venerdì, Maggio 14

Bandiere Blu: business o turismo? field_506ffb1d3dbe2

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Ogni estate si presenta il solito dilemma: dove andare a passare quei pochi giorni di vacanza al mare? Ogni famiglia, allora, si mette alla ricerca di un luogo plausibile su siti Internet, guide turistiche o agenzie di viaggio, cercando di identificare la spiaggia cristallina che tutti sognano di vedere. Ci sono dei parametri che aiutano a trovare il luogo adatto per villeggiare nei mari italiani, e uno di questi sono le famigerate Bandiere Blu, assegnate alle spiagge o ai Comuni che presentano determinate caratteristiche, come la pulizia dell’acqua o la presenza di impianti turistici eccellenti. La Foundation for Environmental Education (FEE) è l’organizzazione mondiale no-profit che, attraverso un comitato di giuria nazionale, concede il vessillo alle spiagge più belle d’Italia. La giuria nostrana che assegna le Bandiere Blu è formata da enti molto importanti: si va dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo al Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, passando per il Consorzio Nazionale Batterie esauste o per la Federazione Italiana Nuoto, sezione Salvamento. Le Bandiere Blu vengono assegnate alle spiagge o agli approdi turistici che si contraddistinguono per bellezza e funzionalità.

La FEE Italia assegna le Bandiere Blu tenendo a mente molti criteri: educazione ambientale che il Comune deve svolgere annualmente nei confronti di ragazzi o adulti; alta qualità delle acque, che non devono essere inquinate o sporche e che devono essere denominate dagli enti che le analizzano come ‘eccellenti’; raccolta differenziata e buoni mezzi di trasporto che devono circondare la spiaggia; infine, alta presenza di personale per il salvataggio e buon accesso alla spiaggia per i disabili. Se un Comune non rispetta questi parametri, riceverà un punteggio non adeguato per l’assegnazione della Bandiera Blu.

Questo tipo di merito annuale che ricevono i Comuni o i lidi italiani è sempre accompagnato da polemiche. Uno dei problemi più dibattuti è il fatto che un Comune, per ricevere il vessillo, deve presentare, spesso di sua spontanea volontà, la domanda per ricevere la certificazione Bandiera Blu. Infatti, se la FEE non invita l’amministrazione comunale a partecipare, nessuna spiaggia di quel tratto costiero potrà esporre la bandiera se non partecipando alla presentazione dei documenti necessari per le verifiche della commissione. Quindi, molte coste italiane, di smisurata rilevanza per quel che riguarda la bellezza del mare, rimangono escluse dalle assegnazioni. Abbiamo contattato direttamente il Presidente della FEE Italia, Claudio Mazza, che ci ha spiegato il motivo della scelta di far presentare le domande autonomamente ai singoli Comuni: “Questa certificazione è volontaria e questa è la nostra forza, perché se viene qualcuno che giudica e basta non apporta nulla al Comune, che quindi, proponendosi autonomamente, mette sul tavolo non solo le cose positive ma anche quelle negative, dandosi degli obiettivi futuri che possano migliorare il Comune negli anni a venire”.

Fondamentale, quindi, non solo l’assegnazione del vessillo blu ma anche il processo di crescita comunale che permette sì di ricevere la bandiera, ma anche di aumentare l’offerta ai bagnanti e ai turisti che visitano ogni giorno una località rivierasca. Le Bandiere Blu del 2015 in Italia sono state 280 distribuite in 147 Comuni rivieraschi, e hanno interessato anche laghi (con le località di Cannero Riviera e Gardone Riviera); ci sono poi stati casi eclatanti, come la Liguria, che ha ricevuto ben 23 Bandiere Blu. I Comuni di Moneglia (Ge), Lignano Sabbiadoro (Ud) e Grado (Go) sono attualmente le località che hanno ricevuto più Bandiere Blu: ben 26 in ognuna località, in 29 edizioni.

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