domenica, Giugno 20

Baku. Nel cuore pulsante del mondo Il ruolo chiave dell'Azerbaigian nella geopolitica delle Reti

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Chi tornasse oggi a Baku avendola visitata più di vent’anni fa, prima del crollo dell’URSS e dell’indipendenza dell’Azerbaigian – stenterebbe a riconoscerla. Certo, ritroverebbe la Città Vecchia, con il dedalo di viuzze su cui si affacciano hammam e piccole moschee, la cinta muraria antica, la splendida Torre della Vergine che contempla il mare… e ritroverebbe il clima mite, a tratti interrotto da un vento improvviso – d’altro canto il nome Baku potrebbe proprio significare “Città del Vento” – il lungomare che ricorda quello della nostra Napoli, con cui Baku è non a caso gemellata… tuttavia lo Skyline della città gli risulterebbe completamente nuovo. E, per molti, aspetti, sconvolgente per modernità e grandezza. Perché la capitale della Repubblica dell’Azerbaigian ha, in questi vent’anni, conosciuto un grandioso sviluppo edilizio, che riflette e rappresenta la crescita d’importanza di tutto il paese. Importanza economica e, al contempo, geopolitica.

L’Azerbaigian è infatti uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e gas naturale, e un’intelligente sfruttamento di tali risorse gli ha permesso, in questi anni, di divenire un paese estremamente moderno, il più avanzato sotto moltissimi profili, di tutta la regione caucasica. Come dimostra il fatto che la terra degli azeri rappresenta, oggi, da sola il 70% dell’economia dell’intero Caucaso.

Naturalmente, la recente crisi che ha colpito in modo particolare tutti i paesi produttori di idrocarburi, a causa del crollo dei prezzi di mercato, ha toccato anche Baku, che, però, è riuscita ad ammortizzare il colpo, utilizzando da un lato due volte la leva della svalutazione della divisa monetaria nazionale – il manat – nel febbraio e nel dicembre del 2015, e dall’altro sfruttando la riserva di capitali accumulati dallo State Oil Found of Azerbaigian (SOFAZ). E nonostante l’ormai prossima uscita dalla crisi che si sta profilando in forza del graduale, ancorché lento, rialzo dei prezzi di gas e petrolio, l’Azerbaigian sta proseguendo sulla via intrapresa negli anni difficili. La via della differenziazione del suo sistema industriale e della sua economia, mirata a portare il paese, come ha affermato lo stesso Presidente Ilham Aliyev, “nell’era post-petrolifera”.

Certo, la produzione e l’esportazione di gas e petrolio continua, e continuerà anche nel prossimo futuro, a rappresentare un atout importante nelle mani dell’Azerbaigian, tant’è vero che questo è stato riconosciuto dall’Unione Europea come un partner fondamentale per differenziare le importazioni energetiche. Differenziazione tanto più importante e strategica a fronte del grande freddo che, in seguito alla crisi ucraina, è sceso fra Mosca e le principali Cancellerie dell’Europa Occidentale. E in particolare per l’Italia quella con l’Azerbaigian è una partnership strategica di vitale importanza. Una cooperazione che dagli idrocarburi – Baku rappresenta uno dei nostri principali fornitori – si sta allargando anche a molti altri settori, in ossequio proprio al programma di differenziazione dell’economia nazionale azera. Un programma che sta progressivamente attraendo investimenti ed imprese anche da parte italiana.

La chiave di volta del futuro dell’Azerbaigian e, contemporaneamente, della sua importanza strategica sulla scena mondiale è data, però, non solo – e forse neppure tanto – dalle ricchezze naturali, ma anche dalla sua peculiare posizione geografica che lo rende uno snodo geopolitico di grande importanza strategica. Proprio questa posizione sta trasformando l’antica terra di Zaratrusta e del Fuoco Sacro, in un hub d’importanza mondiale. Il luogo ove sono destinate a passare ed incrociarsi reti d’ogni tipo: di trasporto terrestre e marittimo, ferroviarie, gasdotti e oleodotti, reti telematiche e di comunicazione… e questo perché l’Azerbaigian costituisce un ponte fra vari mondi. Da un lato l’Europa, della quale fa parte, anzi, rappresenta il contrafforte orientale, così come già lo vedevano gli antichi greci. Infatti, Eracle – eroe panellenico e fondatore per eccellenza – nel corso delle sue Dodici Fatiche, avrebbe posto il confine occidentale d’Europa nello stretto che a lungo portò il suo nome, e che oggi chiamiamo Gibilterra; e quello orientale tra i contrafforti del Caucaso, dove liberò Prometeo, padre degli uomini, dalla pena cui Zeus l’aveva condannato. Dall’altro le vastità dell’Asia Centrale, che si prolungano sino a penetrare nel Continente Cina e in Estremo Oriente. A Nord, poi, la Russia, dal Caucaso al Baltico, dai confini dell’Europa Centrale sino, oltre gli Urali, alla gelida, ma ricchissima, immensità della Siberia; e a sud il mondo iranico, il Golfo Persico, l’inquieto Medio Oriente, e la Turchia, un colosso in continua crescita d’importanza strategica ed economica… insomma, basta soffermarsi con sguardo non frettoloso su una carta geografica per poter afferrare l’importanza strategica dell’Azerbaigian. E comprendere come da questa derivi un fondamentale ruolo geopolitico e geo-economico.

Ruolo che si sta inverando ogni giorno di più in forza di un tessuto di Reti che, passando per la terra degli Azeri, stanno interconnettendo più mondi. A simbolo di questo ruolo assurge la nuova via ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars, che costituisce un tassello fondamentale delle nuove reti ferroviarie che nei prossimi anni collegheranno l’Europa e il Mediterraneo, con l’Asia Centrale. E, infine con la Cina. Un sistema di trasporto su rotaia che permetterà alle merci di giungere dal gigante cinese all’Europa occidentale riducendo di due volte il tempo necessario – e quindi i costi di trasporto – rispetto alla, lunga, via marittima che oggi sono destinate a percorrere. Un progetto che costituisce, in un certo qual modo, l’ossatura portante della Nuova Via della Seta 2.0, che rappresenta una delle due linee strategiche fondamentali della geopolitica cinese. Pechino infatti vede in questo riscoprire l’antica via percorsa da Marco Polo, una priorità vitale per il proprio sviluppo economico ed industriale, oltre che, ovviamente, per il diffondersi della sua influenza. Per altro, come in antico la Via della Seta era tutta costellata di città carovaniere divenute nel tempo importanti mercati, così domani questa sua riedizione 2.0 prevede il sorgere lungo il percorso di nuovi importanti distretti industriali e commerciali, e il potenziamento di quelli già esistenti. E Baku si trova, come dicevamo, a rivestire in questo disegno un ruolo strategico, sia per la sua posizione geografica, sia per le relazioni politiche che è andata intessendo in questi due ultimi decenni. Le ottime relazioni con Turchia e Georgia costituiscono infatti la base per la costruzione della Baku-Tbilisi-Kars; e quelle con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale del Kazakhstan e del Turkmenistan – affini per interessi visto che si tratta di due altri grandi produttori di petrolio, nonché per cultura, essendo, pur nella differenza, paesi dell’area turcofona – sta facendo di Baku un Hub marittimo fondamentale, grazie alla costruzione del nuovo grande porto, il Baku International Sea Port-Port of Baku. posto proprio sul Corridoio del Caspio, via privilegiata di comunicazione fra Asia Centrale e Mondo mediterraneo-europeo. Una grande installazione portuale accanto alla quale sorgerà anche la Free Trade Zone (FTZ), la prima di tutta la regione del Caspio. Un Hub marittimo che si sta venendo ad aggiungere a quello aeroportuale, essendo l’Aeroporto Internazionale di Baku il più importante di tutto il Caucaso non solo per il traffico passeggeri, ma anche per quello delle merci. Al contempo i buoni rapporti con Mosca, e con tutta la nuova Unione Economica Eurasiatica – di cui il Kazakhstan costituisce l’altro pilastro – mettono l’Azerbaigian in una posizione privilegiata per l’accesso ad un mercato ricchissimo di materie prime e popolato da oltre 150 milioni di persone. Anche il permanere della tensione con la limitrofa Armenia per l’annosa questione del Nagorno-Karabach – tradottasi di un conflitto che, da oltre tre lustri, ha portato all’occupazione militare da parte dell’Armenia del 20% del territorio nazionale dell’Azerbaigian riconosciuto internazionalmente, incluso il Nagorno-Karabach e altre sette province – non sta frenando lo sviluppo dell’Azerbaigian, ma si sta traducendo piuttosto in un problema per l’Armenia, che versa in grave crisi economica e strutturale e non è partecipe del grande sviluppo della regione caucasica.

Fondamentale, poi, il famoso TAP, il Trans Adriatic Pipeline che veicolerà, nel prossimo futuro, il gas del giacimento azero di Shah Deniz II in Europa, attraverso un percorso che coinvolge in prima linea l’Italia. Infatti il TAP passando attraverso Grecia, Albania e Mare Adriatico giungerà in Puglia; quasi ozioso sottolineare l’importanza strategica di questo gasdotto per l’Italia, specialmente a fronte dei rischi di annullamento del South Stream russo da un lato, e, dall’altro, all’instabilità del Maghreb che potrebbe mettere a rischio le forniture che ci giungono dall’Algeria.

Inoltre il progressivo miglioramento delle relazioni bilaterali fra Baku e Teheran certamente si tradurrà, in un futuro non lontano, in una sempre più stretta collaborazione economica ed industriale, facendo anche in questo caso del territorio azero uno dei percorsi privilegiati per l’esportazione del gas e del petrolio iraniano, la cui produzione, vista la revoca delle sanzioni, si prevede possa tornare a pieno ritmo entro un paio d’anni. Per altro anche in questo caso, alla favorevole posizione geografica, si aggiungono altri fattori più squisitamente storici e culturali. Iran ed Azerbaigian hanno molti tratti di storia comune, che risalgono addirittura alle origini dell’Impero Achemenide e della predicazione di Zaratustra. Sono, inoltre, due paesi dove in maggioranza la fede religiosa è rappresentata dall’Islam sciita; e molti milioni di cittadini iraniani – tra i quali la stessa Guida Suprema Alì Khamenei – sono di origine, lingua e cultura azera. Allo stesso modo, lunghe e proficue relazioni storiche, affinità linguistiche e culturali avvicinano – forse si potrebbe addirittura dire “affratellano” – Baku ed Ankara. E questo lascia intravvedere un ruolo strategico dell’Azerbaigian anche nella mediazione fra Turchia ed Iran, che, dopo un raffreddamento dei rapporti in conseguenza della guerra siriana, sono recentemente tornate a parlarsi. Al punto di ricominciare a progettare la costituzione di reti di comunicazione e distretti industriali comuni. Di fatto Baku rappresenta, oggi, il punto d’intersezione fra ben quattro cruciali “triangoli diplomatici”; quattro piattaforme politiche, tessute con una complessa rete di accordi politici ed economici, dalle quali dipende la stabilità e lo sviluppo non solo del Caucaso, ma di un’area ben più vasta, che va dal Mediterraneo all’Asia Centrale, dal Golfo Persico sino alla Russia. In primo luogo la triangolazione fra Azerbaigian, Georgia e Turchia, poi quella fra Russia, Azerbaigian ed Iran, quella fra Azerbaigian, Iran e Turchia e, infine, fra Turkmenistan, Azerbaigian, Turchia: tre “formati” o piattaforme trilaterali che rappresentano uno strumento principe della diplomazia azerbaigiana con i paesi vicini, e che fanno di Baku una sorta di pivot geopolitico regionale, destinato ad esercitare un ruolo che, come accennavamo, travalica i limiti caucasici e si proietta in una dimensione ben più vasta lungo tutta la nuova Via della Seta eurasiatica. In particolare, in questa complessa tela diplomatica, diventano fondamentali proprio le reti di comunicazione e trasporto che si snodano, e ancor più si snoderanno in futuro, per il territorio azero, e che stanno venendo costantemente implementate dalla Repubblica dell’Azerbaigian.

In primo luogo il North-South Transportation Corridor, un sistema integrato, ferroviario portuale e stradale – su iniziativa di Azerbaigian, Russia ed Iran – che è parte integrante della Via della Seta 2.0, e che sta venendo a connettere il più vasto spazio economico del globo: l’Eurasia. Infatti è un progetto in avanzata fase di attuazione che mira a collegare tutta la regione del Caspio, con l’Asia Centrale da un lato, la Russia, per giungere poi a connettersi con reti di trasporto che si spingono a sud verso le grandi sino alle grandi città del Pakistan e dell’India, e più a settentrione in Cina. Non a caso, questo Corridoi riveste grande importanza per tutti i paesi della Shangai Cooperation Organization (SCO), che comprende anche Russia, Kazakhstan, le altre repubbliche centro-asiatiche, cui recentemente si sono associati anche Pakistan e India, ma che rappresenta soprattutto lo strumento privilegiato della politica economica – e non solo economica – di Pechino. Tant’è vero che il North-South Transportation Corridor rappresenta un riferimento fondamentale anche per quel disegno cinese di costituire una nuova Via della Seta 2.0, che è noto, non a caso, anche come “One Belt, One Road”.

Così come con questo Corridoio viene ad integrarsi il già potentemente sviluppato tessuto di Autostrade che attraversano l’Azerbaigian, l’“Azerbaigian Transport Corridors”. L’Higway che va da da Baku al confine con la Georgia, per 503 chilometri, conosciuta come “Silk Road”; l’Autostrada nord-sud che lungo il Caspio porta, dopo 521 chilometri, in Iran; e ancora, il corridoio autostradale che connette Russia, Georgia ed Iran, e tutto una fitta rete di autostrade e reti stradali che innerva l’intero Azerbaigian e lo mette al centro delle vie di trasporto su gomma di tutta la regione.

Infine, il TASIM, Trans-Eurasian Information Super Highway, un colossale progetto promosso dall’Azerbaigian per connettere con una rete a fibra ottica – lunga ben 11 mila chilometri – Asia ed Europa. Una rete che finirà con il coinvolgere Cina, Kazakhstan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia, Bulgaria, Bosnia-Herzegovina, Serbia, Croazia, Slovena, Austria e Germania. Un disegno che, forse, più di ogni altro rivela come il Caucaso sia davvero un “giardino dei sentieri che si biforcano”, un crocevia di linee che collegano più mondi. E come l’Azerbaigian si stia candidando ad essere il fulcro di questo cruciale snodo delle nuove reti mondiali.

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