giovedì, Aprile 22

Austria, il verde Van der Bellen batte l'estrema destra field_506ffbaa4a8d4

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Colpo di scena nelle presidenziali in Austria, dove Van der Bellen è il nuovo presidente con soli 31.026 voti di vantaggio sul rivale Norbert Hofer. Dopo il testa a testa annunciato ieri, a sovvertire i dati che davano in vantaggio il leader dell’estrema destra è stato il voto per corrispondenza. Alla fine per il verde ha votato il 50,3% degli elettori contro il 49,7%, per un’affluenza record del 72,7%. L’annuncio della sconfitta è arrivato direttamente da Hofer, che era il grande favorito, e sulla sua pagina Facebook ha scritto ai suoi elettori: «Cari amici, vi ringrazio per il vostro grande sostegno. Naturalmente oggi sono triste. Avrei volentieri servito come cancelliere federale il nostro magnifico Paese. Vi rimarrò fedele e continuerò il mio impegno per un futuro positivo dell’Austria. Per favore non scoraggiatevi, l’impegno per questa campagna elettorale non è perso, ma è un investimento per il futuro». Il dato però è che comunque un austriaco su due ha virato su posizioni più ‘estreme’. Tra i primi a commentare il risultato del voto austriaco il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni«La vittoria di Van der Bellen è una buona notizia, e siamo
molto contenti anche per i riflessi che questo avrà nelle relazioni bilaterali tra i nostri due Paesi. Il voto che in Austria ha diviso a metà l’elettorato è un po’ una lezione per i partiti tradizionali che forse, in questa vicenda, hanno un po’ troppo seguito le spinte di strumentalizzazione della questione migratoria. Ovviamente ci sono preoccupazioni culturali e politiche causate dal fatto che l’Austria, a prescindere dai risultati delle elezioni, sarà un Paese politicamente diviso in due. Suppongo che la cooperazione con le autorità austriache continuerà a prescindere dai risultati».

Intanto contro l’Austria si è rivolto il premier Matteo Renzi, secondo cui gli ultimi dati di Vienna sui migranti «non dicono la verità. Non è vero che c’è un’invasione. Il Brennero è stato utilizzato in modo demagogico. I migranti arrivati in Italia sono il 21% in meno del 2015, un anno fa erano già meno del 2014. Quando i media austriaci dicono che c’è un’invasione, dicono una cosa non vera». E torna sul Migration Compact: «Bisogna creare le condizioni in Africa per rimettere le cose in ordine, bisogna bloccare il flusso di persone, gestirlo». E sempre sulla il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker: «Un continente di 508 milioni di abitanti, dovrebbe essere in grado di integrare 2 milioni di rifugiati. Se resta l’impressione che l’Europa non sia in grado di risolvere correttamente il problema dei rifugiati, la responsabilità non può essere imputata al Parlamento o alla Commissione Ue». E sulle ricollocazioni dice: «Ci aspettavamo che i Paesi avrebbero attuato le decisioni, ma ahimè non è stato il caso in un certo numero di Paesi. Al contrario, questi hanno scelto la via nazionale, la via unilaterale senza una concertazione precedente e sufficiente con le istituzioni comunitarie e gli altri Stati coinvolti».

Orrore in Siria, l’ISIS ha preso di mira con una serie di attentati le città di Tartus e Jableh, roccaforte del regime di Damasco. In totale si parla di 121 morti e almeno un centinaio di feriti, secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i Diritti Umani. Almeno 48 persone sono state uccise a Tartus, dove ad essere stata colpita è una stazione degli autobus con ben tre esplosioni, e 73 a Jableh dall’esplosione simultanea di sette autobomba guidate da kamikaze e la maggior parte delle vittime sarebbero civili: «Si tratta degli attentati più sanguinosi in queste due località dall’inizio della guerra, cinque anni fa», ha aggiunto il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman. E il bilancio potrebbe salire nelle prossime ore. La ferma condanna è arrivata dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov: «Esprimiamo le nostre profonde condoglianze alle famiglie e ai parenti di coloro che sono morti e a tutto il popolo siriano, e auguriamo un rapido recupero ai feriti. Ancora un altro atto sanguinoso dai terroristi sul suolo siriano chiede la condanna decisiva. E’ stato fatto con il chiaro obiettivo di ostacolare la tregua nel Paese e di bloccare la soluzione politica alla crisi siriana». «L’aumento di tensione e dell’attività terroristica è, senza dubbio, un motivo di grave preoccupazione. In secondo luogo, dimostra ancora una volta la fragilità della situazione in Siria. E in terzo luogo, ancora una volta, forse, dimostra la necessità di continuare energicamente a procedere con il processo di negoziazione», le parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. A lanciare un appello è anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dal World Humanitarian Summit dell’Onu a Istanbul: «Quando la comunità internazionale ha abbandonato i siriani, la Turchia, insieme agli altri vicini della Siria, è stata lasciata a gestire le conseguenze del conflitto. Mentre la guerra civile siriana entra nel sesto anno, chiediamo al mondo di creare un meccanismo giusto per condividerne il peso».

Passando in Iraq è tutto pronto per la riconquista di Falluja da parte del governo centrale. Ad annunciare la prossima offensiva sulla città ad oggi in mano all’ISIS il primo ministro iracheno Haider al Abadi, che ha detto che le truppe regolari si «stanno avvicinando al momento della grande vittoria. È arrivata l’ora zero per la liberazione di Falluja e Daesh non ha altra scelta che ritirarsi». In azione congiunta agiranno esercito, polizia, forze dell’antiterrorismo, combattenti delle tribù locali e milizie in maggioranza sciite, per un totale di quasi 20mila uomini. Informati già i civili (tra i 60 e i 90mila al momento) che che chi non riuscirà a fuggire dalla città dovrà issare una bandiera bianca sulla casa.

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