martedì, Maggio 18

Austria-Ungheria: aggiustamenti nella politica sull’immigrazione

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Sulla drammatica vicenda dell’immigrazione in Europa negli ultimi dodici mesi si sono formati due campi che si sono fronteggiati prima di tutto con le armi della retorica, provando cioè ad imporre nella percezione collettiva la propria definizione di quanto stava avvenendo. C’era il campo di chi parlava di profughi e il campo di chi parlava di migranti (i primi hanno indiscutibilmente il diritto di essere accolti e di ricevere degna sistemazione, i secondi non hanno questo diritto). Chi parlava di uno spostamento di popolazioni che non poteva essere in alcun modo arginato e chi parlava di un’invasione contro cui gli stati non erano impotenti. Chi esaltava la cultura dell’accoglienza (che dimostrava ancora una volta la superiorità dell’Europa rispetto a tutte le altre culture) e chi le esigenze della sicurezza. I due campi hanno polemizzato così duramente e si sono così irrigiditi nella rispettiva retorica da non poterci rinunciare neppure oggi, quando ormai le posizioni si sono molto ravvicinate e il solco fra di esse non è più così profondo.

Tre giorni fa, il 26 luglio, si è tenuto a Budapest un vertice austro-ungherese fra il socialdemocratico Cancelliere Christian Kern e il primo ministro conservatore Viktor Orbán. A giudicare dalla non breve lista delle decisioni concordate, il vertice dovrebbe definirsi un successo. Si è ribadita la necessità di tenere sostanzialmente chiusa la così detta rotta dei Balcani che porta dalla Greca in Germania; si sono stabilite le procedure per la gestione dei casi delle poche persone, circa 30 al giorno, alle quali è permesso l’ingresso in Ungheria dal punto di frontiera di Rözske con la Serbia (sulla parte serba, territorio non UE, stazionano attualmente circa 1.500 persone in attesa del proprio turno) e che, senza eccezioni, desiderano proseguire per l’Austria, e poi per la Germania; si è in pratica concordato l’invio di circa 250 militari austriaci sul confine serbo-ungherese per rendere più fluida la cooperazione e più efficaci i controlli; associazioni di volontariato austriache sono state invitate in Ungheria per contribuire all’approvvigionamento dei nuovi venuti. Infine l’Austria ha confermato di non volere in alcun caso superare il tetto massimo di immigrati che si è, unilateralmente, fissata per il 2016 (37.500). Il numero è molto più alto di quello ungherese, ma si ispira allo stesso principio: la capacità di accoglienza di una società non è illimitata, come invece sembrava fosse lo scorso settembre.

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