domenica, Settembre 26

Avvisi a 5 stelle per chi pensa, parla e non si allinea field_506ffbaa4a8d4

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«Applichiamo le regole», dice un esponente autorevole del Direttorio, parola che evoca il cigolio della ghigliottina. Potrebbe essere il prossimo candidato Premier del Movimento a 5 Stelle (M5S). Vedete voi.
A ruota, mentre fa comizi a pagamento, il guru superstite ricorda che «chi non rispetta le regole è fuori», ma dimentica di spiegarci come mai certe decisioni non vengono prese dalla rete oppure in diretta streaming, quella che amava usare per ridicolizzare i leader di turno durante gli incontri istituzionali. Non ci dice perché le lastre della casa di vetro vengono oscurate quando si deve decidere anche dell’onorabilità di una persona e sulla sua sbrigativa liquidazione.  La scatola nera è nemica della democrazia, soprattutto se la abita uno che la voleva cancellare, un ‘giustiziere della rete’, per citare Jon Ronson. Senza contare gli eccessi caratteriali del medesimo, dannosi e inconciliabili col Governo di una Nazione. Su questo particolare si glissa con troppa faciloneria, rimuovendo ciò che sono riusciti a infliggere al mondo personaggi originali ed eccessivi.

Le regole possono essere usate come un elastico, valere per gli antipatici e meno per i simpatici, valere per chi eccepisce e meno per chi obbedisce. Si fa tirare il rigore all’attaccante, poi gli si sposta la porta mentre il pallone è in viaggio. Se quello che tira è simpatico la si posiziona sulla traiettoria corretta, se sta sulle scatole la si trascina dalla parte opposta.

Chi vuole essere amato dal direttorio deve compiacerlo. Così ognuno tira fuori il peggio di sé, come la candidata Sindaco a Roma, che con uno stile degno della prima della classe antipatica, prende posizione contro il collega di Movimento e magari, tra non molto, di carica, Federico Pizzarotti«Grave mancanza di trasparenza», dice la signorina, come se fosse l’ancella di Maria Immacolata. Vorrei ricordarle che non si finisce per caso nello studio Cesare Previti, abbiamo capacità di intendere e di volere, vista la maggiore età. Troppe persone si lasciano portare dall’onda e poi ci raccontano storielle surreali. Nessuno può candidarsi se è stato iscritto a un partito, ma poi si lasciano passare gli elefanti. Una commedia di Georges Feydeau.

La gestione delle relazioni umane all’interno del M5S è indegna di persone mature, capaci di un filo di compassione, inadeguata per chiunque abbia la velleità di amministrare interessi collettivi. Non è necessario essere ladri per essere inadatti alla politica, nella lista vanno messi anche gli incompetenti e gli immaturi, coloro, cioè, che usano sempre approcci radicali, incuranti della dignità degli individui, attaccandosi fanaticamente alle tavole della legge, roba da nuovi movimenti religiosi.

Ciò che continua ad accadere all’interno del M5S, con singolare costanza, materializza quanto temevamo e da tempo denunciamo, confermando che i partiti, anche quando fanno davvero venire la pelle d’oca, possono essere sostituiti solo da alternative davvero serie. Il vero danno dell’eventuale fallimento del laboratorio M5S (che se continua così è assicurato) sarebbe la disillusione dell’elettorato e un vero ricostituente per i partiti.

Purtroppo, i casi che vedono coinvolti i vertici del Movimento e dell’azienda che lo detiene, alle prese con eventi giudiziari che riguardano due Sindaci pentastellati di spicco –Federico Pizzarotti e Filippo Nogarin-, dimostrano che quando c’è da ragionare con pacatezza i meccanismi interni si inceppano, apparecchiando piccoli e grandi deliri.

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