mercoledì, Aprile 21

Auto, meglio se in comune image

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Car o bike sharing, car pooling o bicicletta ma anche nuove vetture meno inquinanti per il trasporto pubblico urbano e flotte aziendali a emissioni zero. Modalità diverse ma con l’obiettivo comune di ridurre l’impatto ambientale generato dal traffico nelle città, i consumi di carburante e di produrre risparmi economici per le famiglie che, secondo le stime di Eurispes, per ogni tre euro spesi per l’alimentazione, ne destinano due al trasporto privato. Molti di questi temi alimentano  il ricco programma di appuntamenti previsti nell’ambito della Settimana europea della Mobilità 2014 promossa dalla Commissione Ue che, con lo slogan ‘Our street, our choise’ (Le nostre strade, la nostra scelta),  ha preso avvio il 16 settembre  per concludersi il 22.

Secondo lo studio di Frost & SullivanStrategic Insight of the Global Carsharing Market’ i proseliti dell’auto condivisa sono in costante crescita tanto che, a livello globale, il settore ha registrato nel 2013 un aumento del 50%, con 70mila veicoli in circolazione e un bacino di utenza che ha sfiorato i tre milioni e mezzo. La parte del leone la fanno l’Europa (con 1,2 milioni di utenti e 31mila 500 veicoli ) e il Nord America (1,2 milioni di utenti e all’incirca 22mila 100 veicoli) che, insieme, si aggiudicano una quota del 78% a livello di utenti e del 77% dei mezzi disponibili. Frost & Sullivan ha inoltre stimato che, nel mondo, si raggiungeranno i cinque milioni di utenti entro la fine del 2014.

Quanto all’Italia, fino a un paio di anni fa fanalino di coda tra i Paesi  europei, il 2013 è stato per il car sharing  l’anno della svolta, con una crescita del 400%, pari a 130mila utenti (dei quali 108mila a Milano) e 1.800 mezzi disponibili. Un mercato, il nostro, con un potenziale di sviluppo ancora inespresso e che sarà incentivato anche dall’introduzione di nuove tecnologie che renderanno più facilmente fruibili i servizi. Come, ad esempio, le chiavi virtuali utilizzabili mediante smartphone e le app per l’individuazione dei parcheggi o per i pagamenti.

A servizio dell’utenza privata, i player  che si contendono le quote di mercato più consistenti si chiamano Enjoy, servizio di car sharing targato Eni e attivo a Milano, Roma, Rimini e Torino; Twist, da pochi mesi operativo a Milano; e Car2go, iniziativa di Daimler, che giusto un anno fa è sbarcata a Milano (ora ‘copre’ anche Roma e Firenze) e alla quale va buona parte del merito del boom registrato dal settore,  grazie all’introduzione, per la prima volta in Italia, di un sistema di noleggio innovativo e flessibile che, tramite una membercard, permette di prenotare l’auto sino a 30 minuti prima dell’utilizzo, ritirarla direttamente dal parcheggio (via web, Google Maps o apposita App è possibile cercare l’auto più vicina) per poi lasciarla ovunque faccia comodo.

“E’ stato un successo straordinario e per certi versi inaspettato”, commenta Gianni Martino, responsabile per l’Italia di Car2go. “In poco meno di un anno abbiamo raggiunto quota 130mila clienti e superato abbondantemente  il milione di noleggi. A breve contiamo di essere operativi anche su altre città e vorremmo che Genova e Bologna fossero le prossime. Proprio in questi giorni abbiamo inaugurato il servizio a Copenaghen  che diventa la ventottesima citta del mondo servita da Car2go. Per noi è perciò motivo di orgoglio aver aperto a Milano, Roma e Firenze prima che in altre grandi città europee. Un altro punto di forza del nostro servizio è il roaming che permette di noleggiare l’auto in qualsiasi altra città europea dove siamo presenti utilizzando la card rilasciata in Italia”.

Il boom del car sharing si deve però anche alla liberalizzazione del mercato che ha dato ai privati la possibilità di offrire un servizio che prima era appannaggio del pubblico e al cambio dei regolamenti che ora permettono  alle auto in car sharing di accedere per esempio alle Ztl (Zone a traffico limitato) o di viaggiare nelle corsie riservate ai taxi e ai mezzi pubblici.

Il car sharing fa parte del più ampio concetto di sharing economy”, osserva Barbara Covili, Amministratore unico di Clickutility on Earth, società organizzatrice di Citytech. “E’ una scelta valoriale perché si condivide un auto privilegiando l’accesso al servizio invece che il possesso. L’evoluzione sarà il car sharing elettrico finora limitato in parte dalle difficoltà di gestione e in parte dalla carenza di quelle infrastrutture che permettono di lasciare la macchina in aree dove sono presenti le colonnine per la ricarica”.

E proprio Citytech, uno degli eventi italiani più importanti dedicati al tema della mobilità sostenibile in tutte le sue declinazioni, in programma  dal 26 al 28 ottobre prossimi al castello Sforzesco di Milano, terrà a battesimo il nuovo servizio  di Scooter sharing che sarà presto attivo a Milano. Regole e policy della novità verranno presentate durante la manifestazione al pubblico e agli operatori, mentre l’Assessore alla Mobilità del Comune di Milano Pierfrancesco Maran ha già annunciato di voler implementare il servizio in tempo per Expo 2015.

Incrementi altrettanto impressionanti sono stati registrati dai servizi di car pooling, formula che permette di condividere passaggi in auto ottimizzando le spese di viaggio e riducendo l’impatto ambientale. Il servizio è accessibile attraverso portali dedicati dove si incontrano la domanda e l’offerta previa registrazione: basta inserire il luogo di partenza e la destinazione per  trovare gli utenti che percorrono i medesimi tragitti, con i quali condividere il viaggio. Tra gli operatori che propongono il servizio, Autostrade per l’Italia; Bringme Carpooling & Autostop, società che fa parte dell’incubatore d’imprese del Politecnico di Torino,  e BlaBlaCar, social network  che propone invece il ‘ride sharing’, formula assai vicina al concetto del vecchio autostop in voga negli anni 70. Il ride sharing  consente a un automobilista di mettere a disposizione i posti liberi nella sua auto per  tratte di media o lunga percorrenza, al contrario del car pooling più indicato per percorsi brevi e regolari (ad esempio, colleghi che scelgono di utilizzare una sola auto per andare al lavoro). BlaBlaCar, azienda francese leader mondiale di mercato, conta su otto milioni di utenti registrati a livello globale, con incrementi  che in Italia hanno raggiunto picchi del +480% nei periodi di punta. Come a Ferragosto, quando sono stati circa 300mila i passaggi stimati. Numeri che cominciano a fare gola anche agli investitori. Lo ha dimostrato il Fondo Index Ventures che per BlaBlaCar ha messo sul piatto qualche mese fa ben 100 milioni di dollari.

Più articolato il discorso sul fronte pubblico. Anche se il problema di fondo, come spesso accade, sono  i soldi. “Il tema dominante degli ultimi cinque anni è stato il taglio delle risorse statali. E ogni Governo che si è susseguito ha parlato di rilancio del trasporto pubblico ma non l’ha mai finanziato”, conferma Roberto Sommariva, giornalista esperto del settore trasporti e direttore della rivista Autobus. “Il risultato è che in Italia abbiamo un parco circolante con i veicoli più vecchi d’Europa. I mezzi su gomma hanno un’età media di 13 anni e quelli su ferro di 9. Il 75%  del parco è di una categoria compresa tra Euro 0 ed Euro 3 quando, a breve, si venderanno gli Euro 6”.

Il margine di manovra delle aziende di trasporto pubblico è spesso condizionato da casse a dir poco vuote. Ci sono tuttavia esempi di città virtuose che hanno messo in pratica politiche strutturali e non solo d’immagine. Tra le eccellenze c’è Milano. “Il capoluogo lombardo può contare su un’azienda sana, l’Atm, operativa anche in altre città italiane oltre che a Copenaghen, dotata di un parco mezzi tra i più progrediti”, prosegue Sommariva. “Poi ci sono Bergamo, Bologna e Cagliari, dove il Comune ha fatto causa alla Regione Sardegna per un mancato trasferimento di fondi. Ha vinto e con  l’incasso ha rinnovato tutta la flotta con veicoli che oggi hanno una età mediamente più bassa persino di quella tedesca”.

E sempre alle istituzioni è stata inviata in questi giorni una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Sottosegretario Graziano Del Rio da Rete Mobilità Nuova, network che raccoglie circa 200 associazioni, comitati e organizzazioni di categoria (tra gli altri Libera, Legambiente, Touring Club Italiano, Coldiretti, Euromobility e #Salvaiciclisti) che lancia alcune proposte con l’obiettivo, da una parte di dimezzare le vittime della strade, dall’altro, di promuovere nuovi stili di mobilità. Rete Mobilità Nuova chiede la creazione di aree ciclopedonali intorno alle scuole; un tetto agli spostamenti in città con l’auto privata (un terzo delle emissioni di CO2 è causato dai trasporti e il 70% dei percorsi sono inferiori ai 10 chilometri); una modifica del Codice della strada, da concepire più a misura di pedone, e l’abbassamento a 30 chilometri orari del limite di velocità nei centri abitati (tranne che nelle arterie di scorrimento). Quest’ultima misura porterebbe anche a una riduzione dell’inquinamento acustico, di quello atmosferico, dei consumi di carburante nonché a un abbattimento delle emissioni climalteranti. 

 

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