venerdì, Ottobre 22

Banche: la grande scommessa

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Anche il diavolo ha le sue chiese: le banche. E il prestito è uno dei mali più grandi del mondo. E’ endemico, maligno, globale, da estirpare come un cancro. Lo sapeva bene Gordon Gekko, spregiudicato finanziere d’assalto che ha la faccia di Michael Douglas nel film ‘Wall Street’. Ed è proprio il prestito il protagonista al centro del terremoto che ha travolto Banca Marche, Popolare Etruria, CariFerrara e CariChieti. Tutte salvate dal collasso con un decreto del Governo il 22 novembre scorso. Il giorno sventurato che ha cancellato i risparmi di Massimo Tinacci, una delle oltre centomila vittime ad aver perso non solo i soldi investiti, anche la dignità. “Ci hanno chiamato speculatori, bamboccioni. Gli’è dura digerirla” aggiunge, alla toscana “mi hanno sempre insegnato a ragionare con la testa, non con la pancia. Se avessi ragionato con la pancia, avrei fatto la rivoluzione”. Massimo ha investito i suoi risparmi nelle obbligazioni subordinate dette anche ‘junior’. E’ uno dei tanti ad aver scommesso su un prodotto finanziario ibrido tra azioni e obbligazioni ordinarie dette anche ‘senior’.

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Un’azionista è un socio a tutti gli effetti. Per lui vige la regola aurea della finanza: maggior rischio, maggior rendimento. Un obbligazionista invece è soltanto un creditore: rischia molto meno. Per le obbligazioni subordinate è molto diverso: in caso di default sono le ultime a essere rimborsate, insieme alle azioni e dopo tutti gli altri creditori come obbligazionisti ordinari, depositanti e fisco. Il loro è un rischio medio, hanno un rendimento poco maggiore delle obbligazioni ‘senior’, circa il 4% rispetto al 1.5%, ma in caso di fallimento, come è accaduto per le quattro banche, vengono equiparate alle azioni. A scatenare la bufera è stata la mancanza della comunicazione ai clienti che avevano acquistato le famigerate obbligazioni, inconsapevoli del rischio che avrebbero corso in caso di default. E ora Massimo insieme a oltre centomila clienti rivendica giustizia: “Nessuno ci ha avvisato del rischio”. Banche, Governo, Banca d’Italia e Consob. Nessuno riconosce le proprie responsabilità. Tutti d’accordo nell’incolpare l’Europa che impedisce allo Stato di intervenire con denaro pubblico per risanare le banche in crisi.

 

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E non solo: dal 1° gennaio 2016 la regola diventerà ancora più severa. E’ il ‘bail-in’: a pagare, oltre agli azionisti e agli obbligazionisti, saranno anche i correntisti con oltre centomila euro sul conto. E mentre le responsabilità si palleggiano nel gioco politico del ping pong tutto italiano, a rimetterci sono i clienti ignari delle banche, vittime di una gara forse truccata. Complici i contratti di pagine e pagine scritti col linguaggio opaco e ambiguo della finanza, decifrabili, forse, solo dagli avvocati che li hanno redatti. Ma non solo. A rendere tutto ancora più nebuloso, anche la mancanza d’informazione, presunta o volontaria, figlia di una politica commerciale senza scrupoli che sta logorando la fiducia dei risparmiatori di tutt’Italia. Per questo Luigino D’Angelo ci ha rimesso la vita. Era un pensionato di Civitavecchia, aveva 100mila euro investiti in obbligazioni ‘junior’ emesse da Banca Etruria, si è ucciso. Il funzionario di banca che gliele ha vendute, in un intervista mai smentita e pubblicata sui maggiori quotidiani italiani, ammette: « I risparmiatori li abbiamo programmaticamente raggirati perché a nostra volta eravamo ricattati dai vertici della banca. O accettavamo di farlo o rischiavamo il licenziamento».

E’ il meccanismo tossico della politica commerciale delle banche. Forse, il vero responsabile. Più dell’Europa, più dello Stato che ha latitato, più di Banca Italia, più di Consob, che pur sapendo, non ha vigilato. La soluzione proposta dal Governo si chiama Raffaele Cantone. Il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione sarà l’arbitro di contese in cui gli oltre centomila risparmiatori sperano di riavere il maltolto. Per procedere a un rimborso parziale dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate il Governo nella Legge di stabilità ha previsto un fondo di solidarietà, una ciambella di salvataggio da 100 milioni di euro, tutti a carico del sistema bancario, quindi senza risorse pubbliche. Chi dimostrerà di non essere stato informato a dovere sui rischi degli investimenti avrà diritto al rimborso. La precedenza sarà per i pensionati e per chi ha perso tutti i propri risparmi. Ma i soldi non basteranno, c’è da scommetterlo. E in più, chi accetterà l’arbitrato, non potrà rivalersi civilmente sulla banca.

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