martedì, Maggio 11

Azerbaigian da tenere sotto controllo Per il fatto di trovarsi in un crocevia di grande importanza strategica, l'Azerbaigian può sembrare piccolo e incastonato tra superpotenze regionali

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Benché l’Azerbaigian e il Caucaso in generale di recente abbiano attirato raramente l’attenzione dei mezzi di comunicazione, non significa che noi, come pubblico, non dovremmo prestare molta più attenzione a questa parte del mondo che è insignificante solo in apparenza.

Per il fatto di trovarsi in un crocevia di grande importanza strategica, l’Azerbaigian può sembrare piccolo e incastonato tra superpotenze regionali, ma ciò non vuol dire che la sua capitale, Baku, non rivesta una gran importanza politica.

Piccolo e immerso in un mare di potenze maggiori, l’Azerbaigian, così come i vicini caucasici, l’Armenia e la Georgia, potrebbero presto dimostrare di tenere il coltello della stabilità e della sicurezza mondiali dalla parte del manico, in particolare da quando il radicalismo e la violenza con base settaria continuano a diffondersi in tutte le direzioni in Medio Oriente e in Eurasia, minacciando di travolgere tutto ciò che trovano lungo il cammino.

Come ha detto Eldar Mamedov, consigliere politico per i socialdemocratici nella Commissione per gli affari esteri del Parlamento Europeo, “la frammentazione dell’Iraq potrebbe avere ripercussioni interessanti e preoccupanti allo stesso tempo per il bacino del Mar Caspio e per l’Azerbaigian, che ne fa parte“.

Infatti, a differenza di altri stati arabi in rivolta, come la Libia e la Siria, l’Iraq ha un profilo religioso e culturale che rispecchia in un certo modo quello dell’Azerbaigian. Prima di tutto, entrambi i paesi hanno maggioranze islamiche sciite con ampie minoranze sunnite. Inoltre, hanno una lunga esperienza di secolarismi coercitivi imposti dall’alto. In Iraq, il partito Baath di Saddam Hussein ha promosso il secolarismo durante i quasi 35 anni di governo. In Azerbaigian, la tradizione laica risale all’arrivo al potere dei bolscevichi negli anni 20 del secolo scorso, e dura fino ad oggi.

Due sono le vie principali in cui il disintegrarsi dell’Iraq può rappresentare una minaccia alla sicurezza per l’Azerbaigian e per la regione nel suo complesso.

La prima e più ovvia è collegata all’ascesa in Iraq di un movimento jihadista sunnita, conosciuto come ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e di Al Sham). Il suo sviluppo, alla lunga, potrebbe creare tensione settaria in Azerbaigian, un paese in cui, nonostante la laicità continui ad essere una forza potente nella società, la religione sta tornando in auge con gran forza.

Per gli sciiti di tutto il mondo, compresi quelli dell’Azerbaigian, opporsi al violento movimento antisciita ISIS è un fatto esistenziale. Per ora, i capi sciiti del paese hanno richiesto un settarismo moderato ma, nonostante ciò, si è già verificato un incidente a Sabirabad, paese del sud dell’Azerbaigian in cui gli abitanti sciiti hanno attaccato un seguace della dottrina salafita. Questo tipo di incidente è comunque raro nel secolarizzato Azerbaigian, paese in cui il numero di credenti convinti, sia sciiti sia sunniti, è ancora relativamente basso. Nonostante ciò, la laicità nel paese riposa su un terreno instabile, e il numero di cittadini che si servono della fede per definire la propria identità è in rapido aumento.

Se le generazioni di adulti dell’Azerbaigian si vedevano come musulmani più che altro in un senso culturale, senza badare a definizioni di semantica religiosa o a etichette settarie, i giovani sono allo stesso tempo molto coscienti della propria identità e dotati di mentalità globalista.

In un momento come questo, in cui il mondo islamico affronta così tante minacce esistenziali, le tensioni in Iraq e Siria sono destinate a perdurare, galvanizzando all’azione una generazione privata sempre più dei propri diritti.

Se per ora pochi azerbaigiani hanno risposto al richiamo dei radicali, la propaganda islamista in rete potrebbe presto trovare terreno fertile nel Caucaso, dove le tensioni etno-settarie contro l’Armenia sono aumentate dalla fine di novembre.

Il consolidamento e l’espansione del controllo territoriale dell’ISIS in Iraq potrebbe attirare i sunniti azerbaigiani, convogliando il malcontento sotto la bandiera jihadista. Un fenomeno simile si è verificato in Siria, dove alcuni azerbaigiani, come Hattab al-Azeri, l’importante guerriero An-Nusra, hanno impugnato le armi contro il regime di Bashar al-Assad con l’obiettivo di ottenere esperienza da usare in seguito contro l’amministrazione di Ilham Aliyev a Baku. Così, la vittoria dell’ISIS in Iraq sembrerebbe aumentare significativamente non solo le opportunità per i jihadisti azerbaigiani di lanciare campagne di terrore e propaganda nel proprio paese, ma anche le loro capacità di farlo.

Comunque, nonostante per ora questa minaccia sia remota, l’Azerbaigian rappresenta un’opportunità che gruppi come l’ISIS potrebbero cercare di cogliere e sfruttare, in particolare perché, come l’Iraq e la Siria, l’Azerbaigian possiede numerose risorse energetiche e, quindi, vaste ricchezze.

Un altro tipo di sfide è quello collegato alla possibilità che l’Iraq si disintegri seguendo la divisione in etnie. Il governo regionale del Kurdistan (KRG) ha annunciato di star pensando di organizzare un referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno. Nonostante una votazione non sia imminente, pochi sono i dubbi sul fatto che, se e quando questa si svolgesse, lo schieramento a favore dell’indipendenza vincerebbe senza grandi difficoltà. Un risultato di questo tipo incoraggerebbe i kurdi in Turchia e Iran a volersi riunire coi fratelli in un nuovo stato kurdo. Sebbene Israele sia stato, fino a ora, l’unico paese ad aver offerto un chiaro appoggio all’idea di un Kurdistan indipendente, la speranza di uno stato kurdo filo-occidentale potrebbe portare a un lieve cambio di posizione da parte dell’Ovest. Infatti, l’idea di ridisegnare il Medio Oriente lungo confini settari ed etnici più omogenei, prima una semplice speculazione, viene ora presa sul serio nelle discussioni politiche occidentali.

Il problema in Azerbaigian è l’ampia sovrapposizione tra le popolazioni kurde e azere nell’Iran occidentale. Un tentativo kurdo di creare una separazione netta, quindi, potrebbe facilmente scatenare tensioni in Iran, vicino dell’Azerbaigian. D’altra parte, questa situazione potrebbe risvegliare sentimenti nazionalisti tra gli azeri iraniani, mettendo in difficoltà il governo di Baku.

Mentre i funzionari statali azerbaigiani hanno deciso di non opporsi alla propria controparte iraniana per mantenere relazioni proficue e amichevoli con Teheran, l’idea di un “grande Azerbaigian” può guadagnare terreno se i confini regionali inizieranno a essere ridisegnati, e se l’Occidente e l’Iran non riusciranno a raggiungere un accordo accettabile sul nucleare, fatto che porterebbe a nuovi tentativi occidentali di isolare Teheran economicamente e diplomaticamente. Un possibile “grande Azerbaigian” potrebbe essere filo-occidentale e alleato di Israele esattamente come lo sarebbe un “Kurdistan indipendente”.

Se questo progetto andasse avanti, però, probabilmente si assisterebbe a violenti scontri armati, mettendo Baku a rischio di cancellazione istituzionale assoluta, perché sia la Russia sia l’Iran si opporrebbero a qualsiasi nuovo ordine mondiale favorevole all’Occidente.

Nonostante Baku non possa sperare di influenzare gli sviluppi in Iraq, Russia e Iran, è ormai evidente come il presidente Ilham Aliyev si sia già dato da fare per modificare le polarità regionali, cosciente del fatto che qualsiasi decisione venga presa dalla sua amministrazione per quanto riguarda l’Armenia e le relazioni estere in generale avrà ripercussioni a lungo raggio.

 

Traduzione a cura di Emma Becciu

 

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