mercoledì, Maggio 12

Austria, al Brennero arriva la barriera anti-migranti field_506ffbaa4a8d4

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E alla fine il momento è arrivato. Al Brennero sono iniziati i lavori per la costruzione da parte dell’Austria di una barriera per limitare, in caso di necessità, l’accesso di migranti provenienti dall’Italia. Secondo il capo della polizia tirolese Helmut Tomac, che ha parlato all’agenzia ‘Apa’, la barriera avrà una lunghezza di 250 metri e comprenderà l’autostrada, come anche la strada statale. Smontati i guardrail al confine, mentre i controlli (che dovrebbero iniziare a fine maggio) del traffico leggero e pesante saranno effettuati in un parcheggio a nord della barriera. «L’Italia è di nuovo la meta principale degli sbarchi. Ecco l’effetto collaterale dell’accordo tra Europa e Turchia», afferma in una intervista a ‘Repubblica’ Christopher Hein, consigliere strategico del Cir (Consiglio italiano rifugiati). «Siamo già al 53% di arrivi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le partenze sono soprattutto dalla Libia, ma crescono anche quelle dall’Egitto con molti minori imbarcati e grandi pericoli per la vita dei profughi. Sappiamo che chiusa una rotta, ce n’è subito un’altra che si apre. Bisogna fare i conti con le persone in carne e ossa che vorranno comunque partire. Gli scenari probabili per l’Italia sono due. Il primo è quello in corso, con l’esplosione della rotta mediterranea che dal Nord Africa arriva in Sicilia e in parte anche in Calabria. Il secondo sarebbe il riaprirsi di una vecchia rotta: quella che dall’Albania arriva in Puglia. Non solo. C’è anche un’aggravante: la stretta sul Brennero, con l’aumento dei controlli alla frontiera, potrebbe rallentare i flussi in uscita dall’Italia. Insomma, il nostro Paese si ritrova di nuovo al centro delle rotte migratorie». E avvisa: «La nostra rete d’accoglienza già oggi è sotto stress con oltre 111mila migranti ospitati: non serve arrivare a 300mila per far esplodere una situazione già critica».

Intanto oggi nuovo intervento della polizia macedone a Idomeni. Usati gas lacrimogeni contro i migranti che cercavano di abbattere la barriera dopo aver sentito parlare gli attivisti delle diverse organizzazioni non governative di una possibile imminente apertura dei confini tra Macedonia e Grecia. Quando la polizia macedone ha negato queste voci, i migranti, secondo varie reti televisive presenti, hanno tentato di scavalcare la recinzione ed entrare in Macedonia ma sono stati ricacciati indietro. Ferite almeno 260 persone, secondo Medici senza frontiere. Si parla di 200 persone soccorse per problemi respiratori, 30 per ferite causate da proiettili di gomma (che la polizia macedone però smentisce categoricamente di aver usato) e altri 30 per altre ferite. Diversi migranti sono stati ricoverati all’ospedale di Kilkis.

Discorso importante quello di David Cameron andato in scena alle 15.30 alla Camera dei Comuni per difendersi dalle accuse emerse dopo lo scandalo dei Panama Papers. «Ho venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare primo ministro perché volevo evitare un conflitto di interessi», ha detto il numero 1 di Downing Street. «Tutto è stato registrato, tutto era scritto e tutto era sottoposto alle tasse annuali, perché si trattava di un fondo di investimento commerciale, non famigliare. Il fondo era offshore perché come fondo commerciale aveva senso che avesse luogo in una zona in cui si commerciava in dollari». Poi è partito all’attacco, annunciando nuove misure contro l’evasione fiscale, fra cui sanzioni penali per le società che aiutano i loro clienti a non pagare le tasse. Ma è previsto anche un accordo per una maggiore trasparenza con alcuni territori d’Oltremare britannici, che operano come paradisi offshore. «David Cameron non ha chiarito gli interrogativi sulle sue finanze, cambia discorso ed il suo intervento è stato un capolavoro nell’arte della diversione», l’accusa però del leader laburista Jeremy Corbyn. Intanto lo scandalo colpisce anche l’attuale capo dell’Agenzia delle Entrate di Sua Maestà (Hmrc), Edward Troup. Secondo il ‘Guardian’, collaborò col fondo Blairmore, creato in Centro America dal defunto padre di Cameron, quando svolgeva la professione di avvocato.

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