venerdì, Settembre 24

Bahrain: pugno duro contro le opposizioni field_506ffb1d3dbe2

0

Amman – A Manama la seduta parlamentare indetta a seguito dell’attentato di lunedì scorso, si è conclusa. Il verdetto è l’iscrizione nella lista nera dei gruppi terroristici dei due gruppi anti-governativi sciiti operanti nel Paese: Saraya al-Ashtar e Saraya al Muqawama.
Le due brigate, infatti,  sono accusate di essere gli ideatori, mandanti ed esecutori dell’esplosione in cui, pochi giorni fa, hanno perso la vita tre ufficiali fra cui un poliziotto proveniente dagli Emirati.
Questi gruppi avrebbero rivendicato il gesto tramite social network, ma ancora non è arrivata la conferma ufficiale circa la veridicità del comunicato.
Altri gruppi di opposizione tradizionale, come al Wefaq, hanno prontamente condannato l’accaduto invitando le poche forze di opposizione legale rimaste ad esprimere il dissenso attraverso più costruttive manifestazioni pacifiche, onde evitare l’iscrizione alla lista, che rappresenterebbe un comodo sistema per costringere al silenzio le opposizioni.

Lo stesso Forum per i Diritti Umani del Bahrain, in un comunicato, ha accusato il Governo di sfruttare il caso di lunedì per lanciare una campagna di incursioni diffuse e aggressioni, volte a silenziare il dissenso.
Nella stessa lista nera, lo scorso anno, era stato iscritto anche Hezbollah, accusato, insieme all’Iran, di ingerenze all’interno del piccolo Stato del Golfo.

«Come detto, i recenti accadimenti all’interno del nostro Paese hanno legami stranieri. Abbiamo denunciato pubblicamente i training di addestramento avvenuti all’estero, organizzati ed ospitati nei campi di addestramento della Guardia Rivoluzionaria iraniana, appoggiati ufficialmente nei loro territori» , queste le dichiarazioni, in diretta tv , del Ministro dell’Interno Sheikh Rashid bin Abdullah al- Khalifa.
L’Iran, nega seccamente di aver tessuto legami con l’opposizione sciita del Bahrain, nonostante ne sostenga la causa e gli ideali.

Intanto, già 25 persone sono detenute nelle carceri di Manama, accusate di coinvolgimenti a diversi livelli, nelle brigate e nello specifico attentato avvenuto nel piccolo villaggio di Daih, durante la marcia di protesta organizzata per commemorare la morte di un giovane ventitreenne, avvenuta la settimana precedente durante la sua detenzione.

L’ordigno, radiocomandato, ha colpito i tre ufficiali, ma considerate le centinaia di persone che prendevano parte alla marcia, l’esito sarebbe potuto essere ben più tragico.
Non era mai accaduto che un ufficiale straniero perdesse la vita in situazioni simili, e dopo la sepoltura del poliziotto emiratino, avvenuta martedì, il dialogo fra Governo ed opposizione sembra allontanarsi sempre più.
L’organizzazione filo-governativa Cittadini per il Bahrain, in un comunicato diffuso martedì da ‘Reuters’ ha dichiarato  «E’ bene che l’opposizione del Bahrain si sia esposta ed abbia condannato l’uccisione dei tre poliziotti. Tuttavia, si dovrebbe riconoscere che i terroristi responsabili di questi atti, sono direttamente collegati alle opposizioni».

Le ragioni di protesta dei gruppi sciiti, sono collegate direttamente alle discriminazioni settarie applicate nel regno, che impediscono alla minoranza sciita di accedere a posti di rilievo in ambito pubblico, oltre ad una serie di altri diritti ed oneri che il Governo sunnita nega.
La famiglia reale al-Khalifa, al potere nell’isola da oltre due secoli e sostenuta dagli Usa che nei suoi porti ha di stanza la Quinta Flotta della Marina, è riuscita a gestire gli ultimi tre anni di proteste ed escalation violente, respingendo con decisione la principale richiesta dei manifestanti: un Governo eletto e non di nomina reale.

Numerose organizzazioni per i diritti umani hanno, nel corso degli ultimi anni, monitorato il Paese, membro del Consiglio Occidentale al fianco degli Emirati Arabi Uniti e del gruppo di Cooperazione del Golfo.
Le richieste avanzate per l’adeguamento agli standard internazionali, tramite l’apertura di un osservatorio ufficiale interno e l’utilizzo, ad esempio, di semplici telecamere di sicurezza all’interno dei commissariati, al fine di sfatare le accuse di abusi al loro interno sono sempre state respinte.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->