lunedì, Agosto 15

Ayman al-Zawahiri: ucciso dagli Stati Uniti Ex braccio destro di Osama Bin Laden, divenuto leader di al-Qaeda nel 2011, considerato il 'numero uno' del terrorismo internazionale, abbattuto da un drone della Cia nel suo rifugio di Kabul

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Quando a Washington era sabato 30 luglio, ore 21.48, e a Kabul era l’alba di domenica 31 luglio (le due capitali sono separate da otto ore), il leader di al Qaeda Ayman al-Zawahiri, è stato ucciso nel corso di una operazione condotta dalla CIA, un attacco condotto con un drone.
L’annuncio è stato dato dallo stesso Presidente USA ,Joe Biden, nella serata di Washington del 1° agosto -quando in Europa era notte fonda, a cavallo tra il finire del 1° agosto e i primi minuti del 2 agosto. Il blitz di domenica mattina non ha ferito nessun altro membro della famiglia di al-Zawahiri o altri civili. L’obiettivo era il leader di al Qaeda, ex braccio destro di Osama Bin Laden, divenuto leader di al-Qaeda alla sua morte nel 2011, solo lui, e solo lui è stato colpito .Operazione eccellente, frutto di mesi di lavoro condotto nel riserbo più ferreo da parte dei vertici della Cia e della Casa Bianca.
Un successo, hanno immediatamente sottolineato gli osservatori americani e non solo, per l’Amministrazione Biden e per il Presidente in crisi di approvazione da parte degli americani a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.
Ognuno degli ultimi Presidenti ha avuto il suo terrorista eccellente assassinato. Obama, Trump, ora è la volta di Biden. L’eccellenza del suo terrorista ucciso è tutta nella biografia del 71enne colpito sul balcone di casa mentre si godeva il fresco di una mattina qualsiasi di Kabul. Un’esplosione ha rotto il silenzio dell’alba. Pochi minuti dopo un team di 007 ha prelevato il dna di ciò che restava del corpo, e poco dopo è arrivata la conferma: l’uomo ucciso era effettivamente al-Zawahiri. Undici anni dopo Osama bin Laden, gli Stati Uniti hanno eliminato il suo erede, considerato il ‘numero uno’ del terrorismo internazionale.

 

Una ‘carriera’ nelle organizzazioni terroristiche islamiche durata oltre 40 anni quella di Ayman al-Zawahiri. Era il braccio destro di Osama bin Laden ed il numero due di al-Qaeda quando furono condotti gli attacchi dell’11 settembre 2001 nei quali, si dice, ebbe un ruolo centrale.
Egiziano di Kafr al-Dawar, membro di una famiglia molto in vista della borghesia del Cairo, era nipote di Rabia al-Zawahiri, l’importante imam dell’università al-Azhar del Cairo, e la famiglia vanta magistrati, letterati e medici. Suo zio materno fu il primo Segretario generale della Lega Araba.

La sua gioventù fu caratterizzata dallo studio. All’Università del Cairo si appassionò a psicologia e farmacologia e conseguì la laurea in medicina e divenne chirurgo oculista. Allo stesso tempo il giovane, definito dai parenti come ‘un timido’, si appassiona alla politica e a 14 anni entra a far parte dei Fratelli Musulmani, un gruppo militante fondamentalista, e divenne uno studente e un seguace di Sayyid Qutb, importante personalità dell’islamismo radicale.

Nel 1979 entrò a far parte del gruppo islamico definito Jihad, in cui alla fine divenne uno dei principali organizzatori e reclutatori. Fu fra le centinaia di arrestati a seguito dell’assassinio del presidente Anwar al-Sadat ma le autorità egiziane non furono in grado di dimostrare alcun collegamento fra lui e l’assassinio, tanto da essere rilasciato dopo aver scontato una piccola pena per possesso illegale di armi.

 

Negli anni Ottanta si recò in Afghanistan per partecipare con i Mujahidin alla resistenza contro l’occupazione sovietica. Lì incontrò Osama bin Laden. Si unì ad al-Qaeda collaborando agli attentati all’ambasciata Usa in Kenya ed in Tanzania e all’attacco del cacciatorpediniere Usa Cole in Yemen. E’ stato tra gli ideatori degli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti; e finì per sostituire Bin Laden alla guida di Al Qaeda, dopo l’uccisione di quest’ultimo nel maggio 2011.

All’epoca degli attentati di 21 anni fa, Al-Zawahiri era il numero due -dietro a Bin Laden- nella lista dei 22 ‘terroristi piu’ ricercati’ dal governo degli Stati Uniti e sulla sua testa pendeva una taglia di 25 milioni di dollari.

Dato già per morto nel novembre 2020, Zawahiri era stato visto l’ultima volta nella città afgana orientale di Khost nell’ottobre 2001, e da allora era rimasto nascosto sfuggendo sempre alla cattura. E’ probabile che per anni abbia trovato rifugio nelle regioni montuose in Pakistan, con l’aiuto di tribù locali solidali. Il fatto che abbia trascorso le ultime settimane di vita in Afghanistan testimonia del confine poroso tra i due Paesi; e il fatto che si sentisse sicuro nel Paese conferma quanto poco abbiano cambiato l’Afghanistan due decenni di permanenza militare statunitense.

Il 13 gennaio 2006 fu l’obiettivo di un attacco missilistico americano vicino al confine del Pakistan con l’Afghanistan. Morirono quattro membri di Al-Qaeda, ma Zawahiri si salvò. Due settimane dopo apparve in un video in cui avvertiva che «nè Bush nè tutte le potenze della terra» avrebbero anticipato la sua morte -rispetto al destino- di un secondo.

Zawahiri si è fatto sentire, di tanto in tanto con messaggi audio e a volte video -l’ultimo l’11 settembre di due anni fa- per incitare i suoi seguaci alla guerra contro l’Occidente. Ma negli anni, soprattutto con la proclamazione dello Stato islamico di Abu Bakr Al Baghdadi (anche lui ucciso, in Siria) ha perso buona parte dell’autorevolezza di cui godeva quando ancora il suo volto era associato a quello di Bin Laden.

 

La presenza del capo di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, a Kabul, è una «chiara violazione» dell’accordo che i talebani hanno firmato con Washington nel 2020 in cui promettevano di non permettere all’Afghanistan di tornare ad essere un ‘porto sicuro’ per la jihad, ha fatto notare una fonte dell’amministrazione Biden. «Ci aspettiamo che rispettino i termini dell’accordo di Doha. E la presenza di Zawahiri nel centro di Kabul ne è stata una chiara violazione».
Gli Stati Uniti, è stato inoltre dichiarato, «non hanno avvertito» i talebani dell’attacco con il quale intendevano colpire al-Zawahiri. Questo anche perchè la casa in cui si trovava il capo di al-Qaeda, al terzo piano di un edificio in una zona residenziale della capitale afghana, nel quartiere di Shirpur, un ricco quartiere della capitale, frequentato e in cui vivono i membri del governo talebano sotto il controllo del Ministero della Difesa afghana, era unrifugiomesso a disposizione dalla Rete Haqqani, la fazione talebana inclusa nella lista delle organizzazioni terroristiche e che è parte del governo dei talebani, con Sirajuddin Haqqani, leader della Rete Haqqani, attualmente Ministro dell’Interno. Secondo il ‘New York Times‘, la residenza era di un alto collaboratore del Ministro. Non esistono al momento conferme in merito.

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