giovedì, Dicembre 9

Autoritarismo e Islam: la nuova Turchia di Erdogan

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Le relazioni tra Turchia e Germania hanno toccato il punto più basso dal dopoguerra. Il motivo dello scontro tra i due Paesi, successivo a una serie di attriti che si sono susseguiti negli ultimi mesi, è l’arresto di alcuni attivisti per i diritti umani, tra i quali un tedesco, accusati di terrorismo. Il Ministro degli Esteri Sigmar Gabriel ha protestato con il Presidente Recep Tayyip Erdogan affermando che la Turchia è «poco sicura per investitori e turisti». Un riferimento al fatto che la Germania è il primo partner commerciale del Paese musulmano, scelto ogni anno da milioni di tedeschi per le loro vacanze. Berlino, inoltre, ha minacciato di non versare ad Ankara i fondi previsti dall’accordo per il controllo dei flussi migratori.

La querelle tra Turchia e Germania è il sintomo di un malessere diffuso in Europa nei confronti di uno Stato che sta scivolando rapidamente verso l’autoritarismo. Per questo è stato messo in discussione il progetto di adesione del Paese della Mezzaluna all’Unione Europea. La pena di morte, invocata da Erdogan e da una parte della popolazione, è in contraddizione con i princìpi democratici e laici europei. Il nuovo assetto costituzionale, sottoposto a referendum alcuni mesi fa, qualora venisse ratificato dal Parlamento, accentrerebbe ancora di più i poteri nella persona del primo Ministro, che punta a governare almeno fino al 2024. Le istituzioni europee sono caute perché sanno che la Turchia riveste una funzione strategica nel controllo dell’immigrazione lungo la rotta dei Balcani.

Un altro motivo di preoccupazione è la repressione messa in atto dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016, ideato secondo Erdogan dal suo rivale Fethullah Gülen, ex imam che vive negli Stati Uniti. Nell’ultimo anno sono state arrestate 50mila persone ritenute vicine agli organizzatori del colpo di Stato e sono stati licenziati circa 150mila dipendenti pubblici non ‘allineati’ con il pensiero del Presidente.

A luglio gli oppositori di Erdogan hanno dato vita alla ‘Marcia per la Giustizia’, che ha registrato circa un milione di presenze. Nel giorno dell’anniversario del tentato golpe sono scesi in piazza i sostenitori del ‘sultano’ per ribadire il proprio appoggio all’esecutivo.

La Turchia è un Paese profondamente diviso, in bilico tra dispotismo e democrazia, che reprime il dissenso e rifiuta il confronto. Gli ultimi eventi hanno sollevato numerosi dubbi sull’opportunità del suo ingresso nell’Unione Europea. Il rischio è che il conflitto interno si radicalizzi ulteriormente, determinando dinamiche sociali e politiche che avvicinerebbero il paese ai regimi del Medio Oriente.

La nuova Turchia è questo: un mix di autoritarismo, Islam e culto della personalità, tratti che accomunano i principali dittatori del mondo musulmano.

 

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