sabato, Ottobre 23

Avorio: il bando degli Stati Uniti

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Proteggere gli elefanti e lottare contro il bracconaggio -pratica che sta mettendo a serio rischio gli imponenti mammiferi per procurarsi l’avorio dalle loro zanne- è ancora una delle maggiori preoccupazioni per il continente africano. Questi animali sono sempre più a rischio di estinzione: secondo le stime di esperti, ogni giorno vengono uccisi dai bracconieri almeno 96 esemplari al fine di prelevarne le zanne. 

Tra i più grandi consumatori di avorio al mondo troviamo al secondo posto gli Stati Uniti. Ma venerdì scorso finalmente, dopo un anno di attesa, le autorità statunitensi della Fish and Wildlife Service hanno annunciato un divieto quasi totale sul commercio di avorio dell’elefante africano. Il bando sarà quasi totale poiché gli oggetti antichi, i trofei di caccia sportiva (che ora limita dal poter portare nel Paese un numero infinito di trofei a due all’anno per cacciatore) e gli strumenti musicali potranno ancora essere commercializzati. 

Inoltre, secondo quanto stabilito dalla nuova legislazione che entrerà in vigore dal prossimo 6 luglio, l’avorio potrà essere venduto negli Usa solo se proveniente da animali non a rischio di estinzione o se l’elefante è morto per cause naturali – cause che dovranno essere dimostrate con un’accurata documentazione. Secondo la Fish and Wildlife Service degli Stati Uniti, il divieto riguarderà sostanzialmente i limiti alle importazioni, alle esportazioni e alla vendita di oggetti in avorio attraverso i confini di Stato.

La prossima fase della lotta contro il bracconaggio di avorio avverrà proprio questa settimana: una delegazione degli Stati Uniti, capitanata dal Segretario di Stato John Kerry e dal ministro del Tesoro Jack Lewva, andrà a Pechino per affrontare una serie di colloqui strategici ed economici con i funzionari cinesi proprio a riguardo di questa nuova legge. La Cina infatti è il punto cardine del commercio illegale di avorio e ha accettato di discutere su possibili restrizioni seguendo, per l’appunto, l’esempio Usa.

 

 

(video tratto dal canale YouTube di Africanews)

 

 

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