martedì, Settembre 28

B3W VS BRI, Occidente VS Cina: il duello delle infrastrutture G7 e Casa Bianca hanno lanciato Build Back Better World, l'alternativa dell'Occidente alla Belt and Road Initiative cinese. Dall'adesione del capitale privato passa la sua riuscita

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Sabato 12 giugno, il G7 e la Casa Bianca hanno annunciato un’iniziativa infrastrutturale globale che potrebbe essere l’alternativa della Belt and Road Initiative (BRI), la così detta Nuova Via della Seta, della Cina. Si tratta del Build Back Better World (B3W). Iniziativa economica ma ideologicamente marchiata a fuoco: «una partnership infrastrutturale basata sui valori, di alto livello e trasparente guidata dalle principali democrazie per aiutare a restringere il fabbisogno di infrastrutture di oltre 40 trilioni di dollari nel mondo in via di sviluppo», recita la nota della Casa Bianca che presenta l’iniziativa. «B3W sarà di portata globale, dall’America Latina e dai Caraibi all’Africa fino all’Indo-Pacifico. Diversi partner del G7 avranno orientamenti geografici diversi, ma la somma dell’iniziativa coprirà i Paesi a basso e medio reddito in tutto il mondo», prosegue la nota. «Attraverso B3W, il G7 e altri partner con idee simili si coordinano nella mobilitazione del capitale del settore privato in quattro aree di interesse: clima, salute e sicurezza sanitaria, tecnologia digitale, equità e uguaglianza di genere, con investimenti catalitici dalle nostre rispettive istituzioni finanziarie per lo sviluppo». Come dire che il focus dell’iniziativa consiste nel«catalizzare il capitale privato da investire in infrastrutture globali», come spiegano Matthew P. Goodman, vicepresidente senior per l’economia del Center for Strategic and International Studies (CSIS), e Jonathan E. Hillman è senior fellowCSIS.

B3W è l’implementazione del Blue Dot Network.Nel novembre 2019, gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia hanno lanciato il Blue Dot Network(BDN), spiega Kaush Arha, senior fellow presso Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council che nel 2020 è stato sherpa degli Stati Uniti al G7 per il Blue Dot Network. Un piano volto a «incoraggiare lo sviluppo certificando gli investimenti pubblico-privato in infrastrutture globali che sono trasparenti e di alta qualità. Stabilendo standard condivisi per lo sviluppo delle infrastrutture, BDN mira a migliorare la connettività, rafforzare l’economia, aumentare le opportunità di lavoro e contribuire a un ambiente più pulito. Quando ho lavorato con BDN nel 2020, ho visto in prima persona la fame da parte degli alleati e dei partner statunitensi di un’alternativa alla BRI. È il momento giusto per mettere il vento nelle vele BDN per raggiungere il suo potenziale». B3W dovrebbe dunque essere il vento nelle vele del BDN, fino a trasformarlo completamente.

B3W dovrebbe poter essere una alternativo vantaggiosa alla BRI. «Lo splendore iniziale di BRI è svanito quando i Paesi si sono resi contoche molti progetti BRI servono gli interessi geopolitici della Cina piuttosto che le esigenze infrastrutturali dei Paesi ospitanti. Il debito verso la Cina è aumentato sostanzialmente in Repubblica del Congo, Gibuti e Angola, mentre Pakistan e Kenya hanno accumulato alcuni dei maggiori debiti verso la Cina tra i Paesi BRI. Ai Paesi con debiti soffocanti vengono offerti accordi umilianti che minano la loro sovranità (ad esempio, l’affitto dinovantanove anni del porto di Hambantota, nello Sri Lanka, alla Cina, che ricorda le pratiche coloniali). La costruzione del porto cinese è spesso vista come una testa di ponte per la sua presenza militare. La Cina spesso ignora la costruzioneconsolidata, l’ambiente, e norme sul lavoro. La cosa più preoccupante è la sua totale mancanza di trasparenza sul finanziamento e sui termini di questi progetti BRI», sostiene Arha, sintetizzando tutte le critiche che di mano in mano negli anni hanno collezionato i progetti targati Via della Seta, l’iniziativa lanciata dal Presidente Xi Jinping nel 2013.
U
n recente studio su 100 contratti cinesi del Center for Global Development ha rilevato che questi contenevano requisiti e clausole di segretezza unicamente restrittive che potrebbero consentire alle entità cinesi di influenzare le politiche dei Paesi debitori.


A queste criticità si aggiunge la contrazione del capitale: «la tendenza generale è chiara: con l’aumentare dell’elenco dei Paesi partecipanti alla BRI, le risorse messe a disposizione di quei Paesi sono crollate. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente aumentato le esigenze nei Paesi in via di sviluppo riducendo al contempo la capacità di molti Paesi di contrarre prestiti», affermano Goodman e Hillman. Così la BRI -che comunque non è mai stata così grande come a volte è stata descritta, raggiungendo centinaia di miliardi piuttosto che trilioni di dollari, secondo il CSIS- «si è notevolmente ritirata negli ultimi anni, sottolineando le sfide di Pechino nella gestione dell’impresa e dando ai Paesi del G7 l’opportunità di offrire alternative concorrenti».

Negli ultimi anni non sono mancati i tentativi di mettere in pista alternative al progetto cinese, sia da parte americana che asiatica che europea. «BDN ha riscosso un incoraggiante interesse da parte del settore privato e della società civile, ma sta ancora sviluppando criteri per certificare progetti che soddisfano standard elevati». Il B3W potrebbe accelerare la messa in pista di progetti pilota, secondo gli analisti CSIS.
L’interesse politico attorno al progetto c’è, si fa notare da più parti, anche da parte dell’Europa, Theresa Fallon, direttrice del Center for Russia Europe Asia Studies di Bruxelles. «
Le posizioni nei confronti della Cina si sono inasprite e questa è un’opportunità per l’Europa di iniziare a pensare in modo più strategico nel proprio vicinato e oltre».
«La portata globale del B3W potrebbe consentire ai partner di concentrarsi su diverse aree funzionali e geografiche in linea con le loro capacità e i loro interessi», affermano Goodman e Hillman. «I partner europei, ad esempio, sono sempre più attivi nei Balcani occidentali, dove i progetti cinesi hanno alzato bandiere rosse in diversi Paesi candidati all’UE. Il Giappone è stato attivo nel sud-est asiatico, dove rimane il fornitore storico di progetti infrastrutturali. È probabile che gli Stati Uniti enfatizzino l’Indo-Pacifico».

Il coinvolgimento del capitale privato è il punto cruciale del piano. E, secondo alcuni analisti, è la vera profonda differenza rispetto al progetto cinese:B3W non ha soldi‘, ovvero ne ha pochi, quelli che gli Stati coinvolti possono investire, il progetto della Cina li ha. Mentre B3W dovrà andarli a cercare dai privati, la Cina li ha in proprio. Infatti, si fa notare che tutti i progetti che in questi anni sono stati avanzati per sbarrare la strada al progetto cinese sono falliti «soprattutto perché ai loro sponsor mancavano i fondi per sostenere i progetti infrastrutturali internazionali nel modo in cui la Cina è stata in grado di sostenere i suoi progetti utilizzando le sue riserve di valuta estera e i finanziamenti delle banche statali».
«La domanda globale di infrastrutture non può essere soddisfatta dal solo capitale pubblico. Durante il 2015-19, i Paesi del G7 hanno fornito quasi 113 miliardi di dollari di assistenza ufficiale allo sviluppo per progetti infrastrutturali esteri. Tale supporto è fondamentalmente diverso dalla maggior parte dei prestiti BRI cinesi, che prevedono tassi di interesse più elevati e non aderiscono ai principi del Club di Parigi. Pur rimanendo stabile con il declino della BRI cinese, l’assistenza combinata del G7 è solo una frazione di ciò di cui il mondo in via di sviluppo ha bisogno. Secondo la Banca asiatica di sviluppo, lo sviluppo dell’Asia da solo richiederà 26 trilioni di dollari in investimenti infrastrutturali fino al 2030».

Per tanto la riuscita del piano passa attraverso il coinvolgimento del capitale privato. «ll settore privato è il luogo in cui risiede la potenza di fuoco finanziaria non sfruttata», affermanoGoodman e Hillman. «Fondi pensione, fondi comuni di investimento, compagnie assicurative e fondi sovrani sono tutti alla ricerca di rendimenti affidabili e a lungo termine. I gestori di ricchezza e denaro ora gestiscono oltre 110 trilioni di dollari, più di 16 volte il bilancio federale degli Stati Uniti nel 2020. Ma solo una piccola parte di questa grande quantità è investita in infrastrutture e le economie in via di sviluppo, in particolare, sono apparse troppo rischiose per molti investitori». I potenziali guadagni non sono commisurati ai rischi percepiti, dunque «servirà la progettazione di incentivi che spostino il calcolo rischio-rendimento degli investitori», quali ad esempio prodotti assicurativi multilaterali, come ha suggerito lo studio del CSIS realizzato dalla task force per le infrastrutture globali.

«Gli Stati Uniti e i suoi partner devono investire in un sistema per lo sviluppo di una pipeline sostenibile di progetti bancabili». «La preparazione dei progetti richiederà di mettere sul tavolo deldenaro pubblico» per le spese di preparazione del progetto. La maggioranza dei finanziamenti dovrebbe provenire dal settore privato.

«Il B3W ha bisogno di entrare in assonanza con i leader nei Paesi in via di sviluppo. Molti saranno ansiosi di espandere le loro opzioni e il marchio B3W potrebbe avere prestigio come uno sforzo di alta qualità. Ma i leader saranno cauti riguardo ai compromessi che i progetti B3W potrebbero presentare: maggiore controllo pubblico, costi iniziali più elevati e tempistiche più lunghe per la consegna del progetto. Competere con l’approccio cinese, che spesso promette velocità e bassi costi iniziali, richiederà la creazione di incentivi efficaci». Alcuni analisti fanno notare che il capitale privato è tradizionalmente riluttante a essere coinvolto in progetti infrastrutturali su larga scala. Inoltre, molti privati saranno cauti nell’investire in iniziative che sarebbero viste come rivali diretti della BRI o qualsiasi cosa che potrebbe essere vista come un’alleanza anti-cinese. 

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