domenica, Maggio 16

Austria e l'attivismo sulla questione profughi field_506ffb1d3dbe2

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Nonostante le sue dimensioni medio-piccole, il Paese europeo che da qualche settimana in qua ha dimostrato su scala continentale la maggiore intraprendenza nella questione dei profughi è l’Austria. All’inizio della crisi, l’estate scorsa, faceva parte del piccolo gruppo di stati che aveva subito appoggiato in toto l’estemporanea, cioè inattesa, decisione della Merkel di aprire incondizionatamente le frontiere. Sotto la leadership tedesca, l’Austria sembrava voler far suo al massimo il ruolo di mosca cocchiera, segnalandosi in particolare per i continui e duri attacchi verbali ai quali sottoponeva la vicina Ungheria di Viktor Orbán, che aveva scelto di non allinearsi alla Merkel. Gli avvenimenti dell’autunno diminuirono lo zelo del governo austriaco. Si palesarono i dissidi fra Berlino e Monaco, con le velate minacce di quest’ultima di dissociarsi dal corso della Cancelliera, e poiché il confine dell’Austria con la Germania è in realtà un confine bavarese, era inevitabile che questi dissidi suscitassero qualche allarme a Vienna; oltre a ciò l’opinione pubblica austriaca manifestava scetticismo verso le rassicurazioni del Cancelliere Faymann (che nei suoi discorsi citava volentieri il mantra della Merkel del ‘ce la faremo’) tanto che nelle elezioni regionali dell’ottobre, specie in quelle dell’Alta Austria, punì pesantemente i partiti di governo, il socialdemocratico e il popolare, riversando i voti sul Partito liberale, di destra; infine, divenne presto chiaro che, nonostante la convocazione di un vertice europeo ogni settimana, la Germania non riusciva ad imporre all’Unione il suo punto di vista. Il governo austriaco cominciò così un progressivo riorientamento, prima tramite dichiarazioni molto più prudenti rispetto a quelle estive, poi con iniziative concrete. Venne rinforzato in dicembre il confine balcanico con la Slovenia tramite nuove recinzioni. Svolgevano il ruolo di un muro, per quanto, diceva Faymann, avessero comunque ‘porticine aperte ai lati‘. Ma per incidere per davvero sui flussi migratori occorreva fare di più. Di fronte alla paralisi dell’Unione e alla passività della Germania, che si limitava ad accogliere gli arrivi, ritenuti inevitabili, e ad auspicare ‘soluzioni europee’, l’Austria è passata ai fatti.

Il 24 febbraio scorso ha convocato a Vienna, con una mossa da grande potenza che ricorda i tempi in cui dalla Hofburg si governavano i Balcani, un vertice con la partecipazione di tutti i Paesi, tranne uno, di questa penisola per decidere insieme la chiusura delle frontiere verso l’Europa centrale e del nord. Il Paese escluso era la Grecia, verso la quale l’Austria non ha un’ostilità di principio, ma dalla quale è fisicamente impossibile attendersi che possa chiudere in modo efficace la sua frontiera con la Turchia (resta il fatto che l’ambasciatore austriaco ad Atene ha dovuto lasciare oltre un mese fa la sua sede, a seguito delle polemiche che l’esclusione dal vertice di Vienna ha suscitato). L’iniziativa austriaca non è piaciuta a Berlino, immobile nella sua posizione dell’accoglienza illimitata e del ‘ce la faremo’ a tutti i costi. Tuttavia le critiche tedesche sono rimaste in tono minore, anche perché è troppo evidente che la mossa austriaca ha impedito, almeno per il momento, che si acuissero le polemiche in Germania fra i favorevoli e i contrari, questi in netto aumento, alla politica governativa.

A tutt’oggi, le decisioni del vertice di Vienna sono state rispettate e si sono rivelati efficaci. A ciò ha contribuito il fatto che il governo austriaco non si è limitato a prepararle diplomaticamente ma si è impegnato a fondo anche per la loro attuazione. Consiglieri, tecnici e perfino soldati austriaci trovano oggi in tutti i Paesi balcanici, beninteso su invito dei governi rispettivi, a sostegno del personale locale. Oltre a ciò, buona parte delle attrezzature tecniche per il controllo delle frontiere è fornita o finanziata dall’Austria. E proprio facendo leva sula disponibilità a mirati finanziamenti (non aleatori come quelli tedeschi per la Turchia) il ministro della difesa austriaco Hans Peter Doskozil ha potuto recarsi ieri anche ad Atene, stemperando un poco le tensioni fra i due Paesi.

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