martedì, Settembre 21

Austria: il ticket Kurz-Strache della svolta a destra dell’Europa occidentale Il Governo che si profila è un Governo di ultra-destra ÖVP-FPÖ, una prima volta che preoccupa Bruxelles

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I popolari di ÖVP (Österreichische Volkspartei) al 31,6%, secondo posto per i socialdemocratici del SPÖ (Sozialdemokratische Partei Österreichs), con il 26,9% dei consensi, terzo posto per l’estrema destra di FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs – Fpoe) con il 26%. Questo quanto restituisce la proiezione elettorale finale delle elezioni parlamentari in Austria, sulla base del 100% dei voti scrutinati, e con le previsioni del voto per posta, che si sapranno solo giovedì e che hanno un margine di errore dello 0,7%.
Se così stanno le cose, il Governo che si profila è un Governo di ultra-destra ÖVP-FPÖ, guidato dal Ministro degli Esteri uscente -e designato cancelliere- Sebastian Kurz, il cui partito, l’ÖVP, sarà il maggior azionista, e con il FPÖ di Heinz-Christian Strache -e Strache potrebbe essere vice-cancelliere. Gli analisti escludono la riedizione della grnade coalizione (ÖVP- SPÖ), Kurz ha portato il Paese alle elezioni anticipate proprio perché non riteneva più sostenibile il Governo (del quale era Ministro degli Esteri) con SPÖ. E da escludere, con molta probabilità, anche un Governo di minoranza (solo ÖVP).

Il ticket Kurz-Strache sembra così destinato essere l’immagine dell’Austria dei prossimi anni, un Paese che ha svoltato a destra e che molte cose dice all’Europa.

Nei mesi scorsi l’Europa aveva tirato un sospiro di sollievo, prima con la frenata dei populisti di estrema destra del PVV (Partij voor de Vrijheid, Partito della Libertà),  del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders, in Olanda (ma si disse subito che quello olandese era un populismo ‘sui generis’ che in qualche modo non faceva testo), poi, con le presidenziali francesi, con batosta inattesa che si era abbattuta sul più forte partito populista europeo, il Front National di Marine Le Pen. Il vento era iniziato a tornare a cambiare con il voto tedesco del 24 settembre scorso quando Alternative fuer Deustchland (Afd) fece il pieno di voti diventando il terzo partito al Bundestag con 94 deputati su 709. Alcuni analisti sottolinearono che il trionfo di Afd in fin dei conti ‘normalizzava’ la Germania, visto che in tutti i Parlamenti dei grandi Paesi europei siedono forze populiste di estrema destra.
Con la vittoria di ieri di ÖVP e di FPÖ nell’Europa occidentale si andrà insediare un Governo di estrema destra, marcatamente populista. In Polonia e Ungheria sono al Governo forze di destra populiste, ma nessun partito populista o coalizioni di forze populiste, dopo la seconda guerra mondiale, era stata in grado di affermarsi alle elezioni nazionali in Europa occidentale tanto da andare al Governo. L’Austria segnerà la svolta, e una tappa importante nel percorso che ha visto il populismo avanzare lentamente ma in modo continuo in Europa dagli anni ‘60. I trascorsi politici, poi, dei due leader austriaci, Kurz e Strache, sono espressione di come e quanto per un verso la destra estremista si è ammantata di credibilità e di come ha le idee di destra stanno modificando le politiche nazionali i programmi dei partiti di destra e di centro e riformulando il dibattito su immigrazione, euro e sicurezza nazionale.
Heinz-Christian Strache, classe 1969, ha militato tra i neo-nazisti, poi ha bollato questa sua militanza come  un errore di gioventù, qualcosa che risale a quando era ‘stupido, giovane e ingenuo’, e nel 2005 è divenuto il leader dell’FPÖ. Erede di Joerg Haider alla guida del Partito della Libertà, ha puntato sui temi capaci di toccare la pancia dell’elettorato, quelli dell’invasione di massa e della guerra civile a cui il Paese rischierebbe di andare incontro senza un freno all’ingresso di migranti. Nel 2006 FPÖ raccolse l’11% dei voti nelle legislative, nel 2013 è arrivato al 20,5%, oggi il partito ha toccato il record del 1999, quando raccolse con Haider il 26,9% delle preferenze.
Sebastian Kurz, leader 31enne del Partito Popolare dal 15 maggio dello scorso anno, Ministro degli Esteri dal 16 dicembre 2013, figlio di una insegnante e di un tecnico, Kurz ha alle spalle una già lunga carriera politica. Dopo la curiosa campagna elettorale del 2010, quando distribuì preservativi nelle strade di Vienna, a 24 anni venne nominato Segretario di Stato, prima ancora di aver finito gli studi forensi, poi il passaggio agli Esteri. Si presenta in uno dei video di propaganda per la campagna elettorale intento a scalare all’alba in solitaria una vetta sulle Alpi: «Fare la cosa giusta è una decisione che dovete spesso prendere da soli», recita la sua voce fuoricampo, mentre si presenta come nuovo leader austriaco. Già membro del consiglio comunale di Vienna, Kurz ha ottenuto il suo primo incarico politico -Sottosegretario all’integrazione all’interno del Ministero dell’Interno – all’età di 24 anni. A 27 era ministro degli Esteri. Il giovane politico, noto per la sua mise, capelli pettinati all’indietro e camicie senza cravatte, ha legato la propria immagine alla sua posizione di chiusura sull’immigrazione, allo sforzo messo in atto per contribuire a chiudere la rotta balcanica all’inizio del 2016. Kurz, che ha spostato molto a destra le posizioni dei popolari – sfruttando abilmente la cosiddetta ‘minaccia’ dell’invasioni degli immigrati, memore di ciò che è accaduto in Germnia nel 2015 (1 milioni di migranti entrati) il cui conto l’ha pagato 20 gionri fa la Cdu di Angela Merkel. Kurz  non ha alcuna intenzione di riesumare l’esperienza degli ultimi 10 anni di Grosse Koalition austriaca tra popolari e socialdemocratici. E’ stato lui a voler elezioni anticipate per defenestrare il cancelliere uscente dell’Spd. «Questo risultato è un chiaro mandato a cambiare l’Austria», ha commentato Kurz dopo la chiusura dei seggi dicendosi molto felice aggiungendo, «quando riceveremo l’incarico di formare un Governo parleremo con tutti». Parole non troppo apprezzate dal Strache che, benchè sia pronto ad allearsi con Kurz, ha accusato il cancelliere ‘in pectore «di aver rubato» il programma al suo partito.

Kurz è l’esempio di quanto sta accadendo tra i centristi e i moderati di destra dell’Europa -dalla Germania, alla Francia, all’Olanda-: le opinioni politiche una volta considerate estreme o tabù sono ora saldamente presenti nel discorso politico dell’establishment; centro e destra moderati si sono dovuti spostare a destra, rincorrere i populisti per sfondare e tenere testa all’avanzamento dei populisti.
Strache, da parte sua, ha compiuto la stessa parabola di Marine Le Pen, ha spogliato il partito dell’ideologia neonazista e si è tuffato sul populismo, sui temi propri che vanno dritto alla pancia, agli istinti in preda alla ‘paura’, per tanto lotta all’immigrato e all’euro.

Bruxelles guarda a Vienna con preoccupazione, Kurz con Strache è motivo di rinnovato allarme e preoccupazione su svariati fronti, non ultimo quello russo.
FPÖ ha firmato un accordo di cooperazione con la Russia Unita del Presidente Vladimir Putin nel dicembre 2016 che punta a chiudere il capitolo delle sanzioni europee alla Russia (che arebbero costate all’Austria 1 miliardo di euro), in particolare causa l’impatto sulle imprese austriache coinvolte nella costruzione di un secondo gasdotto naturale dalla Russia verso la Germania (Nord Stream 2).
Oltre alla questione migranti anche la relazione con la Russia potrebbe essere motivo di ennesimi problemi per Bruxelles

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