lunedì, Agosto 15

Austria: l’Europa continua la sua virata a Destra Catalogna: la Spagna lancia l'ultimatum per il 19 ottobre. GB: Johnson torna ad attaccare le istituzioni Ue

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Il Ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, è tornato ad attaccare le istituzioni dell’Unione Europea accusandole di perdere tempo sui negoziati per il divorzio di Londra da Bruxelles: secondo Johnson, sarebbe tempo che si iniziasse un dialogo serio sulle questioni pratiche partendo dalla proposta inglese. L’intervento di Johnson arriva a poche ore dalla cena che il Primo Ministro inglese, Theresa May, avrà con il Presidente della Commissione Europea, Junker, e alla quale parteciperanno i responsabili dei negoziati per la Brexit, Michel Barnier per gli europei e David Davis per gli inglesi. Si tratterà di una cena informale e, a quanto dichiarato, non si parlerà solo di Brexit; nonostante ciò, la presenza di Barnier e Davis rende evidente che la cosa sarà ampiamente discussa.

Oggi la May ha anche avuto un colloquio telefonico con il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron: pare che il Primo Ministro inglese abbia cercato il sostegno del Presidente francese al fine di sbloccare la situazione dei negoziati (arenati sugli obblighi finanziari di Londra e sui diritti dei reciprochi cittadini); la posizione di Parigi, però, fino a pochi giorni fa era tra le più severe nei confronti dei britannici che, a detta del Ministro degli Esteri francese Bruno Le Maire, devono assumersi la responsabilità della loro decisione di lasciare l’UE.

Nell’UE, oggi, si è anche parlato di politica estera e, in particolare, dell’accordo sul nucleare iraniano dopo che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato di non voler ratificare il trattato raggiunto dalla precedente amministrazione dopo lunghi e difficili trattati. Dalla riunione è uscita una posizione unanime: l’UE è convinta che l’accordo vada preservato e che non esista nessuna ragionevole motivazione per sospenderlo. A questo proposito, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri UE, Federica Mogherini, ha annunciato che agli inizi di novembre si recherà a Washington per parlare di questo con l’amministrazione USA.

In realtà, anche il Segretario di Stato USA, Rex Tillerson, ha contraddetto il proprio Presidente affermando che è interesse degli Stati Uniti che l’accordo con l’Iran regga: al massimo, ha dichiarato Tillerson, si potrebbe pensare ad una rinegoziazione di alcuni aspetti. Oltre alle questioni internazionale, Trump deve anche affrontare un nuovo problema, ovvero una denuncia per molestie sessuali da parte di una concorrente di uno spettacolo televisivo. In realtà, sarebbero state depositate circa una decina di denunce simili.

In Iraq, forze governative e milizie legate all’Iran hanno attaccato e preso l’aeroporto di Kirkuk, nel Kurdistan che, da poche settimane, si è proclamato indipendente: dopo aver preso l’aeroporto, le truppe attaccanti sono entrate in città. Le autorità curde hanno fatto sapere di considerare l’attacco come una dichiarazione di guerra.

In reazione a questi eventi, l’Ambasciata statunitense in Iraq ha invitato le parti a sospendere le operazioni e a concentrarsi contro la comune minaccia rappresentata dall’autoproclamato califfato islamico che, seppur in difficoltà, non è ancora sconfitto. La Turchia, invece, soffia sul fuoco e dichiara la chiusura dello spazio aereo al confine con il Kurdistan.

Anche in Siria, la lotta al califfato sembra passare in secondo piano. Fonti israeliane hanno fatto sapere che questa mattina, una batteria di missili anti-aerei siriana avrebbe aperto il fuoco contro caccia israeliani in ricognizione, mancando il bersaglio; in risposta, le forze aeree di Gerusalemme hanno compiuto un’incursione contro la postazione siriana, distruggendola.

Dopo che nei mesi scorsi erano stati fatti timidi passi avanti nel dialogo tra Governo e forze di opposizione, in occasione delle elezioni regionali, in Venezuela si riaccende lo scontro. La Commissione Elettorale ha diffuso i risultati che danno un netta vittoria dei ‘chavisti’ al Governo: 17 regioni su 23. Dopo che il Presidente, Nicolás Maduro, aveva annunciato la vittoria del Governo, è arrivata la dichiarazione delle opposizioni che non riconoscono la validità dei risultati. La Mesa de la Unidad Democrática (MUD: Tavola dell’Unità Democratica), ovvero la federazione di tutte le opposizioni che si oppongono a Maduro, ha dichiarato che le elezioni sono state falsate da violazioni, brogli e violenze; inoltre, a molti oppositori sarebbe stato impedito di candidarsi grazie a dei cavilli legali.

Mentre a S. Pietroburgo si svolgono i colloqui promossi dalla Russia per tentare di trovare una soluzione alla crisi coreana, la delegazione di Pyongyang ha fatto sapere che non incontrerà la controparte inviata da Seul. I russi, da parte loro, da un lato insistono perché si torni al più presto a trattare (evitando di isolare troppo i nord-coreani e di renderli, in questo modo, ancora più pericolosi), dall’altro, procedono all’applicazione delle sanzioni previste dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: oggi, il Presidente Vladimir Putn ha firmato il decreto che rende operativo il decreto ONU.

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