lunedì, Settembre 20

Azione di lobby sulla Difesa

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New Delhi – L’11 gennaio, si pensava che il Defence Acquisition Council prendesse alcune decisioni politiche importanti da incorporare, insieme ad altri cambi politici e procedurali, nella nuova Procedura  di appalti della difesa (Defence Procurement Procedure, DPP), che dovrebbero essere approvati da un momento all’altro. Sarà il nuovo DPP a legalizzare gli intermediari nel commercio delle armi, una cosa che il ministro della difesa Manohar Pariikar aveva forse promesso il 31 dicembre del 2014? In realtà, Parrikkar aveva parlato di far emergere una politica chiara in materia di intermediari già nel febbraio 2015. Realizzando l’importanza del ruolo positivo che gli intermediari possono giocare nel programma di governo “Make in India” nel settore della difesa, il ministro della difesa ha detto che «Gli intermediari devono essere dichiarati e il loro mandato non può essere legato al risultato dei negoziati».

Presumibilmente, l’India, che è il maggiore importatore di armi del mondo e che oggi aspira ad essere il principale produttore di armi non solo per aumentarne il contenuto locale ma anche per esportarle, ha il sistema più complesso di regole e norme  nel settore della difesa, tutto in nome di un aumento della trasparenza. Alcune regole sono così perverse che il governo una volta ha annullato l’acquisto di dragamine di cui la marina indiana aveva disperatamente bisogno dopo che il produttore sudcoreano ha rivelato di aver utilizzato i servizi di un agente di Delhi per le sue abilità nel parlare inglese. Ironia della sorte, l’India è nota anche per essere il Paese in cui ci sono stati enormi scandali per la difesa. Se l’India è stato un Paese di grandi contraddizioni, ciò è dovuto principalmente al fatto che è anche il Paese dei grandi doppi standard. Ci vuole qualcosa di proibito in India ma sarà come approfittare di questo all’estero. Il fatto che un approccio tale in questa epoca di globalizzazione ferisca i nostri interessi nazionali non è un’esagerazione.

Il tentativo di influenzare una decisione per un motivo particolare è lobbismo  e non c’è niente di male a farlo purchè coloro che prendono le decisioni non siano corrotti singolarmente. Ovviamente coloro i quali fanno pressioni sono pagati dall’organizzazione per cui fanno pressioni. È come pagare un avvocato che si batte per la nostra causa in tribunale. Se il giudice è convinto del valore delle nostre argomentazioni e decide di darci ragione, noi non diremo che il giudice è corrotto. Egli è corrotto solo se riceve tangenti per dichiarare il giudizio a nostro favore. Visto così è un grosso problema se le industrie militari mondiali affermate, che stiamo corteggiando per farle venire in India a investire e lavorare insieme al nostro settore privato e pubblico, impiegassero lobbisti e li pagassero per le loro attività di promozione degli interessi economici in India?

Abbiamo bisogno di persone provenienti da tutto il mondo e della loro visione su come aumentare la nostra industria della difesa per chi ha la responsabilità di decidere. Dovrebbero esserci contatti regolari tra il Ministero della difesa e l’industria, e qui l’industria include il settore pubblico e privato indiano e le Original Equipment manufacturers (OEMs, ossia produttori di apparecchiature originali). Dopo tutto, sia le imprese del settore privato che quelle del pubblico hanno bisogno di collaborazioni estere, o partnership, per l’innovazione e la tecnologia. Allo stato attuale, tali contatti sono poco frequenti, non strutturati e frammentari. Come dice Amit Cowshish, ex membro del Consiglio degli appalti pubblici della difesa, «Fissare un appuntamento con gli alti funzionari è già di per sé un compito. La situazione è leggermente migliore quando si tratta di contatti tra la sede dei servizi e l’industria, ma questo è di ben poco aiuto, poiché le decisioni sono generalmente prese dal ministero e non dalle sedi dei servizi. Vi è quindi la necessità di creare un dibattito per un contatto libero e franco tra il Ministero della Difesa, la sede e l’industria per risolvere i problemi che si presentano per timore che si trasformino in blocchi stradali nello sforzo per l’indigenizzazione. In realtà, altri reparti, come ad esempio il Ministero delle Finanze, il Dipartimento di politica industriale e di promozione (DIPP), ecc.,  devono partecipare a tali contatti poiché il Ministero della Difesa, che agisce da solo, non può risolvere tutti i problemi che colpiscono l’industria. Ciò è necessario per infondere vita alle iniziative politiche intraprese dal Ministero della Difesa».

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