mercoledì, Settembre 29

Banche: la grande scommessa

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Le banche sono feroci”. E’ un ex direttore di banca in pensione da pochi mesi che preferisce rimanere anonimo, a raccontare i più reconditi meccanismi velenosi che muovono gli istituti di credito. “Facciamo un esempio: il consiglio di amministrazione della banca decide di piazzare un milione di euro di obbligazioni subordinate ai propri clienti. A questo punto si alza la posta in gioco, entrano in gara la direzione generale, i coordinatori delle filiali e le filiali stesse che hanno direttore, funzionari e cassieri propri. Ogni filiale ha la sua fetta di torta da piazzare ai propri clienti. La non vendita delle obbligazioni può voler dire la mancata fiducia nel prodotto commerciale da parte del dipendente o la sua scarsa capacità di fare cassetto. In ogni caso il venditore va incontro a due problemi: non ha raggiunto il suo obiettivo di budget e può avere una nota di demerito. Se accumuli troppe note di demerito, rischi il licenziamento. Ma al contrario, se piazzi il prodotto, vieni premiato. Ad ogni modo non puoi rifiutarti di venderlo. Al massimo puoi cercare di agire con onestà proponendo le ‘junior’ a chi sa cosa sta comprando”.

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C’è uno strumento che attesta il cosiddetto “profilo di rischio” del cliente. Si chiama Mifid, è un software utilizzato dalle banche, una sorta di questionario elettronico. Stabilisce gli obiettivi di investimento del cliente, la conoscenza degli strumenti finanziari e quindi la sua propensione al rischio. Una volta compilato, il sistema-banca capisce chi ha di fronte e dovrebbe proporgli il prodotto finanziario adatto, soprattutto in base a quanto può rischiare. Insomma se il Mifid di un cliente risulta a rischio basso, la banca non può proporre un’obbligazione subordinata che è a rischio medio.Tra le centomila persone vittime delle 4 banche tanti sono pensionati, molti non hanno titoli superiori di studio.

 

Com’è possibile proporre le obbligazioni subordinate a persone come Massimo Tinacci che ha cinquanta’ anni, lavora da trentacinque, ha due figli da mantenere e ha la terza media? Con la fiducia, ecco come. Ma adesso la fiducia nel settore creditizio potrebbe vacillare. La luce dei riflettori puntata dai Media sulla vicenda delle quattro banche ci ha mostrato come anche la nostra banca può fallire. E Palazzo Koch non ha più il potere di un tempo. Ora c’è l’Europa delle banche a vigilare, una “matrigna” austera e con le idee, almeno quelle finanziarie, chiare. Intanto in Italia le obbligazioni subordinate, macchiate d’infamia, potrebbero minacciare il sistema creditizio italiano rischiando di travolgere anche le altre banche. Anzi, forse, sta già accadendo: il prezzo delle subordinate cala anche negli altri istituti. Del resto chi comprerebbe ora le obbligazioni ‘junior’ della propria banca? Massimo lo ha fatto. Ha giocato forse la più grande scommessa della sua vita. Ma l’ha persaalmeno per ora. Si è fidato della propria banca. L’unica sulle colline di Montalbano vicino a Empoli. “Qui le banche sono come il medico, il farmacista. C’è un rapporto diretto, ci si chiama per nome, ci si conosce da sempre. Nel mio istituto di credito persino il direttore e due cassieri hanno comprato le obbligazioni subordinate”. Un paradosso che apre una finestra nuova sulla vicenda delle banche: quelli che sembravano i truffatori diventano le pedine di una partita a scacchi dove il bianco si confonde con il nero. E i consiglieri di amministrazione, ostaggi del dio denaro, restano, illesi, nell’olimpo dei potenti, nel gioco corrotto delle banche, un testa o croce con una moneta che ha una faccia sola: quella dell’inganno.

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