sabato, Maggio 8

"Balcani, lotta finita. Ora unire le forze"

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Il viceministro degli affari esteri albanese Sokol Dervishaj ha affermato che la rivalità tra i Paesi dei Balcani occidentali provoca solo eventi drammatici e non porta mai alla prosperità, la stabilità e al progresso delle popolazioni della regione. In un’intervista rilasciata a “L’Indro”, il viceministro ha commentato gli ultimi sviluppi tra l’Albania e la Serbia, gli incidenti della partita di Belgrado del 14 ottobre, la visita del Primo Ministro albanese Edi Rama in Serbia del mese scorso, la posizione dell’Albania nei confronti del Kosovo e la retorica nazionalista. Secondo Dervishaj non c’è grande preoccupazione riguardo il progetto della cosiddetta “Grande Albania”, ma il nazionalismo è usato per distogliere l’attenzione dai problemi economici reali che la Serbia sta affrontando. E pensa che la relazione tra i due Paesi abbia raggiunto un altissimo livello dovuto principalmente al programma comune di integrazione nell’UE e alle sfide economiche che l’intera regione affronta.

 

Come descriverebbe le relazioni tra l’Albania e la Serbia dell’ultimo periodo?

Le relazioni serbo-albanesi riflettono principalmente tutta la realtà delle relazioni tra i Paesi dei Balcani occidentali. La regione oggi ha una realtà diversa rispetto a quella di molti anni fa e ciò si riflette negli sviluppi interni dei PF Paesi e nelle relazioni tra quest’ultimi. Questa realtà si riflette anche nelle relazioni serbo-albanesi che oggi hanno raggiunto il massimo livello grazie alla comunicazione bilaterale tra i due Paesi, alla cooperazione regionale e al programma di integrazione comune nell’UE, che li vincolano a una comunicazione e cooperazione maggiori, nonchè a un approccio diverso nei rispettivi confronti e verso il processo di integrazione regionale.

Ha affermato che le relazioni a livello diplomatico sono ottime; le trova rilassate, tranquille o forzate dopo gli ultimi sviluppi che hanno causato tensioni ovvero la partita Serbia-Albania e la visita a Belgrado del Primo Ministro albanese?

Bisogna considerare che le relazioni serbo-albanesi sono tra le più complicate all’interno della regione, ma è necessario osservarle in un contesto più ampio ovvero nel quadro delle relazioni tra gli albanesi e il popolo slavo nella regione. Se oggi osserviamo le relazioni albanesi notiamo che il Paese ha ottime relazioni con tutte le nazioni dell’ex Jugoslavia, che sono principalmente popoli slavi: Slovenia, Croazia, Montenegro, Macedonia e Bosnia, ma ci sono stati anche dei grandi progressi nelle relazioni con la Serbia. E’ necessario tenere a mente che la storia ha reso difficile la risoluzione dei problemi tra Serbia e Albania, ma in realtà, dove viviamo, ritengo si abbia una dimensione totalmente diversa delle relazioni tra gli Stati e si sia anche creato nuovo terreno per una maggiore cooperazione tra le popolazioni. Poichè alla fine è la stima che i popoli hanno gli uni nei confronti degli altri a incoraggiare la politica e a migliorare il dialogo e la comunicazione tra i Paesi. In questa prospettiva è possibile affermare che oggi le relazioni tra Albanesi e Serbi sono notevolmente migliorate e il rapporto tra Albania e Serbia ha permesso un’agenda diversa rispetto ad anni fa, nonostante le tensioni e i pesi emotivi che appaiono in certi momenti. Non dimentichiamo che 15 anni fa le relazioni tra i due Paesi erano congelate. Pertanto dobbiamo riconoscere la realtà per quella che è.

Per quanto riguarda la visita a Belgrado del Primo ministro albanese, molti funzionari serbi insistono ancora sul fatto che Rama abbia commesso un errore ad aver fatto una provocazione, durante la conferenza stampa, alla sua controparte serba, Vucic, riferendosi alla dichiarazione di quest’ultimo circa l’Indipendenza del Kosovo. Cosa pensa a riguardo?

Il Primo Ministro Rama, nel suo discorso, ha semplicemente chiarito la posizione dell’Albania sulla questione del Kosovo e il riconoscimento internazionale dell’indipendenza. Dobbiamo ricordare che oggi il Kosovo è un Paese riconosciuto da più di 110 stati, dalla maggioranza dei Paesi dell’UE e si sta sempre più integrando nelle iniziative regionali. Esiste, inoltre, un costante e continuo dialogo tra le massime autorità del Kosovo e della Serbia, certamente con la mediazione internazionale. Questo dialogo ha portato a risultati incredibili se si tiene conto del breve tempo in cui essi sono stati raggiunti. Mi riferisco a tutti gli accordi firmati tra loro, incluse importanti questioni interstatali. Pertanto credo che la dichiarazione del Primo Ministro, nonostante le emozioni provate dai Serbi, sia solo una conferma della realtà esistente che tutte le parti conoscono, inclusa la Serbia che mantiene un dialogo continuo col Kosovo.

Sembra che la questione del Kosovo si frapponga sempre tra l’Albania e la Serbia. Pensa che si dovrebbe mettere da parte il Kosovo nelle relazioni tra i due Paesi?

Se ci riferiamo all’ultima visita del Primo Ministro Rama, è fondamentale ricordare che è avvenuta non solo per volontà di entrambe le parti, per migliorare la comunicazione tra i Paesi, ma anche come risultato di un processo iniziato precedentemente col supporto della Cancelliera tedesca Angela Merkel. Mi riferisco alla Conferenza di Berlino dei Balcani occidentali che ha creato le premesse e determinato chiari obiettivi per il progresso di integrazione europea dellintera regione balcanica . Quando si parla di Balcani occidentali, però, si parla dell’Albania, della Serbia, del Montenegro, della Macedonia, della Bosnia e anche del Kosovo. Pertanto questa è la definizione dei Balcani occidentali che l’UE ha nell’Agenda per l’integrazione. Dunque la visita di Rama, oltre a essere una necessità per il progresso dell’Agenda bilaterale, è stata anche il risultato di un nuovo approccio che la regione ha nei confronti del processo di integrazione nell’UE e che l’UE ha verso i Paesi dei Balcani occidentali. Ecco perché, riguardo la visita del Primo Ministro e la sua domanda, quando si parla di integrazione e degli sforzi dei Balcani occidentali, questi non possono essere solidi e completi se tutti i Paesi non sono coinvolti in questo processo, Kosovo incluso. Pertanto, in tale ottica, non devono sorprendere le provocazioni. La visita è stata fatta anche nello spirito del volere portare un messaggio: guardare avanti. E se si vuol fare questo, i Paesi devono unirsi nel processo di integrazione europea per raggiungere gli standard necessari per l’Agenda europea. Questa Agenda non può essere realizzata individualmente perché l’UE richiede ai Paesi Balcanici occidentali di avere delle priorità comuni per attirare gli investimenti europei. Pertanto non è possibile escludere nessun Paese e fingere che non esista. E, come ho detto prima, le relazioni serbo-albanesi oggi sono molto soddisfacenti. La visita di Rama è stata preceduta da un programma di azioni politiche e diplomatiche per l’Albania nel quadro della sua Agenda regionale. Abbiamo avuto molti scambi e visite negli ultimi anni. Voglio ricordare la visita dell’ex Primo Ministro Ilir Meta, 4 anni fa, mentre l’ex Minitro degli esteri serbo è venuto a Tirana due anni fa. Inoltre è necessario comprendere che durante la visita del Primo Ministro Rama, nonostante la retorica, le emozioni e l’immagine politica della visita, sono stati raggiunti e firmati alcuni accordi importanti, che riflettono chiaramente il livello delle nostre relazioni. Dunque la visita è stata un successo anche rispetto alla legislazione volta a migliorare le relazioni tra i due paesi.

Non pensa che quanto accaduto nella conferenza stampa tra i due primi ministri, Rama e Vucic abbia offuscato tali accordi?

Riferendoci all’approccio occidentale verso i Balcani, dobbiamo ricordare che gli europei un tempo erano soliti dire che “i Balcani producono più storia di quanta ne consumano”. E apparentemente, come regione, Paesi e politiche, non ci siamo totalmente liberati del passato. Ma è necessario sottolineare che dietro le parole, sono le azioni a rimanere, e le relazioni sono misurate da risultati concreti. Gli accordi sono certamente concreti e anche la prontezza nel continuare il processo con altri accordi volti ad approfondire la nostra cooperazione, che è un’importante prerogativa per la pace, la stabilità e lo sviluppo nei Balcani.

Venti anni fa, la Serbia aveva una posizione completamente diversa nei Balcani, come parte dell’ex Jugoslavia. Mentre negli ultimi anni l’Albania è stata considerata fattore internazionale di stabilità nei balcani. La Serbia è gelosa dell’Albania ed esiste una rivalità tra i due Paesi per la posizione di leadership nella regione?

Non credo esista una rivalità tra i due Paesi, ma è importante chiarire che la posizione che ciascuno ha dipende dalle scelte che ha fatto. L’Albania è l’unico membro della NATO nei Balcani occidentali, ciò aumenta i suoi obblighi nei confronti della pace, sicurezza e stabilità nella regione e riveste l’Albania del compito di garantire la pace e la stabilità. Mentre, d’altra parte, non dobbiamo dimenticare l’epoca in cui viviamo, la globalizzazione e i suoi effetti. Ogni singolo Paese balcanico, e persino la regione stessa, è un contesto molto piccolo e non è in grado di affrontare queste sfide, specialmente quelle dell’economia globale. Per non dimenticare la situazione economica della regione. Per questa ragione, i Paesi balcanici occidentali dovrebbero considerarsi tra loro come complementari per creare un ambiente più stabile e attraente per le aziende, lo sviluppo delle infrastrutture e l’intercomunicazione che l’UE richiede nel “connectivity package”. Dunque per prospettive importanti di investimento nelle infrastrutture ed energia questi Paesi non possono disconnettersi gli uni dagli altri. A questo riguardo, il ruolo di leadership dipende dalle aspettative dei cittadini e dalle sfide future. La lotta tra Paesi è finita, ha causato solo drammi e non ha mai portato stabilità, progresso e prosperità per le popolazioni della regione.

Dunque il progresso dell’agenda europea e il contributo che ogni Paese deve dare per la pace e la stabilità non dovrebbero essere considerati come una competizione interna per la leadership. Ciascun Paese ha una grande responsabilità ovvero dare il meglio per far fronte alle vere sfide dei cittadini.

Dopo gli incidenti della partita Albania-Serbia a Belgrado, ci sono state molte accuse e speculazioni circa il progetto “Grande Albania”. Pensa che i serbi siano davvero spaventati da questo progetto o la politica serba sta usando questo tipo di propaganda? Esiste qualche pericolo reale di cui aver paura?

Bisogna sempre tenere presente la regione e la storia di ciascun Paese e non dimenticare che “i piatti vuoti dei cittadini sono stati riempiti di nazionalismo”. In ogni luogo in cui ci sono povertà, difficoltà economiche e quando i governi e i politici non possono rispondere ai bisogni immediati dei propri cittadini, spesso li appesantiscono con un carico emotivo, come il pericolo del grande vicino o gli eventi storici. Non dimentichiamo che la situazione economica serba è estremamente difficile; è difficile anche nella regione a causa dell’impatto della crisi economica mondiale. A causa della propria posizione geografica, la regione è colpita anche dagli effetti della crisi della zona euro, da crisi energetiche e dall’ instabilità delle altre regioni confinanti. Da questa prospettiva, accade che per superare le difficoltà economiche e l’immaturità politica di non offrire ai cittadini ciò di cui hanno realmente bisogno, spesso la politica trova una soluzione nella retorica nazionalista come la paura della “Grande Albania” o la discussione storica che sta avendo luogo in Macedonia. Dunque questa paura non ha nessun fondamento. Una volta c’è stato un tentativo di creare la “Grande Albania” che ha causato solo guerre nella regione e ha portato la Serbia al punto in cui si trova oggi. Tuttavia, non penso ci sia una vera preoccupazione a riguardo; inoltre tutti i Paesi hanno chiarito di avere una prospettiva europea ovvero: né grandi o piccoli Paesi ma prospettive reali per i propri cittadini di rimuovere le barriere, eliminare le divisioni e aumentare la comunicazione tra i Paesi. Inoltre, penso che le politiche albanesi abbiano avuto un approccio costante in relazione ai propri vicini, perseguendo sempre un impatto positivo. Con tutti i problemi che il nostro Paese ha avuto in questi ultimi 24 anni, se prendiamo in considerazione tutte le relazioni internazionali ci sono state molte critiche in ogni ambito, ma è sempre stata apprezzata una cosa, il ruolo positivo avuto nella regione. A questo proposito credo che il popolo albanese sia libero da complessi passati e abbia un approccio più pragmatico nei confronti del futuro. Questo è il motivo per il quale Tirana spera di poter lavorare di concerto con tutti i Paesi della regione per questo tipo di approccio.

Dopo che tutti hanno visto i tifosi serbi cantare “orte agli Albanesi” molti si sono chiesti “Ci odiano così tanto?” E in Serbia si sono chiesti la stessa cosa. Crede che ci sia così tanto odio tra gli Albanesi e i Serbi?

Indubbiamente gli eventi allo stadio sono stati tali da creare sentimenti fortemente negativi, ma dobbiamo tenere presente che lo stadio non rappresenta tutta la nazione serba, né tutta l’opinione pubblica serba e la realtà. Come ogni altro evento deve essere analizzato e preso in considerazione ma non rappresenta tutto l’approccio del Paese. E’ stato un evento infelice ma dovrebbe far riflettere su una cosa in particolare: quanto si conoscono i nostri cittadini, quanti scambi ci sono tra le élites dei due Paesi e che tipo di relazioni hanno i nostri opinionisti. Inoltre, se questo evento fosse accaduto 10 anni fa, il giorno dopo avremmo avuto una situazione ai limiti della guerra. Mentre il giorno seguente, i commercianti dei due Paesi non hanno interrotto gli scambi economici, voi giornalisti non avete interrotto le comunicazioni con i colleghi serbi, lo stesso vale per la società civile. Inoltre il Primo Ministro albanese ha visitato Belgrado ed è stato ricevuto dal Primo Ministro serbo. Questo prova che sia stato un evento isolato ma ha i suoi effetti psicologici che provocano una riflessione su una mentalità che necessita ancora di parecchio lavoro per essere cambiata. Ma non è responsabilità unicamente della classe politica, ma dell’intera società. Ci dovrebbero essere più scambi e comunicazione tra i Paesi e le persone. Inoltre dobbiamo nutrire le generazioni future con un’altra cultura di relazione tra i due Paesi. La loro educazione determinerà il modo in cui si svilupperanno le relazioni tra l’Albania e la Serbia.

Ci sarà un vertice tra qualche giorno a Belgrado. Il Primo Ministro Rama vi prenderà parte?

Penso di si. L’evento a Belgrado è l’incontro tra la Cina centrale e l’Europa sudorientale cui parteciperanno le maggiori autorità albanesi, non solo i politici ma anche le organizzazioni rappresentative delle imprese. L’obiettivo della partecipazione è esaminare le opportunità di collaborazione, in particolare in ambito economico. E’ molto importante il modo in cui i Paesi dell’Europa centrale e sudorientale considereranno i progetti e gli investimenti comuni che riguardano più di un Paese e creano una dinamica più ampia. Questo sarà l’obiettivo del vertice, il progresso del nostro programma comune nei confronti dei principali investitori mondiali: i Cinesi. Ci saranno dibattiti circa possibili investimenti in blocco e per ogni singolo Paese. Tuttavia gli investimenti che raggiungono una mercato più ampio hanno certamente gli effetti maggiori.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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