mercoledì, dicembre 19

Banche e tessuto produttivo vittime dello stesso male: la finanza e malainformazione Cos’è successo al sistema bancario italiano, attorno al quale vi è un’asimmetria informativa che va a discapito dei cittadini. Ne parliamo con l’avvocato Serafino di Loreto, fondatore e direttore di Sdl

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Il sistema banche è nell’occhio del ciclone da mesi in Italia e in questi giorni in particolare. Il rapporto tra banca e cittadino si è incancrenito e deteriorato col tempo, non ultimo causa la grave carenza di trasparenza che caratterizza le banche italiane. Cosa sta alla base di questa crisi? Cos’è successo al sistema bancario italiano? E quanto influisce la oramai tristemente nota ‘ignoranza’ degli italiani in fatto di cultura finanziaria? L’ OCSE è più volte tornato sul tema dell’educazione finanziaria nel corso degli ultimi anni, sottolineando, tra il resto, come sia la fascia più giovane della popolazione ad essere la più colpita dalla scarsità di cultura finanziaria, in particolare nei Paesi più ricchi.  L’alfabetizzazione finanziaria  nelle maggiori economie mondiali è un problema, come sottolinea il rapporto ‘Students’ Financial Literacyun numero troppo elevato di studenti in tutto il mondo non sono dotati di una preparazione di base in ambito finanziario.

Abbiamo affrontato questi temi con l’avvocato Serafino di Loreto, fondatore e direttore di Sdl, centro studi e ufficio di consulenza di avvocati che si dedicano alla difesa degli utenti delle banche e delle vittime di usura e crimini bancari.

Lei si è costruito l’immagine dell’avvocato paladino dei truffati dalle banche e delle ‘vittime’ Equitalia, immagine, per altro, messa in discussione da alcuni rumors della rete e poi da alcuni media. Non vogliamo entrare nel merito. Le chiediamo piuttosto come guarda cosa sta accadendo in Parlamento presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

In Italia da decenni c’è un grosso problema che tutti conoscono, ma fanno finta di non conoscere. È la madre di tutti i problemi, come direbbe Saddam Hussain ‘la madre di tutte le battaglie’. La banca d’italia non è la banca d’italia se non per il nome, nel senso che svolge alcune funzioni dal punto di vista istituzionale, ma in realtà è un’azienda privata. Tra l’altro, la banca d’italia è l’unico ‘ente’ che non è dello Stato, mentre la banca di Francia è della Francia, la banca di Germania è della Germania. Per sapere chi sono i padroni della Banca d’Italia basta vedere chi ne detiene le quote, tolto il 5% ,circa, che è del’ INPS e dell’INAIL, il 66% lo detengono Unicredit e Intesa, il resto lo detengono le altre banche che ci sono in Italia. Quindi, la Banca d’Italia è di proprietà delle banche che esercitano un mestiere sul territorio nazionale, peccato che la Banca d’Italia è delegata a dare delle ‘istruzioni’ agli operatori del mercato. Quindi non ho difficoltà a ritenere che queste ‘istruzioni’ siano studiate dagli uffici legali, ma anche suggerite al Consiglio di Amministrazione della Banca d’Italia, che è nominato dalle altre banche. Quindi essendo la Banca d’Italia il ‘dipendente’ delle banche, io ritengo che queste si siano fatte fare delle istruzioni ‘ad bancam’ dove l’unico obiettivo finale era fare più utili, anche alle spalle dei contribuenti. Tutto questo conflitto di interessi enorme ha generato il fatto che la Banca d’Italia una volta chiude un occhio, a volte tutti e due, perché non può andare contro al ‘padrone’. Questo è il vero scandalo. Uno dice ma perché non si interviene con il machete? Per il semplice motivo che le banche italiane sono anche quelle che detengono un terzo del debito italiano. È un gioco di forza, è un coacervo di situazioni dove manca la chiarezza, ed invece proprio in quest’ambito sarebbe necessaria chiarezza, perché, alla fine, sempre due soggetti devono pagare: o lo Stato che copre i debiti con le tasse dei contribuenti, oppure i risparmiatori, che hanno i loro quattrini in deposito. Questa è la madre di tutte le battaglie, da qui nascono tutti i mali. Visco sta messo li non per vigilare, le regole dicono che lui dovrebbe vigilare, ma è stato nominato da chi lo ha messo lì dicendo ‘non vigilare, fammi le istruzioni in modo tale che io possa rubare, mangiare il più possibile senza pagare pegno e dazio’.

Al cittadino medio crediamo stia passando un messaggio molto caratteristico dei tempi che stiamo vivendo: ‘tutti colpevoli, nessun colpevole, così va il mondo, e io me la piglio sempre in saccoccia’. E’ così? E a un addetto ai lavori come Lei, quanto sta accadendo a Roma che le fa pensare?

Questo è dato dal problema dell’asimmetria informativa. Il cittadino purtroppo è ‘ignorante’, nel senso latino del termine, non ha le informazioni, e quindi, quando si trova di fronte a chI è più forte di lui e a chi è più preparato di lui, è un difficoltà. Per ottenere giustizia in modo civile e legale devi conoscere il diritto, devi sapere di giurisprudenza, di calcoli sopraffini e di algoritmi. Il cittadino è debole perché è ‘ignorante’, si trova di fronte al fatto compiuto, dove gli vengono sottratti i suoi soldi, e alla fine il cittadino di fronte ad una situazione nella quale è impotente reagisce in modo violento o verbale, o in modo rassegnato, per cui qualcuno si suicida. Comportamenti che si dovrebbero comunque evitare ma in ogni caso sono generati da un comportamento delinquenziale di questi ‘colletti bianchi’, che pensano di aver fatto del popolo italiano un esercito di schiavi. Questo è il vero problema sociale dell’asservimento. Questo non significa che il cittadino sia esente da ogni responsabilità, è possibile che un cittadino non abbia studiato per mancanza di volontà. Però, da una parte abbiamo sopraffini menti che pianificano le truffe,  dall’altra parte abbiamo un cittadino che magari si fa ingolosire da un’opportunità, ma non capisce che è una trappola che è stata predisposta per truffarlo ad arte. È per questo che non posso non schierarmi dalla parte del cittadino, anche se qualche caso veniale può essere imputato al cittadino stesso. La parte contrattuale più forte, proprio perché è più forte, deve essere quella più etica. Il sistema bancario non deve essere asservito, come in un Paese socialista di quelli marxisti/lenisti al servizio del popolo in senso istituzionale, ma le banche devono avere comunque una finalità socialmente utile. La banca, nel fare utile, dovrebbe adeguarsi ad un codice etico. Fino agli anni 50/60 esisteva per le banche una normativa che diceva che le banche dovevano predisporre l’accesso al credito per chi fosse meritevole in una logica funzionale per la crescita dello Stato. Da quando hanno tolto questa normativa, le banche sono diventate dei supermercati, che pensano unicamente a pararsi la schiena e massimizzare il profitto a discapito di chiunque.

E’ corretto dire che le banche sono un problema non solo italiano? Se si, allora, sarebbe corretto dire che il problema è a monte, e non sta invece nelle singole banche o nei sistemi bancari dei singoli Paesi?

Sarebbe come dire che le automobili sono un problema anche negli altri Stati. Sono i comportamenti delle persone che utilizzano lo strumento ‘automobile’ o ‘banca’ in questo caso, i veri problemi. Non è lo strumento in se. È come dire ‘la pistola è un problema’, ‘il fucile è un problema’. No, fucile e pistola non sono un problema se servono all’Esercito per difendersi, per portare la pace, ma nel momento in cui la pistola serve per fare delle rapine e portare terrore tra le persone, allora è un problema. La banca non è un problema solo in Italia perché a livello transazionale esistono quei potentati, quelle 50/60 realtà dove si decidono i destini del mondo, dove andare a fare più o meno massicciamente shopping. Se spostano gli investimenti di miliardi di miliardi di dollari di euro in Asia, piuttosto che in Europa, è ovvio che l’economia europea avrà una serie di conseguenze sull’occupazione, sugli ordini ecc. Questi ‘padroni’ dell’economia mondiale sono quelli che detengono il 90 % della grande ricchezza finanziaria. Le banche, per assurdo, sono gli strumenti operativi dei finanzieri, il vero problema sta nella finanza che è transnazionale. Le banche sono i terminali sul territorio dove con i loro sportelli ‘mungono’ il correntista per quello che il correntista ha a disposizione da depositare in quell’istituto di credito. Dovrebbe esserci una politica nazionale che mette dei paletti, e poi dovrebbe esserci una politica anche transazionale, ad incominciare dal livello europeo, dove determinati principi di base devono essere condivisi da tutti i Paesi. Il vero problema è che c’è un cancro che si chiama finanza internazionale, che non guarda in faccia nessuno e che ha come unico obiettivo fare di interi popoli nazioni di schiavi. Ma a questo punto ci si domanda: cosa possono fare gli Stati che hanno il potere? Devono capire cosa mettere al centro dei loro valori. Nella Costituzione americana c’è scritto che lo Stato americano ha come scopo ‘il benessere e la felicità dei propri cittadini’.  In Italia ‘repubblica fondata sul lavoro’, lo scopo è dare a tutti la possibilità di poter lavorare per potersi riscattare. Uno Stato è come il padre e la madre che hanno come obiettivo quello di curare i figli, fare in modo che non siano denutriti e che non gli manchi nulla. Gli Stati sono in grado di fare questo?

E’ la banca che si è deteriorata e ha intaccato, e alla fine compromesso, il tessuto produttivo, oppure è il tessuto produttivo che compromettendosi alla fine ha comportato il mutamento e dunque, in ultima istanza, il deterioramento della banca?  Il tessuto produttivo e la banca in realtà sono vittime dello stesso male che è la finanza. La crisi finanziaria è partita dalla crisi dei subprime americani, dove avevano prestato soldi a persone non finanziabili. Il sistema si è inceppato, dopo che si sono alzati i prezzi, e dunque l’inflazione, quando la base dei mutuatari era talmente ampia, quindi di coloro che non erano più in grado di restituire la rata, da creare il default della banca che li aveva finanziati. L’insieme delle banche che sono andate in default, e che hanno mandato in default le compagnie di assicurazione, ha mandato in stallo l’intero sistema finanziario. L’intero sistema finanziario ha scaricato il problema sull’economia reale, rappresentata dai soggetti che avevano avuto i prestiti, gli affidamenti per far andare avanti l’officina dove lavorano gli operai, l’azienda edile con i 20 dipendenti che ristrutturavano il condominio ecc. Infatti, l’economia reale è sopravvissuta per 2/3 anni ai problemi di natura finanziari. Le banche che stavano per fallire hanno incominciato a chiamare ad esempio ‘Rossi s.r.l’ dicendo ‘ signor Rossi noi le abbiamo prestato 300.000 euro, guardi non le togliamo tutti i 300 però 200 me li deve restituire’. Il signor Rossi i 200 non li aveva e aveva due possibilità: o chiudere, o venire da Sdl. Noi eravamo a disposizione di tutte le persone, partite Iva o privati, per dire’ noi facciamo una prova gratuita e diciamo se e quanto e dove la banca ti ha preso più di quello che doveva prenderti’. In questo caso, poi, decidi tu se acquistare questa perizia econometrica per poi prendere un avvocato e andare in tribunale a far valere i tuoi diritti.

Le banche si devono ripensare, come però?

La banca deve diventare sul territorio uno strumento di incentivazione, deve essere un incentivo economico e finanziario per far partire tutta una serie di iniziative economiche. Altrimenti abbiamo le idee ma non ci sono i mezzi economici. Penso che lo Stato dovrebbe mettere mano nelle banche, non per esserne proprietario, ma in una logica di direzione, in modo da orientare in senso sociale l’impegno anche economico e finanziario della banca stessa. I soldi devono andare all’economia reale, che è l’unica che genera i posti di lavoro, paga le pensioni e i contributi. Quindi le banche sono uno strumento importante, non devono rubare, servono delle regole certe, e lo Stato deve intervenire per orientare i comportamenti virtuali delle banche che sono una cinghia di trasmissione fondamentale tra lo Stato, la finanza e l’economia reale.

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