martedì, Settembre 21

Bande criminali, la nuova sfida della Colombia

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Bacrim bande criminali

La regione colombiana nota come Urabá –“terra promessa” nella lingua indigena– è una zona calda, non solo per la sua temperatura, ma anche come metafora della violenza.  È stata la culla del potente cartello di Medellín comandato dal tristemente famoso, capo Pablo Escobar. Con i resti di quella organizzazione criminale, i fratelli Castaño hanno fondato le Autodefensas Unidas de Colombia, un gruppo paramilitare che si è reso responsabile di centinaia di massacri. Dopo essersi arresi e aver consegnato le armi, alcuni dei loro comandanti si sono ribellati e hanno costituito le cosiddette Bande Criminali (Bacrim). Gli analisti temono che quelle bande possano prendere il controllo di altre zone del Paese, una volta che le guerriglie comuniste abbiano firmato i trattati di pace.

Uno di quegli esperti è Ariel Ávila, che lavora per la fondazione Paz y Reconciliación. Ci spiega che la Colombia è passata attraverso vari processi di pace, con almeno due gruppi guerriglieri e con i paramilitari. “Dopo ogni processo si sono susseguite ondate di violenza. Non si è mai riusciti a chiudere il ciclo di violenza politica, per questo bisogna studiare quale sia il rapporto tra violenza politica e economie illegali”. Ávila lo lo fa da qualche anno e afferma che in Colombia ci sono 54 famiglie politiche che controllano quasi tutto. Con dati crudi alla mano, inoltre, ha dimostrato che esiste un rapporto tra alcuni di loro e i paramilitari. Il suo lavoro non gli ha dato solo prestigio: a 30 anni ha ricevuto minacce di morte, in un paese in cui le minacce sono condanne.

Come ha già dimostrato in vari casi la giustizia colombiana nel sottoporre a giudizio leader criminali e paramilitari, questi legami della politica con i gruppi armati illegali hanno consentito a questi ultimi di appropriarsi di gran parte, se non della totalità, dei redditi che dovrebbero finire nelle casse pubbliche per il rafforzamento dello Stato. In cambio i politici ricevono risorse per le loro campagne, l’appoggio incondizionato dei gruppi armati –che possono minacciare o persino assassinare i concorrenti– e una percentuale sui guadagni. Tutto ciò, naturalmente, indebolisce la capacità dello Stato di controllare e proteggere il territorio.

Secondo le stime, nel 2008, in Colombia, c’erano circa 30 Bacrim, ma in seguito a una serie di scontri per il controllo ne sopravvive una manciata, tra cui i Rastrojos, La Oficina del Caribe e quella che è forse la più forte di tutte: Los Urabeños. In base ad alcune conclusioni della seconda assemblea dell’Observatorio Colombiano de Violencia y Gobernanza della Fondazione Friedrich Ebert, Los Urabeños sono diventati un marchio registrato che opera come un franchising criminale di successo, e si dedica fondamentalmente all’estorsione, al contrabbando di benzina, al microtraffrico di sostanze stupefacenti, al traffico di armi e al controllo dei trasporti.

Per quanto riguarda il narcotraffico, la regione di Urabá è cruciale, giacché offre l’accesso alle piantagioni di coca fa parte delle vie di sbocco sul mare, sia verso il Pacifico sia verso l’Atlantico, il che consente di esportare la merce con l’aiuto di  narcotrafficanti messicani verso il loro Paese e da lì negli Stati Uniti, dove si trova il principale mercato di consumo di droghe. Oppure dalla costa atlantica in Africa e da lì in Europa.

Non tutto in Colombia è narcotraffico, però, giacché esistono attività criminali legate al settore minerario: secondo l’Agencia Nacional de Minería, la Colombia ha prodotto 55,7 tonnellate metriche di oro nel 2013 e si calcola che il 63% delle miniere opera nell’illegalità; mentre gli smeraldi di questo Paese sono i più apprezzati del mondo. Altre attività legali che sono state sequestrate dai gruppi armati illegali, sono il petrolio, le risorse in legnami e, al bordo dell’impoverimento del crimine, alcune bande hanno avviato un processo di monopolizzazione territoriale che, secondo lo studio intitolato Nuove forme di guadagli illegali a Medellín, dell’Universidad EAFIT, comprende la rivendita di biglietti di spettacoli pubblici e persino di prodotti alimentari –uova, polli, arepas (focacce di mais)– che a volte si ricevono come pagamento di estorsioni e che sono distribuiti nei negozi di quartiere mediante una coercizione passiva: chi può dire di no ai membri di una pericolosa banda, che in più vende a prezzi inferiori?

“In base a esperienze precedenti e a esperienze internazionali, le sfide che dobbiamo affrontare dopo i conflitti colombiani riguardano la violenza urbana”, ha spiegato il ricercatore della Universidad del Norte, Luis Fernando Trejos, durante un seminario sulle transizioni democratiche organizzato dalla suddetta università e dalla Friedrich Ebert Stiftung. Inoltre, afferma Trejos, una delle sfide del processo di pace in Colombia è quella di riuscire a ottenere una reintegrazione reale nella società di quelle persone che abbandonano le armi, per evitare che siano reclutate dal crimine organizzato. In realtà l’accordo di pace non rappresenta la fine della guerra, ma l’inizio di un processo che non dipende solo dai protagonisti armati, ma da tutta la società nel suo insieme. Secondo un noto principio della teoria bellica, inoltre, negli accordi di pace di oggi si trovano le guerre del futuro. Un concetto che tutto il mondo ha potuto verificare tra le due guerre mondiali.

“È necessario trasformare il modo di concepire la sicurezza per cercare soluzioni meno militari, meno fondate sulla guerra e che siano maggiormente preoccupate di risolvere i problemi sociali, politici ed economici del Paese”. Sostiene Inge Valencia, direttrice dell’Observatorio de  Narcotráfico y Seguridad de la Universidad ICESI, di Cali, aggiungendo che, come accade nella fisica, lo spazio lasciato da un corpo sarà riempito da un altro. Pertanto, una volta che le FARC avranno firmato gli accordi di pace e avranno iniziato la loro smobilitazione, lo Stato colombiano deve fare tutto il possibile per controllare quella zona ed evitare che lo facciano prima i criminali.

 

Traduzione di Marco Barberi

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