martedì, Settembre 28

Ayahuasca, droga o pianta curativa? La morte di un turista inglese ha attirato l'attenzione su questo nuovo stupefacente

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«Riuscivo appena a camminare. Niente coordinazione. I miei piedi erano come blocchi di legno. Vomitai violentemente appoggiato a un albero e caddi al suolo in un’impotente desolazione. Mi sentivo stordito, come se fossi coperto da strati di cotone. Cercai di scuotermi da questo confuso torpore. Continuavo a ripetere, ‘tutto ciò che voglio è uscire di qui’». È così che nell’aprile del 1953 William Burroughs, uno degli scrittori vicini alla beat generation, racconta in una lettera all’amico Allen Ginsberg il suo primo, non felicissimo incontro con l’ayahuasca, che in lingua quechua significa la ‘liana dell’anima’.

Eppure, le successive esperienze di Burroughs con l’infuso dagli effetti allucinogeni saranno più positive, tanto che, sette anni dopo, Ginsberg, seguendo le indicazioni dell’amico, visiterà gli stessi posti in cerca di esperienze mistiche. Scriverà il poeta: «Scivolai via dal letto della camera scura e arrivai ai cancelli del paradiso, gridando nella mia mente ‘Sono tornato a casa nella casa dello splendido e antico Signore, ed io sono il figlio del Signore, in effetti io stesso sono il Signore, sono tornato a casa e voglio che i cancelli siano aperti’».

L’ayahuasca, anche nota come yagé (la corrispondenza tra Burroughs e Ginsberg è stata pubblicata proprio col titolo di Lettere dello yagé), è una miscela di infusi utilizzata dalle culture indigene dell’Amazzonia e delle Ande come pianta medicinale. Il suo effetto allucinogeno è noto da secoli, forse millenni, agli sciamani, e forma parte integrante dei loro rituali curativi. Il suo effetto psichedelico è dovuto al DMT, un composto che stimola la produzione di serotonina nel cervello, causando visioni, confondendo i sensi e stimolando, come testimonia chi ne ha fatto uso, una grande capacità introspettiva, capace di scatenare forti esperienze spirituali.

Attraverso l’assunzione della sola radice, tagliata e messa a bollire, il DMT verrebbe normalmente digerito ed espulso. Gli indios hanno però trovato il modo, nella notte dei tempi, di attivare il DMT mescolando le radici ad altre piante, e alle foglie della liana stessa. Come spiegano gli specialisti dell’Istituto Superiore di  Sanità di Roma, ‘grazie alla contemporanea presenza nelle foglie delle β-carboline armina, armalina e tetraidroarmina, la degradazione periferica della DMT viene evitata ed il principio attivo può giungere intatto a livello centrale esplicando la sua azione farmacologica’.

Nonostante non abbia mai raggiunto, nel panorama delle droghe, una grande notorietà, a parte l’interesse che ha suscitato per una ristretta elite di artisti, scrittori, etnobiologi e chimici a partire dal secondo dopoguerra, la fama della liana dell’anima e il suo utilizzo sono in aumento. Negli ultimi anni, numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, come Sting e Paul Simon, hanno dichiarato di averne fatto uso. L’ex frontman dei Police, nella sua biografia del 2005, Broken Music, dedica la bellezza di sessanta pagine al racconto di un viaggio in Brasile in compagnia della moglie, per compiere un rituale sciamanico con l’ayahusca, ed è rimasto talmente colpito dall’esperienza da fondare un’associazione, la Rainforest Foundation, votata alla preservazione della foresta amazzonica. Simon ci ha scritto sopra una canzone.

Lindsay Lohan, dopo il recente annuncio di aver avuto un aborto spontaneo, ha sostenuto che l’infuso di ayahuasca l’avrebbe aiutata a superare la terribile esperienza, insieme al suo ‘disastroso passato’.

Una crudele coincidenza ha voluto che, pochi giorni dopo le entusiaste dichiarazioni dell’attrice americana, sia arrivata la notizia dal Sudamerica della morte di un diciannovenne inglese, dovuta proprio all’ayahusca, che gli avrebbe procurato una fatale reazione allergica.

Henry Miller, di Bristol, si trovava in Colombia, e con alcuni amici aveva deciso di partecipare a un rituale che prevedeva la somministrazione dell’ayahuasca. Lo stesso ostello che lo ospitava raccomandava la cerimonia nella lista delle attività consigliate ai turisti. Il suo corpo è stato abbandonato in una strada vicino alla città di Mocoa, presso il confine con l’Ecuador. Un macabro video, girato dall’emittente Caracol nei giorni successivi, ritrae il ragazzo mentre annuncia di voler partecipare a una seconda seduta, dopo che quella della sera precedente non aveva avuto gli effetti sperati.

L’interesse dei giovani occidentali in cerca di esperienze ‘diverse’ sta comunque trasformando l’ayahuasca in un business con un certo appeal. Sono in molti a recarsi in Ecuador, Perù, Colombia e Brasile per sperimentare l’infuso. A rendere più appetibile il prodotto sono il millantato carattere medicinale della pozione e il contesto culturale che la circonda.

La vicenda del giovane inglese è uno specchio dei pericoli insiti nella crescente commercializzazione a scopo di lucro della pianta. Il turismo in Colombia è in forte crescita, ora che il Paese è più sicuro, e si stanno moltiplicando i cosidetti brujos, falsi sciamani che utilizzano la droga per approfittare dei turisti inermi. Il consiglio che viene ripetuto incessantemente è di non fidarsi di chi offre ayahusca senza poter dimostrare la natura del prodotto.

Ma anche nelle capitali europee e nelle mete mediterranee dello sballo si sta affermando l’uso dell’ayahuasca.  Su Facebook, nella pagina Ayahuasca Italia, che ha più di 6000 membri, vengono pubblicati annunci che sponsorizzano rituali per turisti. Uno di questi recita: ‘In una bellissima villa, con piscina, bosco, tranquillità e piena natura, accedere ad un’esperienza unica, con la medicina sciamanica che sta mostrando al mondo il suo potere di guarigione’. Nello stesso pacchetto, vengono offerte anche gite in barca, cibo e accompagnatori professionali.

Non a caso, proprio a Ibiza si terrà la World Ayahuasca Conference, organizzata dalla Fondazione ICEERS (Centro internazionale per la ricerca, lo sviluppo etnobotanico). Lo scopo della manifestazione è «mettere insieme scienziati, esperti legali, praticanti, ambientalisti e altri esperti coinvolti nel campo dell’ayahuasca, per facilitare o scambio di esperienza e conoscenze, e la nascita di nuove sinergie e collaborazioni attraverso tavole rotonde, seminari edibattiti».

In Brasile, il consumo dell’ayahuasca è stato introdotto nella società moderna attraverso nuove religioni e filosofie, che si sono ritagliate uno spazio importante soprattutto con l’avvento della new age e la moda delle pratiche spirituali alternative. Una di queste è la religione sincretica del Santo Daime, fondata negli anni trenta del secolo scorso da Raimundo Irineu Serra, noto come Mestre Irineu. Racchiude elementi cristiani, spiritismo e tradizione indigena, e sta gudagnando un gran numero di adepti in tutto il Sudamerica. La nuova classe media brasiliana cerca sempre più frequentemente rifugio dallo stress della frenesia metropolitana di un Paese in via di sviluppo attraverso pratiche basate sul ritorno all’interiorità e al rapporto con la natura, abbandonando le religioni tradizionali.

La legislazione a livello internazionale è piuttosto confusa ed eterogenea sull’ayahuasca. Malgrado il DMT, la sostanza che causa gli effetti stupefacenti, sia presente nella prima fascia della Convenzione sulle sostanze psicotrope (1971) dell’ONU, quella che comprende droghe che rappresentano un serio pericolo per la salute, la pianta in sé non è illegale in quasi tutti i Paesi occidentali. In alcune nazioni sudamericane, come il Perù, i Governi la proteggono, in quanto elemento fondante delle culture indigene locali. Lo status dell’ayahuasca è dunque controverso, ed è assimilabile a quella del peyote o della mimosa, di cui è vietato il principio attivo, ma non l’uso e la coltivazione.

Nel 2010, vista la crescente diffusione del suo utilizzo, l’Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB) all’interno del suo rapporto annuale raccomandava la criminalizzazione della pianta, una decisione che ha suscitato numerose critiche, legate soprattutto allo stretto legame tra pratiche religiose e somministrazione dell’ayahuasca. Un’eventuale penalizzazione del consumo avrebbe creato un conflitto tra il diritto a esercitare la propria fede religiosa e quello alla salute.

Sono così sorte battaglie legali per il riconoscimento dell’utilizzo rituale dell’infuso. Così come accaduto in precedenza per la Chiesa dei nativi americani con il peyote, la Chiesa locale del Santo Daime in Oregon avviò una causa per veder riconosciuto il proprio diritto a importare e consumare il tè di l’ayahuasca. Nel marzo del 2009 la Corte dello Stato ha dato ragione ai fedeli, sulla base del Religious Freedom Restoration Act, che sancisce il diritto a professare la propria fede religiosa. Il supporto dell’uso ritualistico è dunque alla base della maggiore libertà che questa sostanza gode in relazione ad altri stupefacenti.

Malgrado già negli anni 90 siano stati avviati degli studi chimici e farmacologici sull’ayahuasca, le sue potenzialità ed eventuali pericoli per la salute sono ancora da scoprire. È probabile che, nel secolo delle lotte per la legalizzazione o depenalizzazione delle droghe leggere e nel contesto dello sgretolamento progressivo della war on drugs in Sudamerica, sentiremo ancora parlare di questo misterioso infuso.

 

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