‘Magliette Rosse’ (per paradosso il ragazzo che appare nelle telecamere del Centro indossa una maglietta gialla). La Storia, infatti, ci racconta che la Giunta di Prayuth Chan-Ocha ha preso il potere per porre fine alla vera e propria guerra in strada inscenata dal Movimento delle ‘Magliette Gialle’ guidate da Suthep Thaugsuban, il che fa chiaramente capire chi sia meno distante, ideologicamente, dalla Giunta Militare oggi al Potere. E chiarirebbe anche perché ci si sia schierati con così rapida immediatezza attribuendo la paternità dell’attentato alle Magliette Rosse.

È stato chiaro fin dall’inizio anche che era poco credibile attribuire la paternità degli attentati ai movimenti separatisti di estrazione islamica che ancor oggi funestano le tre Provincie meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat. Infatti, tali componenti compiono attentati terroristici – e spesso efferati – in modo circoscritto, senza sconfinare nella Capitale Bangkok. Altrettanto balzana è apparsa subito l’ipotesi di un attentato commesso dagli Uyghuri, i quali hanno sì conti in sospeso atavici e profondi ma con la Cina, non certo con la Thailandia. E il fatto che il Tempietto Erawan sia meta di pellegrinaggio mistico-religioso da parte di tanti cinesi non vuol dire niente, poiché quel Tempietto è visitato da tutti, turisti compresi.

È altrettanto chiaro che i dietrologi immaginano anche servizi segreti deviati il cui scopo è quello di mettere in difficoltà l’immagine della Thailandia e la sua economia (infatti la moneta locale, il Thai Baht, ha subito duri colpi nelle ultime ore), soprattutto l’export, per poi giustificare la presenza militare dittatoriale al fine di assicurare protezione alla Nazione nel momento degli attacchi terroristici. Di pochi giorni fa, infatti, le affermazioni per le quali la Giunta militare ha affermato pubblicamente che le prossime elezioni democratiche potrebbero essere ulteriormente procrastinate, e che la Giunta Militare – in difesa del popolo e della Nazione – potrebbe restare al comando del Paese almeno fino al 2017.

C’è molto da chiarire, in merito all’attentato al Tempio Erawan di Bangkok. L’unica cosa certa sono i 22 morti e i 120 feriti ricoverati in 14 differenti Ospedali della Capitale.