domenica, Maggio 9

Banche salvate: buon affare per molti Opportunità in vista per i fondi, per le banche e per gli specialisti del recupero, ma anche per i debitori

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Il Dl 183 del 22 novembre scorso ha risolto d’urgenza la situazione di quattro banche, già commissariate da molti mesi, per evitare l’impatto più esteso previsto dalla nuova procedura europea del salvataggio interno (bail-in), approvata una settimana prima e in vigore dal 1° gennaio 2016. Il blitz, costato complessivamente 3,6 miliardi tra ripiano delle sofferenze e capitalizzazione delle nuove banche alleggerite dai crediti di difficile recupero, è paragonabile a una forte scossa sismica, a seguito della quale sono in corso parecchie altre scosse di assestamento. L’epicentro, che ha terremotato un’area di risparmio collocato in obbligazioni di circa 800 milioni (pari a poco più dell’1% dell’intera raccolta obbligazionaria, che vale 70 miliardi di euro), si è verificato in centro Italia e si trova al di sotto di quattro istituti medio-piccoli. In prima battuta le banche salvate si sono viste costrette a svalutare 8,5 miliardi di crediti incagliati a un presunto valore di realizzo di 1,5 miliardi (meno del 20%), trasferiti a una bad bank, che resterà in vita giusto il tempo di rivenderli a fondi speculativi, i quali si stanno già mettendo in fila davanti alla porta di Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano fino allo scorso febbraio, la quale gestirà la vendita di questi crediti difficili; ma ci torniamo fra un po’.

Nel frattempo la perdita secca per circa 10.000 risparmiatori è divenuta un’emergenza umanitaria, polarizzando tutta l’attenzione sulle successive scosse politiche di assestamento, che hanno colpito un esponente del Governo, Maria Elena Boschi, per il potenziale conflitto d’interessi in una delle banche salvate d’urgenza (la Banca Etruria dove lavoravano numerosi suoi familiari) e messo in moto il CSM per appurare la neutralità di uno dei magistrati che indaga sul dissesto delle banche, ma che è in carica come consulente di Palazzo Chigi.

La terra trema ancora anche sotto le fondamenta istituzionali. Lo scarica barile dei primi giorni, tra gli organi che dovevano vigilare sugli istituti in dissesto e sui loro prodotti finanziari che hanno continuato a vendere, non ha permesso ancora di stabilire fino in fondo la responsabilità di eventuali omissioni. La Consob si è limitata a smentire le ricostruzioni giornalistiche, mentre Bankitalia ha affidato al governatore Ignazio Visco le interviste di rito per respingere ogni addebito. In mezzo sempre loro, i risparmiatori, forse inconsapevoli del rischio, contesi da una parte e dall’altra, per alcuni dei quali il premier Matteo Renzi ha predisposto in finanziaria un fondo di parziale ristoro, indicando il magistrato Raffaele Cantone per il ruolo di arbitro bancario e finanziario che valuterà caso per caso; per Consob (e per Bankitalia) un notevole segnale di sfiducia. La situzione si sta facendo molto tesa. Interviene anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, invitando alla collaborazione tutte le parti, per scongiurare il diffondersi del panico, mentre dall’Europa arrivano ulteriori segni di tensione con l’imput a procedere con un bail-in pieno tutte le volte che sarà necessario. La volontà chiara, ribadita dalla cancelliera Angela Merkel, di sbattere per bene la tovaglia con tutto quanto sopra apparecchiato, ha scaldato molto le frizioni in corso con il premier italiano.

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