mercoledì, 1 Febbraio
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Austria e l'attivismo sulla questione profughi

E’ inevitabile, su questo sfondo, che il Cancelliere austriaco sia chiamato a render conto di un cambiamento così completo. Al quotidiano Die Presse che qualche giorno fa gli  chiedeva come si sa arrivati ‘a uno scarto di 180 nella politica migratoria’, Faymann ha risposto che questo è inevitabile «quando le condizioni generali cambiano di 180 gradi». Nel 2016 dovrebbero arrivare in Austria, secondo Faymann «due milioni di profughi, di cui 400.000 chiederanno l’asilo da noi. Se davanti a queste cifre un Cancelliere chiudesse semplicemente gli occhi, sarebbe inadeguato». Questi argomenti sembrano contraddire la linea della Cancelliera Merkel. E Faymann ammette infatti, dopo la frettolosa luna di miele estiva, che «personalmente ho con la Merkel un buon rapporto, ma ne ho uno molto teso politicamente». Secondo Faymann occorre che la Germania smetta di «esercitare un effetto magnetico, perché da un punto di vista europeo è un grave errore perché mette altri Paesi sotto pressione. Noi non vogliamo essere un Paese cuscinetto per la Germania. La politica della Merkel è molto scorretta e può danneggiare l’Austria». Faymann vorrebbe che la Germania rendesse noto il numero massimo di profughi che intende accogliere annualmente.

Si può discutere se davvero la situazione sia cambiata radicalmente rispetto all’estate, visto che già allora Viktor Orbán diceva quello che Faymann scopre adesso, tuttavia va riconosciuto al capo del governo austriaco il non facile coraggio di ammettere un cambio di linea. Tale cambio era del resto auspicato dalla maggioranza dei cittadini austriaci, conferisce alla posizione di Faymann un più chiaro contenuto democratico e può rivelarsi opportuno per fermare la crescita di partiti radicali. Non per nulla molti in Germania vorrebbero che il loro Paese regolasse il proprio atteggiamento nella questione dei profughi su Vienna, che da mosca cocchiera è giunta adesso a dettare, nei fatti, una linea europea.

Tamponata la falla balcanica, l’Austria si rivolgerà ora all’altro grande corridoio dell’immigrazione, quello che passa per l’Italia e, in sostanza, attraverso il Brennero. E’ questo un fronte molto complicato, perché, secondo una profondissima convinzione di Vienna, l’Italia a parole è molto collaborativa ma nei fatti si impegna poco o nulla per fermare, come sarebbe suo dovere, chi dal sud vuole passare in Austria e perfino per registrare gli immigrati sul suo stesso territorio. Una mancata registrazione che, si crede a Vienna, potrebbe non essere del tutto frutto di difficoltà oggettive, visto che facilita lo scaricare a nord di gran parte del problema.

 

 

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