Autore Cesare Gigli

Olimpiadi Invernali: Innsbruck ’76, il mancato triplo oro di Rosi Mittermaier Con 37 nazioni e quasi 1.300 atleti partecipanti fu una vera festa di sport, quella che si tenne nella cittadina austriaca dal 4 al 15 febbraio 1976
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“The simple games” erano riusciti a trasformare la difficoltà di dover organizzare i Giochi Olimpici in poco meno di tre anni in una grossa opportunità. Fu una vera festa di sport, quella che si tenne nella cittadina austriaca dal 4 al 15 febbraio 1976.

Olimpiadi Invernali: Sapporo ’72, l’ esclusione di Schranz e il successo dei sovietici Avery Brundage e la diatriba tra dilettantismo e professionismo. URSS prima nel medagliere
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Brundage, molto lasco su tale distinzione per quanto riguardava gli atleti del blocco Sovietico, dilettanti solo di nome, era invece molto rigido sugli sciatori, tanto da non accettare 40 atleti di varie nazionalità accusati, per sponsorizzazioni varie, di “professionismo”.

Olimpiadi Invernali: Grenoble ’68, i giochi di Jean-Claude Killy e Franco Nones Alla prima competizione olimpica trasmessa a colori dalla televisione partecipano 1293 atleti da 37 nazioni. Viene introdotto il primo test antidoping e l' Italia è quarta nel medagliere
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Si aggiunse solo la staffetta nel biathlon, portando le competizioni a 35; tuttavia, apparvero molte innovazioni dal punto di vista regolamentare: venne introdotto, per la prima volta, il controllo antidoping e venne fatta anche un’analisi sul sesso dei concorrenti.

Olimpiadi invernali: la fiamma olimpica si accende nella patria dello sci moderno Tra i protagonisti, i campioni italiani Zeno Colò e Giuliana Minuzzo. Tornano i tedeschi e i norvegesi conquistano 7 ori su 22 totali
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Oslo, scelta come sede dei sesti giochi olimpici invernali del 1952, poteva essere scelta già quattro anni prima, quando la sede dei giochi Olimpici estivi era Londra. Il mondo, nel 1952, aveva molta più fiducia nel futuro. Il peggio, per quella generazione, era ormai alle spalle.

Olimpiadi invernali: Garmisch, il nazismo sfoggia le sue carte migliori Nel 1936 l'edizione tedesca è la migliore per organizzazione. Tante le novità, ma il cima sembra da caserma
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Quando una manifestazione sportiva diventa uno strumento di propaganda, quando la gioia di competere con tuoi simili sparsi in tutto il mondo scompare perché considerazioni razziste fanno sembrare qualcuno diverso, quando sei in un Paese dove vige un folle regime razzista e violento, non si può più parlare di sport