domenica, Aprile 11

Austria, elezioni dal sapore 'indipendente' field_506ffbaa4a8d4

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Domenica si vota in Austria per il Capo dello Stato e queste elezioni potrebbero rappresentare un colpo epocale per il tradizionale sistema politico viennese, che da tempo scricchiola. Al presidente in carica Fischer, il quale termina il suo secondo mandato, la costituzione preclude una terza candidatura. In passato, solo i candidati dei due partiti maggiori, il socialista (SPÖ) e il popolare (ÖVP) oggi uniti al governo, avevano la possibilità concreta di essere eletti. Domenica prossima non sarà certamente così. Sembra addirittura che né il socialista Rudolf Hundstorfer né, tanto meno, il popolare Andreas Khol, di origini altoatesine, abbiano la forza per arrivare al ballottaggio.

L’involuzione dei due (finora) grandi partiti è evidenziata dalle loro stesse scelte. Entrambi hanno designato, senza consultazioni con la base, candidati che hanno per decenni militato disciplinatamente nelle loro fila. Se l’intenzione era di mostrare che il partito aveva tutte le risorse per corrispondere alle attese della società, si può fin d’ora concludere che l’obiettivo non è stato raggiunto. Non solo non si è coagulato attorno ai due esponenti della nomenclatura un consenso oltre i confini del rispettivo partito, ma si sono accentuate le già evidenti lacerazioni interne.

Non si contano ormai gli esponenti socialisti e popolari, anche di primo piano, che proprio in questi ultimi giorni di campagna elettorale hanno dichiarato che non voteranno per il candidato indicato dal loro partito. Il caso più clamoroso è forse quello dell’ex-segretario dei popolari Eduard Busek che, fra le molte altre cose, rimprovera a Khol di essere con i suoi 74 anni troppo vecchio per la carica. Busek voterà perciò per l’indipendente Irmgard Griss, che di anni ne ha 69. Il dettaglio può sembrare pretestuoso, ma il fatto è che la campagna elettorale ha assunto fin dall’inizio il carattere di un voto pro o contro l’attuale sistema consociativo, visto da alcuni come garanzia di ordine e da altri invece come immobilista e intimorito dalle novità.

L’attuale consultazione, del resto, si presta facilmente a questa impostazione di principio. Nonostante l’elezione diretta a doppio turno che presuppone una forte mobilitazione, il Presidente federale non è chiamato ad entrare nel merito delle singole decisioni politiche (tolta quella capitale della nomina e della revoca del Cancelliere, oltre a qualche competenza in politica estera) e dunque il suo ruolo è più che altro di rappresentanza morale della nazione. Così pare oggi molto probabile che per la prima volta nella storia della seconda repubblica austriaca arrivi alla Hofburg una personalità sgradita ai due partiti di governo. In testa ai sondaggi si trova l’indipendente Alexander Van der Bellen. Fino all’anno scorso era un esponente di spicco del partito dei Verdi, dal quale è uscito per una scelta personale e dal quale in questa campagna elettorale non si è stancato di sottolineare le distanze, tanto che i dirigenti Verdi, non tutti, sono entrati nel suo comitato elettorale, un po’ obtorto collo, come semplici elettori. Oltre a esentarlo dal dover rendicontare le sue entrate per la campagna in corso, presentarsi come indipendente dà modo a Van der Bellen di raccogliere l’insoddisfazione per l’azione di governo e l’esigenza di un cambio che sembrano molto forti anche fra i ceti abbienti, colti e cittadini, che costituiscono il nocciolo della sua base elettorale.

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