domenica, Giugno 13

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Il Congress Party della famiglia Gandhi e del Premier Manmohan Singh esce duramente sconfitto dal voto per il rinnovo di alcuni dei parlamenti dei singoli Stati federali e della municipalità di New Delhi. Alle elezioni legislative locali, l’opposizione nazional-conservatrice del Bharatiya Janata Party conquista i popolosi ed importantissimi Stati del Rajastan e Madhya Pradesh.

Nella capitale, poi, il voto del 7-8 dicembre ha riservato al partito di Sonia Gandhi una vera e propria ecatombe: il Congress perde quattro quinti dei seggi precedentemente detenuti, finendo in terza posizione con soli otto rappresentanti. A piazzarsi secondo dietro i conservatori, anche qui vincitori, è l’Aam Admi Party (Partito dell’Uomo della Strada), formazione populista appena sorta guidata dall’ex ispettore del fisco Arvind Kejriwal, e promotrice di una durissima campagna anti-corruzione contro tutte le forze politiche tradizionali.

Il voto dei due Stati e della municipalità capitale è stato l’ultimo test elettorale precedente le elezioni politiche previste per il maggio del 2014. Per la coalizione di Governo è un segnale molto simile ad un ultima chiamata prima del disastro, che peraltro ribalta gli orizzonti verso cui sembrava veleggiare il Congress appena un anno fa. Forte dei provvedimenti in favore dei contadini contro gli espropri non indennizzati, e le misure di redistribuzione di cibo per la popolazione in stato di indigenza, il Partito di governo si è adagiato sugli allori delle promesse di aiuto per fini elettorali. Il tutto mentre la crescita economica indiana precipitava al minimo da un decennio a questa parte e l’inflazione falcidiava i redditi anche della nuova classe media urbana, che alla fine ha brutalmente voltato le spalle alla famiglia Gandhi.

Al contrario, il BJP, fino a pochi mesi fa diviso e debole, consolida rapidamente il proprio consenso nelle aree più importanti del Paese sia economicamente che demograficamente. Il merito della ripresa dei conservatori va certamente all’energica campagna elettorale condotta dal candidato alle politiche del prossimo anno, Narendra Modi. La difficile situazione economica del Paese sembra aver fatto dimenticare all’elettorato le tante ombre che sovrastano la figura di questo controverso politico, nubi fatte di ultra-nazionalismo ed integralismo religioso indù. Anche le vaste contraddizioni sociali lasciate dal suo decennio da Governatore nello Stato del Gujarat paiono essere passate in secondo piano: lo Stato dell’India occidentale e la sua crescita del PIL a ritmi cinesi nel decennio passato sono il biglietto da visita che Modi presenta ad una opinione pubblica affamata di crescita ed efficienza economica.

L’ex Governatore intercetta molto meglio dei suoi avversari i desideri di cambiamento della giovane classe media urbana, ansiosa di benessere ed auto-affermazione imprenditoriale. I comizi e gli interventi radio-televisivi di Modi si caratterizzano infatti  per una virulenta dialettica contro la burocrazia soffocante, i blocchi corporativi e i privilegi legati alla macchina pubblica che affliggono il rapporto tra economia e politica nell’immenso Paese.

A rafforzare il leader del BJP è però anche il peso economico e politico dei giganti industriali sia indiani che stranieri, che stanno intervenendo in favore della sua campagna elettorale come mai accaduto prima nella storia del Paese. Un supporto tanto gridato ad alta voce quanto facilmente spiegabile con le politiche pro-business attuate nel Gujarat, dove gli investitori sono stati attratti attraverso zone di investimento ed economiche speciali, caratterizzate da bassa tassazione e licenziamenti facili. Una politica che però ha come altra faccia della medaglia uno degli Stati coi salari più bassi dell’intera Confederazione e poche risorse pubbliche per l’educazione.

Anche il grande capitalismo potrebbe però parzialmente ingannarsi sule velleità del BJP nei confronti del mercato. Appena un anno fa, lo stesso partito fece naufragare a suon di scioperi e dimostrazioni di massa la liberalizzazione delle catene di commercio, il tutto per favorire il ceto commerciante nazionale tradizionalmente vicino alla forza politica. E gli espropri facili di terreno per uso industriale, nel Gujarat sono stati resi possibili dall’aridità della regione e dal fatto che buona parte della terra è nelle mani dello Stato federale, e non di contadini.

Il vero colpo letale alle leadership locali del Congress è però arrivato dagli scandali. La difesa da parte del partito nei confronti dell’ex Ministro delle Ferrovie, Lulu Prasad Yadav – condannato per corruzione – si è rivelata un clamoroso autogol per la formazione di governo. La discesa in campo del giovane Raoul Gandhi e la sua vistosa presa di distanze dalla vecchia dirigenza del Congress non sembrano aver sortito alcun effetto sul crollo di consensi. Al contrario, il giovane Gandhi è parso solamente l’ultimo discendente di politica incentrata sul familismo e l’inamovibilità di certi nomi.

Di qui il disastro elettorale di New Delhi, dove il crollo del Congress, più che dovuto alla crescita dei conservatori, è riconducibile all’eruzione – anche qui in India – di un movimento populista ed anti-politico: il Partito dell’Uomo della Strada (AAP). Guidato dall’ex ufficiale dell’agenzia delle entrate Arvind Kejriwal, l’AAP è la traduzione in politica della biennale virulenta campagna anti-corruzione lanciata nel 2011 dal guru Anna Hazare, che si è però dissociato dalla partiticizzazione della sua campagna. Non a caso, il simbolo dei militanti del movimento è proprio la ramazza di paglia, metafora della “pulizia” che si chiede a gran voce dentro i palazzi del potere.

Le istanze promosse dal movimento sono da un lato una ventata poco comune di richiesta partecipativa. Spiccano infatti la possibilità di rigetto referendario delle leggi, la decentralizzazione dei poteri, e soprattutto la generalizzazione della legislazione promossa da Hazare contro la corruzione (Jan Lokpal ): un ufficio dove i comuni cittadini possano portare avanti denunce contro il malaffare. A fianco di istanze condivisibili, vi sono però anche messaggi di puro giustizialismo, come la pena di morte per corruttori e reati sessuali, che hanno avuto molta presa tra parte della middle class inorridita dai casi di aggressioni contro le donne che si verificano periodicamente nell’affollata metropoli.

Il Congress Party sembra dunque la vittima predestinata di due fuochi: l’indignazione anti-corruzione, che non si limita certo al partito di governo, colpisce però la formazione in carica. Mentre d’altro canto le politiche pro-contadini del Governo rischiano di ruralizzare quello che una volta fu il più laico e urbano dei due schieramenti, consegnando viceversa ai conservatori il crescente elettorato delle grandi città del Paese. Un gioco del martello e dell’incudine in cui la forza politica dei Gandhi sembra stare in mezzo.

A sei mesi dalle elezioni, la campagna elettorale più grande del mondo sembra aver assunto una fisionomia ed una tendenza ben precisa. Che ben difficilmente, a questo punto, potrà essere rovesciata.

 

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