mercoledì, Aprile 21

Bahrein, il regno della repressione Giro di vite sui dissidenti nel mese di giugno

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Il piccolo regno insulare del Bahrein, situato all’interno del Golfo tra l’Arabia Saudita e il Qatar dirimpetto all’Iran, guidato dalla monarchia sunnita degli al-Khalifa e con una popolazione in larga maggioranza di religione sciita, non brilla certo per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Da quando nel 2011, sull’onda della Primavera Araba, sono cominciate le manifestazioni di protesta contro la monarchia, il governo ha reagito con determinazione crescente stringendo le maglie intorno alle figure più prominenti di dissidenti e attivisti.

Ma il mese di giugno è stato particolarmente infuocato, con una serie di atti che hanno infiammato la cittadinanza e creato preoccupazione nella comunità internazionale.

bahrein repressione

Zainab al-Khawaji

Partiamo dall’attivista per i diritti umani Zainab al-Khawaja. Al-Khawaja, figlia di un altro noto attivista, Abdullah al-Khawaja condannato all’ergastolo per il suo ruolo nelle proteste del 2011, fu arrestata a marzo per aver strappato un’immagine di re Hamad.

Condannata a tre anni e un mese di prigione, Al-Khawaja, 32 anni, è stata incarcerata insieme al figlio di poco più di un anno, Abdulhadi. La detenzione del bambino aveva causato un’ondata di indignazione quando la madre si era ammalata e le autorità avevano rifiutato di rilasciarlo.

Vinto dalle pressioni internazionali, il governo del Bahrein – che aveva già imprigionato al-Khawaja mentre era incinta – ha rilasciato la donna e il figlio per ragioni umanitarie.

Ma l’11 giugno, sotto la minaccia di essere nuovamente incarcerata e separata dai propri figli, al-Khawaja è stata costretta a lasciare il paese e si trova nuovamente in esilio (condizione che conosce bene dato che è nata in esilio e non è tornata in Bahrein che all’età di 17 anni).

Pochi giorni dopo, il 14 giugno, le autorità hanno chiuso il principale gruppo di opposizione sciita, al-Wefaq per aver creato «l’ambiente per il terrorismo, l’estremismo e la violenza». Il suo leader, Ali Salman, era stato incarcerato il mese precedente per incitamento alla violenza.

Il 20 giugno, l’agenzia di stampa del Bahrein ha reso noto che il più importante religioso sciita del paese, Isa Ahmed Qassim, è stato privato della cittadinanza per aver «servito interessi stranieri» e aver «incoraggiato il confessionalismo e la violenza», causando un’ondata di protesta nella comunità sciita e provocando la reazione piccata dell’Iran e dell’intera comunità sciita.

Il giorno seguente, il 21 giugno, il procuratore ha deciso l’arresto di un altro attivista, Nabeel Rajab. Il fondatore del Centro del Bahrein per i diritti umani, era stato arrestato già nel 2012 per aver organizzato e partecipato alle proteste della primavera del Bahrein.

A gennaio del 2015 era stato condannato nuovamente a sei mesi di carcere e, imprigionato a maggio, fu perdonato due mesi dopo da re Hamad per via della salute cagionevole.

Nuovamente in prigione, ci sono forti preoccupazioni riguardo il suo stato di salute. Dopo essere stato portato nel reparto coronarico dell’ospedale delle forze armate bahreinite martedì scorso, è stato immediatamente ricondotto in cella.

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