sabato, Maggio 15

Ballottaggi: ‘Il Caso Italia’ e ‘Il Caso Imola’ Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 11

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Imola, prima città della Romagna al nord (o ultima, dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende) in epoca prebasagliana era nota per il suo Manicomio, ed era quindi per antonomasia ‘la città dei matti’. E ‘cose da pazzi’ sono effettivamente successe in queste ultime elezioni Comunali al Ballottaggio del 24 giugno (2018) se la candidata del Movimento Cinque Stelle, Manuela Sangiorgi, è riuscita a sconfiggere, e nettamente, quella del Partito Democratico, Carmela ‘Carmen’ Cappello. E’ avvenuto qualcosa di imprevisto, e forsanche imprevedibile, comunque al di fuori dell’ordinario e di rilievo nazionale. Si tratta probabilmente del risultato più significativo, specie in prospettiva, di questa tornata elettorale Amministrativa. Che ha visto da nord a sud l’affermazione del centrodestra a guida neoleghista e la ‘rimonta’ Cinquestelle dopo un primo turno (dieci giugno) disastroso.

Il PD invece è ormai acronimo che sta per ‘Partito Disfatto’. Da Renzi, ma forse ancor più da quanti gli hanno permesso e continuano a permettergli di guidarlo anche dopo le continue e rovinose sconfitte. O comunque gli consentono di impedire che venga effettivamente guidato. Bene o male, ma guidato. Assumono particolare rilevanza anche i Ballottaggi toscani che lo hanno visto colpito da una clamorosa serie di debacle (Siena, Pisa, Massa). Così come la sconfitta di Cinisello Balsamo, dove il centrodestra lo ha sopravanzato, e neppure di poco. Un evento forse ancor più clamoroso della pur recente ‘caduta’ della vicina Sesto San Giovanni, ‘la Stalingrado d’Italia’.

A Imola, caso ormai raro in tutta Italia, il PD esiste ancora. Ha organizzazione, sedi aperte e frequentate, importanti cooperative. Un Sindaco uscente, Daniele Manca, non ricandidabile dopo il secondo mandato, potente, efficace, in carica da dieci anni e appena eletto Senatore. Dal 1958/1963, III Legislatura repubblicana quando c’era il Senatore comunista Andrea Marabini, è il primo imolese in Parlamento. Con tutto quanto ne consegue. Ed invece non ne è conseguito. La Sangiorgi ha sconfitto PD e alleati nettamente: 55,4% a 44,6%. Al primo turno l’avversaria l’aveva sopravanzata largamente, di oltre dodici punti: 42% a 29,3%. «E dopo questo appuntamento si faranno i conti in casa Dem, conti troppo a lungo rimasti in sospeso. E si vedrà se il ‘Matteo perdente’ potrà ancora continuare ad esercitare la propria forte influenza su quel che resta di una già imponente forza politica che ne appare al momento ancora in buona parte succube. Peraltro, come avvertiva Don LisanderIl coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare». Lo scrivevamo all’immediata vigilia di questo voto, in ‘Di Maio e Salvini, la disfida dei ballottaggi’, su ‘L’Indro’ di venerdì 22 giugno 2018. La ‘regola’ manzoniana ha qualche rara e lodevole eccezione: vedremo se sarà una di queste, e il coraggio chi non ce l’ha saprà darselo. Assieme alla dignità.

Certo, in terre di Romagna il M5S ci ha messo ben di suo, in positivo, candidando la Sangiorgi. Imolese doc, conosciuta, Consigliera comunale uscente, appassionata ed empatica. Anche comunicativamente efficace, anche se per la tensione la voce a volte si fa chioccia. Ma anche il PD ci ha messo ben di suo, in negativo, candidando la Cappello. Imposta da Manca senza passare dalle primarie, e pure senza confronto interno. Proviene originariamente dalla ‘filiera’ di Pierferdinando Casini, ed era già stata in corsa nel 2004 per il Consiglio comunale con la Margherita. Ottenendo 49 preferenze. E’ Consigliera di Acer, l’’Azienda casa’ della Regione Emilia Romagna, circa 60.000 euro all’anno di retribuzione solo da questo incarico da ‘ceto politico’. Originaria della provincia di Salerno, ma soprattutto antipatizzante ‘a vista’. Oltre alle inverificabili, e probabilmente calunniose, leggende metropolitane che da tempo corrono su di lei in una città sì di 70.000 abitanti (più di capoluoghi di provincia come Avellino, Imperia, Massa, Siena, Sondrio, Teramo, pure ai Ballottaggi in contemporanea) ma con la dimensione fisica e mentale del ‘borgo‘. In cui vige il principio che «Il paese è piccolo, la gente mormora» come da  acuta analisi politologica della Professoressa Tina Pica della Libera Università di Sagliena.

Insomma il PD ha fatto un’operazione teoricamente giusta, anche con la riaggregazione organizzativa degli uomini di Pier Luigi Bersani e Vasco Errani che da queste loro parti contano molto (meglio, ormai: contavano). Ma l’ha concretamente fatta nel peggior modo possibile. Adesso ‘i ragazzi di Beppe Grillo‘ hanno un secondo sindaco in Emilia-Romagna (più specificamente: in Romagna), assieme a Mariano Gennari eletto nel giugno 2016 a Cattolica (Rimini), ‘ultimo’ paese romagnolo, al confine con le Marche. O primo: dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende.  L’efficacia operativa della sua azione di amministratore in questi due anni ha portato ad una forte affermazione nella circostante Valconca alle ultime Politiche, venendo segnalato come modello da parte dei Cinque Stelle. I riflessi complessivi dei Ballottaggi del 24 giugno si proiettano in ogni caso già sulle Regionali dell’Emilia-Romagna del novembre 2019. Il Presidente uscente, Stefano Bonaccini, PD e (ahilui) renziano, risulterebbe al momento ampiamente perdente. Anche se rimane ancora tutto da vedere se con affermazione del M5S, che magari avrebbe finalmente qui il suo primo Presidente di Regione, o non piuttosto del Centrodestra che si è recentemente fortemente rilanciato per combattività ed efficacia in Consiglio Regionale dopo l’entrata in subentro e la contestuale nomina a Capogruppo di Forza Italia del modenese Andrea Galli. L’esito del prossimo voto regionale nella ‘Regione rossa’ per antonomasia è oggi indeterminabile, tantopiù a un anno e mezzo dal voto e per la politica già dieci giorni sono un periodo lunghissimo. Ma la situazione, che già appariva compromessa, si fa ancor più grave per i Dem dopo questa tornata elettorale. Si ipotizzava, e a maggior ragione si ipotizza adesso, un prudente defilamento di Bonaccini, lasciando spazio a qualche volenteroso agnello sacrificale.

La situazione è tale che adesso nel PD si risveglia persino il Segretario autoreggente, Maurizio Martina, che chiede di «cambiare persone e idee», mentre continua a ruggire ‘Sua PresunzioneCarlo CalendaBisogna andare subito oltre i Dem»). Già, ma dove, oltre alle panchine del Parco di quartiere. Inciso finale, non marginale. Imola è anche la città di Andrea Costa, uno dei Padri veramente nobili del socialismo e quindi della sinistra italiana, nonché in assoluto il primo deputato socialista. In tempi in cui ‘socialista’ era sinonimo di onestà, mutualità, reciproco soccorso e non di associazione a delinquere. Un bel, grande, patrimonio ideale ed una tradizione viva con cui confrontarsi.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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