lunedì, Giugno 21

Banche salvate: buon affare per molti Opportunità in vista per i fondi, per le banche e per gli specialisti del recupero, ma anche per i debitori

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A questo punto, mentre prosegue lo sciame sismico, che fa temere non poco per l’intero sistema bancario italiano –il quale ricordiamo, sebbene gli ultimi stress-test ne abbiano sancito la solidità, ha pur sempre 200 miliardi di sofferenze da smaltire, con appena 112 miliardi di coperture accantonate-, è opportuno osservare con attenzione cosa si muove tra le macerie lasciate sul campo da questo primo movimento tellurico e tornare alla porta dell’ufficio della Pomodoro. Per coloro che hanno già in piedi un contenzioso nei confronti delle banche oggetto della risoluzione del 22 novembre, dai tribunali dove sono in corso le udienze, arrivano interessanti segnali di apertura a mediazioni molto favorevoli.

A determinate condizioni, i debitori che hanno opportunamente contestato la formazione del credito da restituire hanno l’opportunità di chiudere in modo vantaggioso: in teoria è sufficiente accordarsi per qualche punto in più della percentuale di svalutazione dei crediti, con la quale si cede ai fondi speculativi.
Naturalmente, come ci conferma una fonte interna a un grosso fondo di Private Equity operante in Italia, le procedure di vendita di questi crediti difficili sono molto strutturate: “Dopo aver raccolto in asta le prime offerte non vincolanti, ci vengono trasferiti i database, cartacei o elettronici, su cui effettuare la due diligence“. In questo passaggio “le banche che hanno la coscienza a posto, e tutte le carte per comprovare la formazione dei loro crediti e le garanzie sottostanti, naturalmente possono spuntare i prezzi migliori“, mentre nel caso ci siano crediti per i quali sono in corso contenziosi non infondati “gli operatori sono dotati di tutte le sofisticazioni per valutarne l’evanescenza e passare la palla a un altro tipo di agenti più orientati al rischio elevato“. Dopo l’offerta vincolante e prima della cessione definitiva “si passa attraverso altre procedure di perfezionamento, che servono a mantenere il prezzo di riserva, frazionando i portafogli con i crediti più appetibili, nel caso non venga raggiunto“.

Questa prima operazione di cartolarizzazione, che interessa le quattro banche appena salvate (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti) ‘dovrebbe’ concludersi -il condizionale è d’obbligo- a fine gennaio, ma per ora solo una cosa è certa: in caso l’operazione, grazie al buon ufficio della  Pomodoro e dei suoi collaboratori, dovesse fruttare un prezzo più alto del valore di cessione al quale sono state svalutate le sofferenze (circa 18%), la differenza andrebbe al fondo di risoluzione e non a parziale ristoro dei risparmiatori, come avviene nelle normali procedure fallimentari e persino nella futura direttiva europea di bail-in in vigore tra poco più di una settimana.
A questo giro gli obbligazionisti potranno soddisfarsi unicamente attraverso il fondo stabilito dal Governo, che ammonta ad appena 100 milioni di euro. Insomma un bell’affare per tutti, tranne che per il parco buoi. Forse si poteva fare di più.

 

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