sabato, Aprile 17

Austria: si insedia il Governo… ed è già polemica Sudafrica: si chiude l'Era Zuma. Germania: continuano le trattative tra CDU e SPD

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A Vienna si è insediato il nuovo Governo austriaco. L’Esecutivo uscito dalle ultime elezioni è formato dai conservatori dello Österreichische Volkspartei (ÖVP: Partito Popolare Austriaco) del giovane Cancelliere, Sebastian Kurz, e dai nazionalisti del Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ: Partito Austriaco della Libertà) di Heinz-Christian Strache.

Già durante il giuramento dei membri del nuovo Governo, nelle piazze della città, si sono riversate migliaia di persone per protestare contro un Esecutivo che, nei timori di molti austriaci, porterà avanti una politica di chiusura e divisione. Mentre il Presidente della Repubblica, Alexander van der Bellen (appartenente ai Verdi), invitava al dialogo costruttivo, per le strade di Vienna la situazione è degenerata e si sono avuti scontri tra polizia e manifestanti: il bilancio è di due feriti. Poco dopo l’insediamento del Governo, il Responsabile per i Rapporti con il Sud-Tirolo, Werner Neubaur (dello FPÖ) annunciava da Bolzano l’intenzione di concedere il passaporto austriaco ai cittadini alto-atesini.

La proposta ha messo in allarme molti. Il Presidente della Commissione Europea, Donald Tusk, congratulandosi con il nuovo Cancelliere austriaco, si è detto certo che Vienna continuerà sulla strada della collaborazione in un momento tanti delicato per l’Unione Europea: una speranza, più che un’intima certezza, dato che è nota l’ostilità del nuovo Governo per temi come il ricollocamento dei migranti. Inoltre, il Capogruppo dei Liberali al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, si è detto preoccupato per la politica etnico-nazionalista portata avanti da importanti esponenti del nuovo Governo. Nonostante si siano impegnati a mantenere una politica europeista, nell’UE le preoccupazioni non si attenuano: domani, Kurz sarà a Bruxelles per parlare con il Presidente del Parlamento Europeo, Jean-Claude Junker, e rassicurarlo sulle intenzioni di Vienna.

Oltre tutto, la presenza dei nazionalisti al Governo, in relazione all’assunzione della Presidenza di Turno dell’Unione Europea da parte dell’Austria, rende la contingenza ancora più preoccupante. Il Governo della Francia, nella lettera di congratulazioni a Kurz, si è detto fiducioso nel rispetto di quei valori europeisti più volte dichiarati dal giovane Cancelliere ma, anche in questo caso, i toni somigliano più ad un auspicio che ad altro. Posizione sostanzialmente uguale a quella francese è stata espressa dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Una reazione più piccata è arrivata dall’Italia, soprattutto in relazione alla proposta austriaca di concedere il doppio passaporto agli alto-atesini. Toni molto più concilianti sono arrivati dal Primo Ministro inglese, Theresa May, che ha definito la presenza del FPÖ al Governo una questione che riguarda unicamente Vienna: in difficoltà sulla Brexit (gli ultimi sondaggi sembrano evidenziare un cambiamento di opinione dei britannici, con il 51% passato al fronte contrario alla separazione da Bruxelles), la May potrebbe vedere con simpatia un Governo austriaco non propriamente filo-europeo.

Nel frattempo, in Germania, continuano le trattative tra i cristiano-democratici del Cancelliera, Angela Merkel (CDU), e i socialdemocratici di Martin Schulz (SPD), per arrivare alla formazione di un Governo di larga coalizione. Secondo indiscrezioni, Schulz pretenderebbe, in cambio dell’appoggio della SPD, il Ministero delle Finanze; la Merkel, per il momento, nega che la questione si stata trattata e sostiene che, prima di parlare di una qualsiasi distribuzione dei ruoli all’interno della coalizione, è necessario che si giunga alla formazione della coalizione stessa. È però indubbio che, considerata la perdita di consensi che i socialdemocratici hanno subito a causa della loro partecipazione agli ultimi Governi di larga coalizione, Schulz debba necessariamente chiedere di più alla controparte: un posto chiave come il Ministero delle Finanze permetterebbe alla SPD di avere il controllo su questioni di importanza capitale per la propria base.

Nella Repubblica Sudafricana è in corso il Congresso dell’African National Congress (ANC: Congresso Nazionale Africano). Si tratta di un Congresso estremamente importante per il partito che fu di Nelson Mandela e che governa il Paese da quando, nel 1994, venne abolita la apartheid: l’attuale Congresso, infatti, dovrà designare il successore di Jacob Zuma alla guida dello ANC. I principali candidati sono Cyril Ramaphosa, attualmente in vantaggio, che promette discontinuità rispetto al suo predecessore, e Esteri Nkosazana Dlamini-Zuma, ex-moglie dell’attuale Presidente, che rappresenta la continuità rispetto al passato.

Il futuro dell’ANC, in forte crisi da anni e addirittura a rischio scissione, sarà profondamente segnato dall’esito di questo congresso. Il partito, infatti, è in un momento di grande crisi di identità e perdita di consensi: lo stesso Presidente Zuma, alla fine del suo mandato, rischia di essere messo sotto accusa per corruzione.

Continua la spirale di violenze in Israele: dopo il lancio di razzi, ieri, dalla Striscia di Gaza, oggi si è avuto un nuovo attacco aereo da parte dell’aviazione israeliana. Nel frattempo, i rappresentanti palestinesi all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno affermato che, qualora gli Stati Uniti decidessero di porre il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, che oggi dovrebbe ribadire lo status ‘non risolto’ di Gerusalemme (per difendere la decisione USA di accettare la città come Capitale di Israele), i palestinesi non avrebbero altra scelta che rivolgersi all’Assemblea Generale per chiedere l’applicazione della Risoluzione 377A, che prevede il dispiegamento di truppe su un territorio di crisi.

In Libia, un attentato ha provocato la morte del Sindaco di Misurata, Mohammed Eshtewi. La sua automobile sarebbe stata fermata e lui sarebbe caduto sotto numerosi colpi di arma da fuoco. Secondo le prime indiscrezioni, l’attentato sarebbe stato portato a termine dalle milizie islamiste presenti in città.

In questo clima teso, il Paese si avvia verso le elezioni del 2018, confermate dal Presidente Fayez al-Serraj. Secondo alcune indiscrezioni, tra i candidati alle prossime elezioni, dovrebbero esserci anche il Generale Khalifa Haftar, che controlla l’area di Bengasi e si oppone al Governo di al-Serraj, e Saif al-Islam Gheddafi, figlio del dittatore ucciso nel 2011, che godrebbe di un consenso piuttosto diffuso tra tutte le fazioni in campo.

Il Presidente siriano, Bashar al-Assad, ha dichiarato di accogliere con favore un intervento ONU nel Paese, al fine di superare la crisi. Secondo Assad, qualunque ruolo vorrà giocare, l’ONU sarà la benvenuta in Siria. Il Presidente siriano, però, si è anche espresso sui combattenti curdi che militano nell’alleanza formata dagli USA per combattere Daesh su territorio siriano: secondo Assad, si tratta di traditori che militano sotto gli ordini di una potenza straniera.

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